Ethenea: improbabile che la Fed aumenti i tassi ora

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di Finanza Operativa 10 Marzo 2016 | 17:00

La ripresa ciclica evidenziata dagli Stati Uniti negli ultimi tre anni sta perdendo vigore. !Se osserviamo le componenti del PIL, il rallentamento risulta piuttosto diffuso: negli ultimi trimestri i consumi privati, gli investimenti e le esportazioni nette hanno mostrato una certa debolezza”, ha spiegato Yves Longchamp, Head of Research di Ethenea Independent Investors (Schweiz).

Uno dei modi più semplici per comprendere la dinamica dei consumi privati è osservare il mercato del lavoro. “I consumi dipendono – afferma  Longchamp – dalla situazione occupazionale dei consumatori statunitensi. Da questo punto di vista, le domande sul futuro dei consumi sono le stesse che si pongono sul futuro del mercato del lavoro. La velocità con la quale il tasso di disoccupazione è sceso nel 2014 è significativa, più di 1 punto percentuale all’anno. Da allora, la misura si è ridotta a 0,6 punti percentuali per anno fino a gennaio e il rallentamento proseguirà, per il semplice motivo che quando la disoccupazione è vicina al livello di equilibrio diventa più difficile farla diminuire ulteriormente. Meccanicamente, la creazione di posti di lavoro è destinata a decelerare progressivamente quest’anno e lo stesso accadrà ai consumi”.

A meno di un’inversione di tendenza della disoccupazione – in altre parole, di una recessione – l’andamento dei consumi negli Stati Uniti dovrebbe restare solido, soprattutto se i salari aumenteranno e il credito al consumo continuerà a espandersi. In questa fase, il rallentamento dei consumi riflette più un fenomeno di fine ciclo che altro.

Sul fronte degli investimenti – prosegue l’analista – il calo di questi ultimi in beni strumentali è riconducibile quasi interamente al comparto petrolifero. Va detto però che la recente decelerazione del settore manifatturiero ne indica una flessione. Anche il nostro indicatore di stimoli creditizi relativo ai prestiti commerciali e industriali suggerisce un’attività di investimento persistentemente anemica”.

Infine, le esportazioni nette sono state trascinate al ribasso negli ultimi trimestri a causa della fiacchezza della domanda globale e della forza del dollaro.

In questo contesto – avverte Longchamp – sembra improbabile che la Fed aumenti i tassi nel mese in corso. Sarà comunque essenziale tenere presente il duplice mandato della Fed: massimizzare l’occupazione e stabilizzare i prezzi. Con un tasso di disoccupazione inferiore al 5%, il mercato del lavoro è al livello di piena occupazione, dicono gli economisti e, secondo la Fed, la bassa inflazione attuale è dovuta ad effetti transitori, come il petrolio a costi contenuti e il vigore del dollaro”.

In base agli indicatori anticipatori più recenti, la situazione si sta però deteriorando nel settore manifatturiero e in quello dei servizi, uno sviluppo che dovrebbe indurre a un atteggiamento più accomodante.

Ma cosa farà Janet Yellen? “Risponderà a questa domanda – sostiene l’analista – e ne solleverà molte altre il 16 marzo, quando il FOMC prenderà la prossima decisione sulla politica monetaria”.

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