La Cina sostiene l’economia emettendo nuovo debito

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di Finanza Operativa 4 Maggio 2016 | 16:30

a cura di Wings Partners Sim

La Banca Centrale Cinese continua a supportare l’economia con iniezioni di liquidità di vario genere, per contrastare le difficoltà delle compagnie di prendere denaro a prestito sul mercato. I rendimenti dei titoli di debito stanno salendo a ritmo elevato e alcuni emittenti hanno già cancellato vendite precedentemente pianificate per un totale di 143 miliardi di yuan.

Questa situazione è sintomo di una sfiducia degli investitori locali, dovuto al default di sette compagnie nei primi quattro mesi di quest’anno, pareggiando il numero di quelli di tutto il 2015. Il problema rischia di ampliarsi nei prossimi mesi visto che quest’anno le compagnie dovranno i pagamenti per quei bond che giungono a maturità, con 389 miliardi di yuan da oggi a fine anno solo per l’industria dei metalli, mentre altri 624 miliardi sono dovuti da aziende nel settore del carbone e produzione di energia.

Sono in molti quindi a dare per scontato che ci sarà una ristrutturazione o un default per molte di queste compagnie, che difficilmente potranno rifinanziarsi sul mercato, salvo trovare un’intesa con le banche. Per alleviare una situazione di stress troppo elevato, che potrebbe compromettere la crescita economica, con incentivi che vadano da immissioni di liquidità nel sistema bancario a tagli dei tassi d’interesse.

A dirsi preoccupato per le incognite all’orizzonte è anche il membro della Fed Lockhart, che oltre a esserci sul fronte internazionali sono presenti anche negli Stati Uniti. Infatti le elezioni politiche che si terranno quest’anno stanno ponendo un freno agli investimenti e alla spesa dei consumatori. Anche il referendum britannico potrebbe limitare le possibilità di alzare i tassi al prossimo incontro di politica monetaria che si concluderà il 15 giugno, essendo il voto a fine mese.

Di diverso avviso Williams, un “centrista” nella Fed, che dice di supportare un’azione già il prossimo mese, dato che non si tratta di una vera e propria stretta monetaria, ma solo di un lieve riduzione in un contesto che dovrebbe vedere una ripresa dell’inflazione. Infatti con un dollaro debole e prezzi delle materie prime in ripresa il rischio di assistere ad un incremento dei prezzi al consumo è concreto, portando la Banca Centrale ad agire con meno gradualità e rischiando di indurre shock nell’economia.

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