Brexit, come orientarsi

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 9 Giugno 2016 | 15:00

A cura di Marzotto Sim

Si avvicina la data del 23 giugno, quando i cittadini britannici dovranno decidere se restare nell’Unione Europea o uscirne. Dopo alcune settimane di relativa calma, con sondaggi tendenzialmente a favore dello “stay“, i sostenitori del “leave” sembrano aver ritrovato vigore sia nei sondaggi, sia nelle prima pagine dei media nazionali e internazionali. Ciò ha immediatamente creato volatilità sui mercati finanziari; la Sterlina iu è indebolita contro tutte le principali valute, titoli azionari e obbligazionari britannici hanno subito correzioni, anche gli spread Bund-BTp e Bund-Bonos sono aumentato.

Per la verità i movimenti di questi giorni, seppure significativi, non sono certo tali da destare allarmi particolari. Forse saltano all’occhio maggiormente per via della mancanza di forti tendenze dei mercati e per la generale bassa volatilità (almeno rispetto alla media degli ultimi 10 anni). Il rischio però che il nervosismo sulla Brexit è reale, soprattutto mano a mano che ci avviciniamo alla data del referendum. Ci sembra quindi utile provare a fare un’analisi della situazione per valutare rischi ed eventuali opportunità.

Partiamo innanzitutto dalla considerazione che, anche dopo le correzioni di questi giorni, i valori finanziari sembrano assegnare una probabilità ancora piuttosto bassa alla Brexit. Ciò equivale a dire che se al referendum dovessero effettivamente vincere i “Brexiters” vedremmo correzioni di ben altra portata rispetto a quelle sperimentate recentemente. Da questo ne consegue che se dovessero continuare ad uscire sondaggi negativi (cioè con Brexit possibile o addirittura probabile), c’è da aspettarsi altra volatilità e correzioni più ampie. Su queste correzioni però, se di dimensione sufficiente, si potrebbero presentare delle opportunità di entrata poiché, a nostro parere, la probabilità di una vittoria del Brexit resta relativamente contenuta. Proviamo a spiegare questa affermazione che forse a qualcuno potrà sembrare “azzardata”.

Attendibilità dei sondaggi: è ormai noto a tutti che il margine di errore dei sondaggi è sempre più significativo. Sempre più spesso il “testa a testa” dei sondaggi si concretizza in risultati con 10 e più punti percentuali di differenza (come recentemente successo alle elezioni politiche britanniche). A voler pensare male si potrebbe anche ipotizzare che proiezioni in bilico garantiscono ai media (cioè a coloro che in genere organizzano i sondaggi) molta più attenzione…

Il salto nel buio: l’economia britannica gode attualmente di discreta salute, con bassa disoccupazione e un tasso di crescita più che decoroso. Ciò si traduce in una sostanziale soddisfazione (ovviamente in media) dell’elettorato. Questo dovrebbe abbassare la probabilità che gli elettori indecisi propendano per il Brexit, che sarebbe oggettivamente un discreto “salto nel buio” con tutti i rischi che ne conseguirebbero. Questa motivazione sembra essere stata tra quelle di maggior peso nella vittoria di oltre 10 punti percentuali dei Conservatori contro i Laburisti nell’ultima tornata elettorale (i sondaggi invece puntavano sul solito “testa a testa”).

Un meccanismo auto-generantesi: maggiore diventa il rischio di Brexit, maggiore sarà la mobilitazione di chi invece è contrario. I Brexiters sembrano essere decisamente più determinati e ideologizzati (seppure in modo assai variegato). I contrari al Brexit invece sono in misura maggiore appartenenti alla c.d. “maggioranza silenziosa”, che in caso di risultato scontato si asterrebbe dal voto in più elevate proporzioni. Maggiore è il rischio percepito da questa “maggioranza silenziosa” che ci sia il temuto “salto nel buio”, maggiore dovrebbe essere la loro partecipazione al voto diminuendo quindi il rischio di Brexit. Paradossalmente, per i sostenitori dello “stay” i sondaggi e il nervosismo di questi giorni potrebbero alla fine rivelarsi un vantaggio.

Le quote dei Bookmakers: storicamente le quote dei bookmakers sono state in grado di predire con molta maggiore precisione i risultati di elezioni e referendum rispetto ai sondaggi. Attualmente, seppure in aumento rispetto a 1-2 settimane fa, la probabilità di Brexit implicita nelle quote delle principali agenzie britanniche si attesta attorno al 30%, il che implica una probabilità del 70% di vittoria dello “stay”. In conclusione, in assenza di forti mutamenti o colpi di scena, il possibile aumento del nervosismo nelle prossime settimane potrebbe a nostro parere essere sfruttato per impostare posizioni speculative di breve termine che puntino su una vittoria del “stay”.

I modi di sfruttare questa possibile opportunità di trading possono essere diversi, tra cui:

  • aumentare l’esposizione in sterline;
  • aumentare l’esposizione sul listino azionario britannico;
  • posizionarsi per una riduzione dello spread Bund-Btp.

Chiaramente, tutte le argomentazioni proposte in questa nota mantengono comunque un elevato grado di aleatorietà. Montare posizioni di trading puntando sulla vittoria dello “stay”, va quindi fatto in maniera equilibrata tenendo ben presente cosa si può rischiare nel caso gli eventi non vadano come prospettato.

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