Trimestrali Usa, le speranze passano al secondo trimestre

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di Finanza Operativa 9 Maggio 2016 | 15:30

A cura di Deutsche AM

La stagione degli utili USA è ormai quasi totalmente conclusa e con essa dovrebbe archiviarsi il tracollo degli utili (-8,9% nel primo trimestre): secondo il nostro strategist sull’azionario USA, il prossimo trimestre dovrebbe beneficiare del recente aumento dei prezzi del petrolio e dell’indebolimento del dollaro. Più in generale, i segnali macro e gli ultimi dati cinesi mostrano una stabilizzazione del quadro economico-finanziario: le prossime settimane sono meno cariche di dati ma sempre più fitte di eventi geopolitici critici.

I dati USA riducono ulteriormente le probabilità di un rialzo tassi a giugno
La scorsa settimana sono stati pubblicati una serie di dati che aggiungono ulteriore colore sullo stato di salute dell’economia statunitense. Dopo un primo trimestre particolarmente debole sul fronte dell’attività economica (il PIL è stato sostanzialmente piatto) cresce l’attenzione sui dati di aprile per capire il trend del secondo trimestre. I dati congiunturali pubblicati risultano in espansione, anche se di poco sopra la soglia del 50: in particolare l’indice ISM manifatturiero, che era sceso sotto la soglia del 50 nei primi mesi di ques’anno come non avveniva dal 2012, è tornato a scendere da 51,8 a 50,8. Tuttavia, la motivazione dietro questo calo è in gran parte attribuibile ad un minor accumulo di scorte, il che potrebbe essere un buon segnale per i prossimi mesi. L’indice ISM non-manifatturiero, invece, è cresciuto da 54,4 a 55,7 ad aprile, mostrando un buono stato di salute dei servizi in USA. Due facce della stessa medaglia, quindi: manifatturiero e servizi tracciano un quadro moderatamente ottimista per il secondo trimestre, anche se non entuasiasmante.

L’Employment Report di aprile, dal canto suo, conferma questo quadro buono ma non ottimo anche dal punto di vista del mercato del lavoro. Gli Stati Uniti hanno aggiunto 14,6 milioni di posti di lavoro nei 74 mesi dal picco della crisi finanziaria, di cui 160.000 nel mese di aprile. Gli analisti si aspettavano un numero maggiore (attorno alle 200.000 unità) ma, leggendo i dettagli, il calo è imputabile soprattutto a tre settori che avevano molto corso nel primo trimestre: costruzioni, vendite al dettaglio e settore governativo. Il settore delle vendite al dettaglio, ad esempio, aveva avuto un incremento netto di 157.500 nuovi posti nel primo trimestre, il maggiore aumento dal 1994, mentre parte del calo nel settore governativo riflette un piano di esuberi del servizio postale statunitense. Il tasso di disoccupazione resta stabile al 5% ma cala il tasso di partecipazione, che torna ai livelli di un anno fa (62,8%).

Insomma, il dato relativamente debole sui nuovi occupati – il più debole dallo scorso settembre – può essere giustificato dallo stato maturo dell’economia statunitense che non può costantemente aggiungere 200.000 posti di lavoro al mese, e del resto l’aumento dei salari (+2,5%/anno) mostra una buona domanda di manodopera da parte delle società. Di certo, però, questo report non è forte al punto da spingere all’ìnsù la probabilità di un rialzo tassi Fed a giugno: la probabilità si colloca ora all’8%, mentre la probabilità di un rialzo tassi entro dicembre è al 53%: detto altrimenti, il mercato sconta oggi un 47% circa di probabilità che non vi sia alcun rialzo tassi Fed quest’anno.

 

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