Jobs Act un anno dopo: oltre 300mila occupati in più

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di Finanza Operativa 13 Aprile 2016 | 16:30

In occasione del 7° convegno Tuttolavoro Stefania Radoccia, Partner Studio Legale e Tributario di EY, analizza i primi effetti della riforma del lavoro ad un anno dalla sua attuazione. Stefania Radoccia, ha dichiarato “La Riforma del Jobs Act ha operato su più fronti permettendo una maggiore flessibilità alle imprese nella gestione del rapporto di lavoro, non solo in fase di costituzione ma anche sul piano funzionale e, infine, su quello in uscita.
I dati sono positivi: la riforma ha generato un incremento dei posti di lavoro e si registrano, nel gennaio 2016, oltre 300 mila occupati in più rispetto all’anno precedente. Nonostante il Jobs Act, però, il dato sulla disoccupazione giovanile resta invariato, principalmente a causa della mancanza di un servizio di orientamento scolastico e professionale al passo con i nuovi tempi, e di un sistema autoreferenziale. Questo si potrà superare solo facendo in modo che le scuole forniscano ai giovani un livello minimo di qualifiche e competenze prima dell’ingresso nel mondo del lavoro.
Sempre in favore dell’occupazione giovanile, occorre rafforzare le azioni e le competenze dei Servizi per il Lavoro e degli altri intermediari per migliorare la loro capacità di soddisfare le esigenze della domanda. Si dovrebbe, inoltre, introdurre un sistema di incentivi finalizzati a favorire percorsi di sviluppo imprenditoriale e aziendale, focalizzati sull’innovazione tecnologica e sulle peculiarità territoriali e settoriali”.
Alcuni dati:
–        Su 1.252.176 nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel 2015, 1.159.000 risultano aver goduto dell’esonero contributivo.
–        L’aumento delle assunzioni stabili nei primi due mesi del 2015 è attribuibile al solo incentivo economico, mentre l’aumento verificatosi nei mesi successivi, relativo alle trasformazioni di rapporti di apprendistato in contratti a tempo indeterminato, dove l’incentivo economico non si applicava, è legato principalmente alle novità normative.  
–         Dal secondo trimestre 2016 in poi si può prevedere che l’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato verificatosi nel 2015 si consolidi e probabilmente che si verifichi qualche lieve aumento ulteriore come conseguenza delle novità legislative.
–        Quanto all’età, pare che tutte le classi abbiano tratto vantaggio dall’aumento, tranne la classe 15-24, il cui tasso di occupazione rimane invariato.
–         Se si guarda invece ai lavoratori subordinati ed autonomi, si è registrato un piccolo terremoto: il dato sui nuovi occupati (+300.000) è il risultato di quasi mezzo milione di lavoratori dipendenti in più, e di quasi 150.000 autonomi in meno. Questo mutamento segna una tendenza del nostro tessuto produttivo ad allinearsi, per quest’ultimo aspetto, a quelli dei principali Paesi occidentali, dove si registra una percentuale di lavoratori autonomi inferiore rispetto alla nostra.

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