Pessimismo eccessivo sul Giappone?

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di Finanza Operativa 7 Giugno 2016 | 15:00

A cura di Seung Kwak gestore di portafogli azionari di Capital Group
Il diffuso pessimismo riguardo all’economia giapponese e le incertezze che aleggiano a livello globale hanno affossato la fiducia degli investitori nei confronti delle azioni giapponesi. La volatilità dello yen non è certo stata di aiuto. Delusi dalla strategia di crescita del primo ministro Shinzō Abe, i suoi critici prevedono già il fallimento del suo programma di riforme economiche, ribattezzato Abenomics. Tuttavia, osservando la situazione dalla nostra posizione privilegiata, poiché siamo presenti in Giappone sin dal 1982, risulta evidente che il paese ha inaugurato una fase di cambiamenti strutturali di ampia portata, alcuni dei quali sarebbero stati impensabili fino a qualche tempo fa. Molti di questi interventi, però, hanno bisogno di tempo per dare i propri frutti.
Non possiamo negare che in Giappone resti ancora del lavoro da fare. Ma indubbiamente la Bank of Japan (BOJ) e il governo sono fortemente impegnati a sconfiggere la deflazione e a rivitalizzare la crescita economica. Ulteriori misure di incentivazione fiscale appaiono probabili, mentre sono aumentate le chance che venga rimandato l’innalzamento della tassa sui consumi, previsto per il prossimo anno, a causa dei recenti terremoti nel sud del paese.
La BOJ, nel contempo, ha portato i tassi d’interesse in territorio negativo nel gennaio di quest’anno, una decisione che a nostro avviso dimostra la sua determinazione nel voler indurre famiglie e imprese ad utilizzare la liquidità accumulata per aumentare i consumi e gli investimenti.
Un altro motivo per essere ottimisti riguardo al Giappone risiede nella difficoltà di reperire risorse sul mercato del lavoro, un fattore che dovrebbe sostenere le forze reflazionistiche. Il rapporto tra offerte di lavoro disponibili e candidati ha toccato il massimo da 25 anni a 1,3x nel mese di marzo. Inoltre, l’amministrazione Abe si è impegnata in modo prioritario per attrarre un maggior numero di donne sul mercato del lavoro. Le politiche volte ad aumentare il tasso di partecipazione femminile, come il potenziamento delle strutture di assistenza all’infanzia, hanno prodotto risultati apprezzabili. Il numero di donne lavoratrici in Giappone è progressivamente cresciuto a partire dal 2012 e oggi tocca livelli record.
A tutto ciò si aggiunge il fatto che il Giappone è diventato molto più aperto nei confronti degli stranieri. Il turismo in entrata, indubbiamente una delle strategie di crescita di maggior successo del paese, ne è un esempio lampante. Lo scorso anno, il numero di turisti esteri ha registrato un’impennata, portandosi a quota 19,7 milioni, e per la prima volta in oltre quarant’anni i turisti esteri in entrata hanno superato quelli giapponesi che si recano all’estero.
Detto questo, le sfide che attendono il paese non devono essere sottovalutate. Tra gli altri fattori che destano preoccupazione si annoverano le pressioni esterne, come il rallentamento strutturale della Cina, che ha effetti di contagio sull’export giapponese. In ogni caso, questi timori non devono offuscare il fatto che il Giappone sta procedendo sulla strada delle riforme.
La mentalità nel paese sta cambiando e non solo tra i politici. Le aziende giapponesi, si stanno impegnando maggiormente per generare valore a vantaggio degli azionisti. Le iniziative dell’amministrazione Abe nel settore corporate hanno dato l’input al cambiamento. Le distribuzioni sono aumentate grazie al nuovo codice di stewardship e di corporate governance e all’introduzione dell’indice JPX-Nikkei 400, che include le società migliori per capacità di gestione e politiche favorevoli agli azionisti, mentre si moltiplicano i provvedimenti per migliorare la redditività e incrementare il ROE delle imprese.
Ciononostante, le azioni giapponesi restano convenienti rispetto alle loro controparti nei paesi sviluppati. La valutazione corrente del mercato azionario giapponese – rapporto prezzo-utili a circa 15x, rapporto prezzo-valore di libro a 1,1x e dividend yield del 2% con indice di distribuzione del 30% circa – rappresenta un’opportunità interessante per investitori di lungo termine come noi. In ogni caso, la selettività è un’esigenza più imprescindibile che mai.
Continueremo a monitorare la situazione per verificare che i cambiamenti strutturali in atto in Giappone creino le dinamiche necessarie per sostenere la crescita economica nel lungo periodo. Per quanto riguarda il mondo delle imprese, valuteremo se le società continuano a generare un maggior valore per gli azionisti. Per il momento, il Giappone sembra procedere bene su entrambi i fronti.

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