È l’ora degli investimenti value

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 10 Maggio 2016 | 12:30

A cura di Nannette Hechler-Fayd’herbe, Head of Investment Strategy, Credit Suisse
Dall’inizio dell’anno le valutazioni hanno fornito il segnale di investimento più efficace in quasi tutte le classi di attivi, dopo essere stati volano di performance affidabili per un triennio. Molte classi di attivi sono almeno al loro quinto anno di rimbalzo, e gli investitori sono sempre più preoccupati che le valutazioni non siano più così interessanti come alcuni anni fa. Per contro, gli attivi a basso prezzo stanno attirando un interesse crescente, soprattutto tra gli investitori dotati di una propensione al rischio relativamente elevata e nella condizione di investire su un orizzonte temporale lungo. I margini di sottovalutazione possono anche portare ad una maggiore resilienza in un contesto di crescente incertezza.
Quando gli attivi si discostano più di quello che i nostri modelli considerano un livello di errore accettabile, le valutazioni diventano volano importante della nostra strategia d’investimento. Tuttavia, le valutazioni, da sole, non danno adito a decisioni tattiche.
Gli attivi possono scostarsi dal loro fair value per un lungo periodo e iniziare a convergere solamente quando subentrano elementi di catalizzazione come i fattori ciclici o un cambio di clima nel mercato (che determina un trend comportamentale). Eppure, a volte le valutazioni sono talmente basse (o elevate) che, anche in assenza di un elemento di catalizzazione evidente, può valere la pena adottare una posizione tattica poiché la valutazione è di per sé sufficientemente attraente (e la probabilità di una convergenza verso il fair value è di per sé sufficientemente elevata) da produrre rendimenti interessanti sul nostro orizzonte d’investimento di 3–6 mesi.
Sul fronte valutario, riteniamo che SEK e NOK siano fortemente sottovalutate, mentre il CHF è sopravvalutato. Anche RUB e MXN appaiono a buon prezzo, ma potrebbero correggere più  lentamente. Sul fronte delle azioni, riteniamo che i finanziari siano a buon prezzo, a differenza dei difensivi (utilities e consumi di base), che sono costosi. Le azioni giapponesi sono moderatamente attraenti, ma mancano di fattori di catalizzazione e quindi non vi adottiamo posizioni tattiche. Le azioni USA sono leggermente costose e potrebbero attraversare ostacoli ciclici se gli utili non crescono e se la Federal Reserve decide di aumentare i tassi: la nostra  strategia d’investimento prevede quindi una sottoesposizione, e consigliamo di realizzare plusvalenze sulle posizioni lunghe. Tra i mercati emergenti, riteniamo costose le azioni del Sud Africa.
Nel reddito fisso, le obbligazioni di Brasile e Turchia in valuta locale sono sottovalutate, così come quelle di Argentina e  Indonesia in valute forti, insieme ad obbligazioni high yield emesse da società statunitensi dei settori delle industrie di base e dei beni strumentali. A nostro parere, i titoli di stato di paesi core, come le Eidgenossen svizzere o i Bund tedeschi, presentano un valore poco interessante. Infine, tra gli investimenti alternativi, consideriamo ancora molto sottovalutate le materie prime energetiche, ma riconosciamo che un aumento dei prezzi dell’energia potrebbe provocare un incremento dell’offerta, frenando quindi il rialzo.
Nei portafogli che gestiamo per conto dei nostri clienti, sovraesponiamo i nostri attivi preferiti e sottoesponiamo quelli che apprezziamo di meno, rispetto alle ponderazioni strategiche. Per i clienti ai quali forniamo consulenza e che adottano un approccio di portafoglio, i nostri portafogli modelli possono servire da  guida generale. Infine, per i clienti interessati a investire su singoli titoli, le nostre Raccomandazioni offrono titoli concreti in cui investire seguendo le indicazioni precedenti.

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