Fondi pensione e gestori non sono pronti per il “blockchain”

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di Finanza Operativa 7 Giugno 2016 | 16:30

Una nuova indagine di State Street sul blockchain, il registro decentralizzato che gestisce un elenco sempre crescente di record di dati che vengono crittografati contro possibili manomissioni e modifiche, rivela che, mentre la maggior parte fondi pensione e dei gestori (57%) prevede che il blockchain verrà ampiamente utilizzato nel settore investimenti nel corso dei prossimi cinque anni, solo il 7% ha già intrapreso iniziative a supporto.

L’indagine, condotta in partnership con Oxford Economics, ha rilevato che il 74% dei fondi pensione ritiene che il fenomeno “blockchain” raggiungerà le dimensioni tali da renderne necessaria l’adozione, mentre solo  il 42% dei gestori concorda con questa affermazione. Nonostante l’ottimismo dei fondi pensione, il 48% dichiara di non saperne abbastanza, mentre i gestori si sentono ancor meno sicuri: il 78% infatti riconosce di aver bisogno di una conoscenza più approfondita in materia.

“La maggior parte degli investitori istituzionali è ben consapevole che il blockchain, essendo una “tecnologia emergente”, ha le potenzialità per diventare un’applicazione di uso quotidiano nel prossimo futuro”, ha dichiarato Antoine Shagoury, Global Chief Information Officer di State Street. “Quello che emerge dalla nostra indagine è la mancanza di preparazione e incertezza su quale sia il miglior approccio per gestire questo cambiamento dirompente, nonché la necessità di un maggior livello di education in materia”.

Ulteriori risultati dell’indagine includono:

  • I team che coinvolgono l’IT e gli investimenti saranno i più colpiti: La maggior parte degli intervistati (80%) concorda sul fatto che il blockchain avrà l’impatto maggiore sui dipartimenti IT, dimostrando che le istituzioni riconoscono la necessità di assumere personale con le capacità necessarie per adattarsi alle nuove esigenze tecnologiche. Inoltre, l’81% dei gestori ritiene che l’adozione del blockchain avrà lo stesso impatto dirompente sulle professionalità all’interno dei team dedicati agli investimenti.
  • La sicurezza rappresenta la maggiore preoccupazione: Mentre la crittografia è una componente core dell’infrastruttura del blockchain, nove intervistati su 10 sono preoccupati di come l’implementazione della sicurezza nel blockchain inciderà sui requisiti esistenti e futuri, un problema che il settore ha necessità di affrontare per l’adozione della tecnologia su larga scala.
  • L’uso privato supererà quello pubblico: A prescindere dall’adozione su larga scala, più della metà dei fondi pensione e dei gestori (55%) è convinta che il blockchain sarà prevalentemente impiegato privatamente dalle società con i propri clienti. Solo il 13% ritiene che il blockchain sarà ampiamente utilizzato nel settore pubblico.

“Siamo entusiasti delle opportunità offerte dal blockchain e stiamo lavorando affinché possa diventare una realtà tangibile per il nostro business, i nostri partner e i nostri clienti”, ha dichiarato Hu Liang, Senior Managing Director e Responsabile dell’Emerging Technologies Center di State Street. “Stiamo attivamente supportando diverse iniziative sul blockchain e ispirate a questa tecnologia, sia internamente, sia in consorzi selezionati costituiti dalle maggiori banche e società tecnologiche a livello mondiale”.

Informazioni sulla ricerca L’indagine, commissionata da State Street e condotta da Oxford Economics, ha coinvolto un campione rappresentato da 50 fondi pensione e 50 gestori, che comprendono società di asset management, fondi pensione  e sistemi pensionistici sia privati che pubblici. Il 40% degli intervistati è basato in Nord America, il 30% nell’area EMEA e il 30% nell’area Asia-Pacifico. I risultati risalgono a gennaio 2016.

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