Italy is back: un nuovo focus sui fattori di attrattività per gli investitori

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di Finanza Operativa 9 Giugno 2016 | 16:00

L’attuale processo di riforma in corso si è dimostrato essere un fattore in grado di aumentare l’attrattività del nostro Paese per gli investitori esteri. A questo vanno ad associarsi alcune condizioni «tradizionali» di localizzazione, certamente importanti ma forse non più sufficienti. Lo ha evidenziato EY durante l’incontro in collaborazione con AmCham Italy e Legance: “Italy is back”.

In primis il posizionamento nello scenario geopolitico; l’Italia infatti, grazie alla sua posizione geografica, può diventare un vero e proprio “hub” per i mercati EMEA, valorizzando il patrimonio di porti e reti infrastrutturali.

Inoltre, la qualità del Made in Italy rappresenta un sistema di valori difficilmente riscontrabile altrove per il quale gli investitori possono valutare di dedicare risorse e progetti. Grazie ad un aumento della classe media di oltre 3 miliardi a livello mondiale, la domanda globale per i beni Made in Italy dovrebbe aumentare notevolmente nei prossimi anni.

Infine, un elemento in grado di incidere sull’attrattività italiana è la capacità di comunicare all’estero attraverso un ruolo di maggiore forza e autorevolezza dei nostri media uscendo dal pregiudizio e dallo stereotipo nonché dal clima ipercritico che talvolta i nostri stessi media tendono ad alimentare.

Occorre pensare anche a nuove forme di attrazione, come, ad esempio, evidenziare la qualità della forza lavoro italiana, in particolare delle eccellenze che possediamo anche nei corsi di laurea «STEM» (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e in alcuni poli come ad esempio il Politecnico di Milano e di Torino, o la Normale e la S. Anna di Pisa.

E’ necessario investire sulla formazione per aumentare il numero complessivo di laureati (solo il 24% degli italiani tra i 25 e i 34 anni) ma la loro qualità è difficilmente discutibile: ad esempio, al 51% degli studenti italiani che partecipa al programma Erasmus+ e svolge un tirocinio all’estero viene poi proposto di restare a lavorare, a fronte di una media europea del 30%. Inoltre, i nostri laureati «costano» meno che in Germania o nelle altre grandi economie europee.

Più in generale, per quanto riguarda il costo del lavoro, nell’area Euro nel 2015 è salito in media dell’1,5% (raggiungendo 29,5 euro l’ora).  Lo stesso trend interessa l’Unione Europea: in questo caso l’incremento è stato del 2% (attestandosi a 25 euro).

L’Italia, nella classifica dell’Unione europea, si colloca in undicesima posizione per costo medio orario del lavoro, sotto la media dell’area euro e sopra la media UE. Il costo del lavoro di 28,1 euro per ora dell’Italia è superiore a quello del Regno Unito (25,7 euro), ma resta al di sotto di quello della Germania (32,2 euro), dell’Austria (32,4 euro) e della Francia (35,1 euro). Le sole voci non salariali, invece, pesano nel nostro Paese per il 27,9% sul costo complessivo del lavoro per ora, contro il 24% medio dell’Unione europea e il 26% dell’area euro.

È necessario quindi ridimensionare i costi del lavoro e di produzione anche attraverso un uso innovativo del digitale.

L’attrattività dell’Italia infatti passa anche dallo sviluppo di un ecosistema innovativo, basato sui concetti di open e distruptive innovation, legati all’impatto del digitale su tutti i settori.

La open innovation guarda all’esterno e alla collaborazione con altri soggetti, come le stesse università, gli incubatori e acceleratori, start up innovative, addirittura altre aziende non competitor.

Secondo l’ultima “Job creation survey di EY”, il 78% degli imprenditori innovativi prevede infatti un aumento della propria forza lavoro del 18%, vs il 40% dei non innovative che intende aumentare i dipendenti solo del 4%.

Sono questi alcuni dei temi su cui EY si sta impegnando fortemente, focalizzandosi con diverse iniziative, tra cui il lancio di un nuovo Osservatorio che comprenderà nuovi modelli di business, Open innovation, sviluppo delle nuove competenze e talent management.

L’Italia necessita di un programma preciso di investimenti e di rigore nel realizzarli, proseguendo con le riforme e la revisione della fiscalità. A questo Paese non mancano le competenze e l’ intelligenza ma serve un piano strutturato per poter esprimere appieno il proprio potenziale ed intercettare opportunità di collaborazione e sviluppo con gli altri Paesi.

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