Mercati, investitori in attesa di un orientamento più definito

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di Finanza Operativa 13 Maggio 2016 | 16:00

A cura di V. van Nieuwenhuijzen, Chief Strategist di NN Investment Partners

Dopo il panico che si è imposto nelle prime sei settimane dell’anno e la successiva forte ripresa, gli investitori sono in attesa di nuove linee guida che i politici e i dati economici dovrebbero fornire. Negli ultimi tempi gli investitori hanno mostrato una mancanza di convinzione. I livelli di liquidità sono elevati, il sentiment è basso, e i gestori dei fondi comuni di investimento sono scarsamente esposti sia verso le obbligazioni che verso le azioni. Questi indicatori non hanno tuttavia raggiunto livelli estremi, e non manifestano chiari segnali in controtendenza. Mostrano essenzialmente che la comunità degli investitori resta immobile in modalità di attesa e osservazione, ed è probabilmente alla ricerca di ulteriori linee guida sulla politica o sulla crescita, prima di decidere come investire più liquidità sui mercati finanziari.

Negli ultimi tempi i mercati si sono prestati a interpretazioni contraddittorie. I titoli azionari sono nuovamente risultati piuttosto deboli, anche se questo non si è tradotto in un’avversione al rischio generalizzata. Le materie prime e i rendimenti obbligazionari sono risultati abbastanza stabili, e i prodotti a spread stanno mostrando una buona tenuta. Dopo la forte ripresa successiva al panico di inizio anno, i mercati non presentano al momento un orientamento ben definito, mentre i politici e i dati economici forniscono spunti di orientamento limitati. L’attuale contesto di mercato è caratterizzato da una fase di consolidamento, in concomitanza con la ricerca di nuovi driver.

L’orientamento delle banche centrali, che nel primo trimestre dell’anno avevano adottato un tono e delle misure decisamente più accomodanti, è apparso molto più contrastante nelle ultime settimane. Nel suo messaggio, la Banca Centrale Europea ha essenzialmente confermato il proprio impegno a mettere in campo misure di allentamento monetario, come dichiarato in precedenza. Il messaggio della banca è diventato argomento di dibattito pubblico, ed è stato fortemente criticato da economisti, politici ed elettori del Nord Europa. In una recente intervista al quotidiano tedesco Bild, il Presidente della BCE, Mario Draghi, ha difeso con dovizia di particolari l’attuale posizione della banca centrale, apparentemente più con l’obiettivo di influenzare l’opinione pubblica, piuttosto che di fornire nuovi dettagli sul futuro orientamento della politica della BCE.

La Federal Reserve e la Bank of Japan hanno fornito notizie più utili al mercato, ma nel far questo hanno innescato pressioni alquanto contrapposte. La Fed ha continuato a sostenere il mercato, confermando di non aver fretta di rialzare ulteriormente i tassi di interesse, mentre la Bank of Japan ha creato instabilità non adottando ulteriori misure di allentamento monetario. L’immobilismo della Bank of Japan potrebbe avere compromesso ancora di più la sua credibilità, già messa in discussione, considerata la concomitanza tra la revisione al ribasso delle previsioni di inflazione e l’ammissione di un peggioramento del trend relativo alle prospettive di inflazione, fattore che apparentemente avrebbe giustificato un’ulteriore politica di allentamento.

Anche se confermiamo il nostro scenario, secondo cui la Fed effettuerà due rialzi dei tassi per quest’anno, con il rischio che in prospettiva futura il numero dei rialzi diminuisca, ci aspettiamo che il prossimo aumento dei tassi avvenga a luglio anziché a giugno. Il motivo principale è costituito dalla discordanza dei dati negli Stati Uniti, tra quelli solidi riferiti al mercato del lavoro e i dati tendenziali dell’attività economica risultati un po’ più deboli, in particolare nell’ambito delle spese per gli investimenti ma anche per i consumi. Ci aspettiamo comunque un miglioramento dei dati sulle spese nel secondo trimestre, e anche la Fed pare concordare in tal senso. Nella sua dichiarazione ha fatto riferimento in modo esplicito a forti aumenti dei redditi reali, e ai livelli elevati della fiducia dei consumatori. Tuttavia, ci aspettiamo che la Fed preferisca attendere che la sua teoria relativa ai consumi si confermi come esatta, prima di intraprendere azioni successive.

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