Sondaggio BlackRock: investitori moderatamenti ottimisti

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di Finanza Operativa 6 Luglio 2016 | 15:00

Per il quarto anno consecutivo BlackRock presenta i risultati del Global Investor Pulse, il sondaggio internazionale che analizza ed esprime il sentiment di oltre 31.000 investitori nel mondo – di età compresa tra i 25 e i 74 anni – rispetto al contesto di mercato attuale, alla loro propensione al risparmio e all’investimento in un’ottica di medio-lungo termine.

Dai risultati della ricerca, declinata sul mercato italiano su un panel di circa 2.000 intervistati, si evince la percezione di un moderato ottimismo riguardo al futuro andamento dei mercati. Nonostante permangano alcuni timori, tra cui l’elevato costo della vita, lo stato dell’economia domestica, la sicurezza del lavoro, l’aumento delle tasse e la politica nazionale, il 42% degli intervistati si dichiara più fiducioso, in leggero aumento rispetto al 40% del 2014. Tuttavia, non è l’incertezza degli scenari di mercato ad impedire agli italiani di pensare agli investimenti e alla diversificazione dei propri rischi finanziari, nonché di rivolgersi con più frequenza ad un consulente professionista rispetto ai vicini europei.

Più in particolare, gli italiani si confermano gli investitori obbligazionari più assidui d’Europa, con una quota obbligazionaria pari al 13% del portafoglio totale, di circa il doppio rispetto alla media europea. Ciononostante, la liquidità viene ancora considerata una principale forma di investimento: la quota detenuta rimane infatti molto alta (49%) rispetto a quella ritenuta ideale (30%). Tale dato evidenzia chiaramente un margine di azione nell’universo degli investimenti ancora fortemente inespresso.

Inoltre, se si considera che sono molti gli italiani ancora incerti nel valutare quanto accantonare per la pensione, e che una buona parte di essi non ha ancora iniziato a risparmiare in vista di tale traguardo, lo sfruttamento di tale potenziale di investimento diventa quasi una necessità.

Sulla scia dell’anno passato, la ricerca ha infine individuato in Italia un gruppo di “SUPER INVESTITORI” (8% del campione intervistato), ovvero un target capace e ben informato che, basandosi su una pianificazione finanziaria attenta ed equilibrata, è in grado di ottenere ritorni sostenibili.

La propensione al rischio e la pianificazione finanziaria Tenuto conto che il quadro di riferimento è leggermente migliorato, gli italiani si sentono più confidenti verso una possibile pianificazione finanziaria mirata, orientata al lungo periodo. Secondo gli intervistati, gli obiettivi principali di questa pianificazione sarebbero: risparmiare denaro (41%), assicurarsi una vita decorosa negli anni della pensione (32%), preservare il proprio patrimonio (31%), finanziare l’istruzione dei figli (27%), infine l’ottenimento di una rendita (24%).

Nonostante la fiducia degli investitori italiani sia leggermente aumentata, il permanere di alcune preoccupazioni nei confronti dello scenario globale si traduce in una minor sicurezza nel prendere decisioni di risparmio e investimento: ne è convinto il 39% degli intervistati, in calo rispetto al 48% del 2014.

L’allocazione dei risparmi Quando si tratta di risparmi, il comportamento degli italiani è ampiamente in linea con quello degli altri cittadini europei, nonostante siano generalmente più propensi a mantenere investimenti di lungo periodo rispetto alla media europea (45% vs. 43%); propensione che, in parte, viene culturalmente giustificata dall’investimento in obbligazioni (13%). Il resto dei risparmi degli italiani viene allocato in azioni (11%), in immobili (9%) e in strategie multi-asset o investimenti alternativi.

I risultati del sondaggio classificano le principali ragioni che incoraggiano gli investimenti degli italiani: ottenere un certo livello di reddito (42%); ritenere di aver risparmiato abbastanza per disporre di “una rete di sicurezza’” (32%); avere facile accesso a prodotti d’investimento semplici e diversificati in un’ampia gamma di classi di attività per ridurre il rischio (18%), a pari merito con ottenere una rendita più elevata rispetto a quella raggiungibile con i risparmi in denaro (18%). La classifica si chiude con avere facile accesso a prodotti d’investimento semplici (13%).

Per ottenere il livello di reddito regolare desiderato, gli italiani collocano al primo posto l’investimento in azioni (28%), seguito dall’investimento azionario con stacco di dividendi (24%), l’investimento in un’ampia gamma di classi (23%), il collocamento di denaro in depositi e conti di risparmio (23%) e infine l’investimento in obbligazioni (21%).

La consulenza finanziaria Sebbene non sia l’unico deterrente, il fattore “costo” rappresenta un “freno” all’utilizzo di servizi di consulenza professionale. Il 44% degli italiani, infatti, non si è mai avvalso di un consulente finanziario in passato, mentre il 29% ha smesso di farlo. Solo il 27% attualmente si affida ad un consulente finanziario. Chi sarebbe disposto a pagare per ottenere una consulenza, spenderebbe in media solo €34 l’ora, un prezzo di gran lunga inferiore all’attuale tariffa di mercato.

Nonostante i bassi livelli di penetrazione di Internet sul fronte europeo, in Italia sono in aumento le persone che ricorrono alle risorse in rete per intraprendere decisioni di risparmio e investimento a lungo termine: la fascia di età 45-54 anni è quella che che fa più ricorso ai siti internet delle banche (37%), e allo stesso tempo, è quella che ricorre di meno a blog e social network (9%); i Millennials, pressoché in egual misura, ricorrono per il 35% alla consultazione di siti bancari, mentre si affermano come i più assidui frequentatori di blog e social network (18%).

L’approccio e le aspettative per la pensione Gli italiani che hanno iniziato a risparmiare in modo mirato per la pensione sono inferiori rispetto alla media europea (47% vs. 59%), sebbene siano meno di un quarto (23%) gli intervistati sicuri di percepire dal governo un reddito pensionistico sufficiente a soddisfare i propri bisogni futuri. Maglia nera anche per Francia e Spagna, rispettivamente con il 52% e 50% degli intervistati che hanno iniziato ad accantonare risparmi per la pensione. Tedeschi e svedesi sono invece tra i risparmiatori più avveduti rispetto all’investimento a fini pensionistici (69% del panel globale).

In media, gli italiani ritengono di aver bisogno di un reddito annuo di circa 25.000 euro non appena raggiunta la pensione. Con un reddito familiare medio, che si attesta attualmente nell’ordine dei 29.000 euro, ciò equivale ad un tasso di sostituzione di circa l’85%. Chiaramente tale necessità rimane improbabile, dal momento che la metà delle persone non ha ancora iniziato a risparmiare in modo mirato per la pensione.

Aumenta la longevità degli italiani e l’aspettativa di vita media dei Millennials è di 83 anni, di ben 8 anni superiore rispetto a quella dei loro genitori. Circa una persona su venti raggiungerà a tutti gli effetti i 100 anni, ovvero il doppio rispetto alla generazione dei loro nonni.

All’interno di questo contesto, i Millennials si confermano nuovamente i più fiduciosi riguardo all’ottenimento del reddito pensionistico necessario (29%); la fascia d’età meno ottimista, invece, è quella dei 45-54 anni (19%). Appare evidente come cali la fiducia nei confronti dello Stato quale garante della “sicurezza” dopo la pensione, e se a questo fatto si aggiunge l’incapacità diffusa di reagire a dovere, non sorprende come molti italiani nutrano poche speranze di riuscire a conseguire il livello di reddito auspicato.

I Millenials Tra le varie generazioni intervistate, la generazione “Y” ovvero dei Millennials si dichiara – a sorpresa – la più ottimista sul proprio futuro finanziario: ne è infatti fiducioso il 50% degli intervistati avente tra i 25 e i 34 anni, seguito dal 48% avente età compresa tra i 35 ed i 44 anni. La generazione meno fiduciosa è invece quella degli investitori tra i 55 e 64 anni (37%).

Per quanto concerne l’allocazione dei risparmi, i Millennials sono più propensi a conservare la liquidità rispetto alle altre generazioni (56% vs. 53%), mentre risultano i meno orientati all’investimento in obbligazioni (15% vs. 20%) e in azioni (12% vs.19%).

Per quanto riguarda invece la consulenza finanziaria, il 27% dichiara di affidarsi a un consulente, il 36% chiede consigli d’investimento a familiari e amici, mentre più della metà (54%) ritiene di riuscire ad intraprendere in autonomia le giuste decisioni di risparmio e investimento.

I Super Investors L’Italia ha la percentuale europea più elevata di “SUPER INVESTITORI” nel campione di riferimento, pari a quelle di UK e Germania (8%). Si tratta di investitori, a livello europeo, particolarmente performanti, che non temono la diversificazione dei propri investimenti, e che ritengono di avere il pieno controllo del proprio futuro finanziario.

I “Super Investor” si caratterizzano in quanto:

  • Scelgono di risparmiare e investire di più: il 95% dei SUPER dispone sia di risparmi che di investimenti, rispetto al 41% del campione italiano. Circa tre quarti dei SUPER nutre fiducia riguardo agli investimenti, gli italiani si fermano invece a quota 50%.
  • Utilizzano diverse tipologie di investimenti: il 76% dei SUPER ha già iniziato a risparmiare per la pensione, quota superiore al dato italiano (47%) di quasi trenta punti percentuali. Quasi la metà – il 45% tra gli Europei – rispetto ai 32% degli italiani afferma che i risparmi di investimento sono una priorità per assicurarsi un buon tenore di vita una volta in pensione.
  • Prendono seriamente la pianificazione e la consulenza finanziaria: i SUPER sono tre volte più propensi a investire in strategie multi-asset rispetto alla media degli italiani (9%). Inoltre, accettano più facilmente di allocare gli investimenti in obiettivi di lungo termine come la creazione di un fondo pensione, un fondo di emergenza o un’eredità.
  • Evidenziano il pensionamento fra le loro priorità: meno di un quinto (15%) del loro patrimonio è rappresentato da asset liquidi rispetto al 49% della media italiana. Circa due terzi dei SUPER (64%) sarebbero disposti ad assumersi un rischio più elevato a fronte di rendimenti maggiori, rispetto alla media degli italiani (27%).
  • Ricercano attivamente investimenti che generano reddito: due terzi dei SUPER (66%) sono sicuri dell’efficacia delle proprie decisioni d’investimento, a fronte di poco meno del 40% degli italiani in generale. A conferma di ciò, la metà dei SUPER (52%) – più del doppio della media nazionale (27%) – si avvale del supporto di un consulente finanziario.

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