Healthcare, un anno incerto tra presidenziali Usa e politiche di M&A

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 7 Giugno 2016 | 14:30

A cura di Mirjam Heeb, co-gestore del fondo Julius Baer Multistock – Health Innovation di Gam

Il settore dell’healthcare viene dal quinto anno consecutivo di performance migliori rispetto all’intero mercato azionario, come si evince dal raffronto tra l’andamento dell’indice MSCI Healthcare rispetto all’MSCI World. E di conseguenza era inevitabile raggiungere ad un certo punto un momento di pausa. La rotazione avvenuta nel settore dell’healthcare a favore di settori meno rischiosi era stata originariamente innescata dall’ormai famoso tweet di Hillary Clinton a metà dello scorso settembre in cui accusava le società farmaceutiche di truffe sui prezzi. La pressione delle vendite sull’healthcare è dunque cresciuta nel primo trimestre dell’anno e, dal nostro punto di vista, si tratta di una correzione salutare, per quanto si sia trascinata più a lungo del previsto.

Un’altra tematica che sta zavorrando il settore dell’healthcare è rappresentata dalle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Si tratta di un fenomeno in linea con i dati storici a partire dal 1976, i quali mostrano come l’healthcare sottoperformi meno del 40% delle volte negli anni in cui gli americani vanno alle urne. In generale, queste incertezze hanno portato gli investitori ad evitare il ramo più innovativo del biotech, orientandosi al contrario verso dispositivi medici e strumenti scientifici, segmenti con un approccio più difensivo.

Tradizionalmente, gli utili societari che le società farmaceutiche registrano nel primo trimestre sono deboli, e nonostante attese adeguatamente basse, non c’è stato un valido motivo in grado di modificare il sentiment. L’inaspettato crollo della fusione da 150 miliardi di dollari tra Pfizer e Allergan, sulla scia delle scelte dell’amministrazione Obama atte a modificare la disciplina regolamentare per impedirne la fusione, ha fatto da sfondo ad un paradossale rinvigorimento del contesto di acquisizioni e fusioni.

Il secondo semestre dovrebbe portarsi dietro un catalizzante incremento del flusso di notizie. Ci saranno molte conferenze scientifiche, con un focus chiave sulle terapie immuno-oncologiche, così come una testimonianza interessante sull’efficacia di nuovi farmaci nel campo delle malattie legate al colesterolo. Infine, siamo anche in attesa di dati clinici in arrivo dalle società attive nel segmento biotech per intensificare le ultime fasi di sviluppo dei prodotti in pipeline.

Prendendo in considerazione i driver strutturali, stiamo assistendo ad un incremento della portata delle attività di acquisizione e fusione dato che le società di maggiori dimensioni tendono a disfarsi di determinati asset liberandosi di liquidità per investire altrove. Gli esempi sono Allergan e Pfizer, che potrebbero entrambe assistere ad una separazione delle rispettive attività generiche. Prevediamo anche un’accelerazione di acquisizioni e fusioni nel segmento del biotech e dei dispositivi medici dato che i venditori stanno accettando con maggior favore i prezzi che gli acquirenti sono disposti a pagare.

Per quanto riguarda le valutazioni, il settore sta trattando intorno alle 17 volte il rapporto prezzo/utili a 1 anno e al 2% di sconto rispetto a tutto il mercato, elemento a cui guardiamo con favore. Solo sei mesi fa, l’healthcare era il settore più caro all’interno dello S&P 500, mentre adesso è tra quelli a maggior sconto. La fase tipica di espansione all’interno del ciclo del prodotto si aggira intorno a 10 anni. Adesso siamo intorno al sesto anno, partendo dal 2009, quando il rapporto prezzo/utili del settore ha toccato il punto più basso rispetto all’intero mercato. In seguito alla correzione riteniamo che rimanga abbondante potenziale di upside, dato che una parte significativa del ciclo d’innovazione deve ancora completarsi.

La soluzione per quest’anno rimane lo stock-picking. Continueremo a focalizzarci sull’innovazione dei prodotti per assicurare il massimo sfruttamento del potenziale commerciale. E guardiamo ad un più florido contesto di acquisizioni e fusioni nel secondo semestre come potenziale sostegno per la performance dei prezzi azionari.

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