I dubbi sulla crescita hanno riportato cautela sui mercati

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di Finanza Operativa 11 Maggio 2016 | 12:00

A cura di Banca Intermobilare

Nelle ultime settimane il tema di attenzione dei mercati finanziari è tornato ad essere quello della crescita. Negli Stati Uniti i dati consuntivi (PIL, nuovi occupati) sono risultati inferiori alle previsioni, mentre gli indici di sentiment, dopo il rimbalzo di inizio d’anno, in alcuni casi sono tornati a indebolirsi (vedi l’ISM Manufacturing).

In Europa le ultime indicazioni sono state piuttosto allineate alle aspettative, ma, come ripete sempre Draghi, relativamente alla crescita i rischi sono al ribasso, complici anche le questioni geopolitiche che rappresentano una costante minaccia per la fiducia.

Sul fronte cinese l’espansione monetaria e fiscale si è riflessa in un miglioramento dell’economia, ma vi sono buone probabilità che in tempi abbastanza stretti la policy torni neutrale, portando ad un rallentamento nella seconda parte dell’anno.

Di fronte a questo scenario nelle ultime settimane è prevalsa una fase di risk-off, seppure non disordinata, e sono letteralmente crollate le aspettative di rialzo dei tassi di interesse da parte della FED (la probabilità implicita nei futures di un rialzo a giugno è scesa sotto il 10%, mentre quella di un rialzo entro la fine dell’anno è inferiore al 50%).

Restiamo dell’idea che non ci siano particolari problematiche sul fronte della crescita, ma crediamo anche che si proseguirà con una velocità di espansione contenuta, inferiore al 2% negli Stati Uniti ed al 3% a livello mondiale. D’altronde, anche i recenti dati consuntivi americani non brillanti devono essere opportunamente interpretati:

  • la debolezza del PIL nel 1Q è ormai una costante e aumentano i dubbi che almeno in parte sia una conseguenza di difficoltà nella destagionalizzazione dei dati;
  • nonostante un numero di nuovi occupati del mese di aprile inferiore alle attese, la media da inizio anno si mantiene vicina alle 200 mila unità, senza dimenticare che è proseguito il trend d’incremento dei salari.

In assenza di shock esterni, uno scenario di crescita moderata, come quello da noi tracciato, dovrebbe ancora garantire una evoluzione costruttiva per i mercati, anche se allo stato attuale delle cose sembra più favorevole alla componente obbligazionaria che non a quella azionaria.
Infatti, questa bassa velocità dell’economia:

  • consente alle Banche Centrali di continuare ad essere espansive, compresa la Yellen (anche se con riferimento alla FED esiste il rischio che il mercato abbia aspettative troppo accomodanti);
  • non genera elementi di stress sui bilanci delle aziende e, di conseguenza, i tassi di default sono destinati a mantenersi su livelli abbastanza contenuti.

La lettura è un po’ più complessa sulla componente equity per questioni di carattere valutativo considerato che la crescita contenuta ed bassi tassi di interesse sono un contesto:

  • favorevole ai settori difensivi, che però sono già decisamente ben valutati;
  • più ostico per i comparti ciclici che devono mantenere valutazioni relativamente contenute, in alcuni casi anche inferiori alle medie storiche nonostante i bassi tassi.

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