Economia USA, oltre le elezioni c’è di più

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di Finanza Operativa 8 Giugno 2016 | 14:40

Storicamente, il mercato azionario americano ha prodotto guadagni negli anni di elezioni presidenziali. Tuttavia, T. Rowe Price, società Usa del risparmio gestito con più di 763 miliardi di dollari in gestione, mette in guardia gli investitori dal prendere decisioni in base all’esito elettorale atteso, poiché tipicamente sono le problematiche più tradizionali a determinare la performance dei mercati. Per esempio, i trend di crescita globali, la divergenza delle politiche monetarie, la volatilità del prezzo del petrolio, gli utili societari, le tensioni politiche, sono tutti fattori più importanti degli sviluppi politici.

“Potrebbe essere allettante per gli investitori collegare i risultati delle elezioni presidenziali alle performance dei mercati ma in realtà non esistono relazioni costanti tra partiti politici e successo di lungo termine negli investimenti” avverte Eric Veiel, Head of US Equity di T. Rowe Price. Secondo l’esperto, “è davvero difficile predire risultati politici. E nel caso si riesca a farlo, è ancora più difficile predire la reazione dei mercati. Quindi, in pratica, cercare di percorrere questa strada vuol dire raddoppiare la difficoltà”.

In effetti, si possono trovare dati a supporto di entrambi i partiti. Da un lato, dal 1945 al 2015 l’indice S&P 500 ha generato un ritorno annualizzato del 6,7% durante i Governi a guida repubblicana e del 9,7% durante i periodi a guida democratica, secondo S&P Global Market Intelligence. Dall’altro, però, dal 1928, il mercato americano ha fatto meglio durante gli anni elettorali quando a vincere son stati i repubblicani, registrando in media un rialzo dell’11,3%, rispetto al 3,3% negli anni in cui la vittoria è andata ai Democratici, secondo Strategas Research Partners. Il crollo del 2008, durante la crisi finanziaria, è stato l’unico anno elettorale in ribasso. L’indice S&P 500 ha mostrato un segno positivo in 16 dei 22 anni di elezioni presidenziali dal 1928 a oggi.

Basta guardare all’ultimo anno per capire perché questi risultati storici non sono utili per fare predizioni. Il terzo anno di un mandato presidenziale è, storicamente, il migliore in termini di performance di mercato. Eppure, nel 2015 lo S&P 500 ha guadagnato solo l’1,4% (inclusi i dividendi).

Alan Levenson, capo economista di T. Rowe Price, ha rilevato che quest’anno la maggior parte delle previsioni sulla crescita degli Stati Uniti non sono cambiate sulla base di considerazioni politiche. “Certamente, il risultato delle elezioni non sarà insignificante per i mercati finanziari e le prospettive economiche. Potremmo vedere maggior volatilità, e un conseguente impatto sull’economia, via via che la campagna elettorale andrà avanti”, ha evidenziato Levenson. In particolare, i candidati principali sono favorevoli a restrizioni in ambito commerciale, così come a politiche maggiormente protezionistiche, che potrebbero colpire negativamente la crescita a stelle e strisce, e globale. “A mio avviso, il commercio dà beneficio a tutte le economie”, ha osservato l’economista, aggiungendo che “a livello generale, scambi commerciali permettono alle economie di specializzarsi nei settori in cui sono più forti e allocare quindi al meglio le risorse. Si ottiene così la più ampia selezione di beni e servizi possibile, al minor prezzo”.

Più nello specifico, “la creazione di occupazione dipende dall’intensità di lavoro nel settore in esame. Aprendo l’economia al commercio e all’esportazione di prodotti complessi, ad alto valore aggiunto, come quelli chimici, ma al contempo importando per esempio più beni di abbigliamento (e quindi producendone di meno), si aumentano i posti di lavoro in un settore, ma diminuiscono in un altro. L’obiettivo è invece assicurarsi che i lavoratori che perdono il proprio posto in un settore abbiano la formazione e la mobilità necessarie a spostarsi in un altro”. Il capo economista teme che “chiunque vinca le elezioni, dovrà affrontare questo problema, poiché ci sarà maggior domanda di restrizioni commerciali alla luce della raffica di messaggi di questo tipo indirizzati ai cittadini durante la campagna elettorale. Servirà un grande sforzo per tornare a sostenere le posizioni del libero commercio”.

Con il progredire della campagna elettorale, certamente aumenteranno le speculazioni su come il risultato potrà impattare su mercati e imprese. Secondo Veiel, gli investitori dovrebbero semplicemente mantenere un portafoglio diversificato, che possa offrire nel tempo ritorni ragionevoli a prescindere dal quadro politico.

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