Solo un investitore su tre intende investire in small cap nel 2016

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 13 Maggio 2016 | 16:30

Da una ricerca commissionata nel gennaio 2016 da Axa IM tra 150 fund buyers di Regno Unito, Germania, Italia, Francia, Svizzera, Stati Uniti, Spagna, Belgio, Hong Kong, Singapore e Paesi Bassi, è emerso che, mentre gli investitori globali sono preoccupati per la volatilità del mercato a breve termine, è possibile che si stiano perdendo delle opportunità sul segmento delle small cap nel lungo termine.

Anche se le small cap costituiscono il 15% dell’universo d’investimento azionario globale, il sondaggio rivela che la maggior parte degli investitori è disponibile ad allocare solo una percentuale compresa tra il 6 e il 10 % del portafoglio in small cap. Questi investitori potrebbero pertanto perdere una fonte di potenziale rendimento e di diversificazione trascurando questa asset class.

I risultati del sondaggio mostrano che il 46% degli intervistati vede la volatilità come il maggiore ostacolo all’investimento in small cap, circa il 40% invece si preoccupa di trovare il gestore patrimoniale adatto, mentre il 17% teme di non individuare l’adeguato prodotto d’investimento. L’indagine ha inoltre rilevato che il più grande divario fra coloro che attualmente investono in small cap e quelli che non lo fanno sta nella comprensione di questa asset class. Le small cap tendono ad essere ancora poco analizzate e per natura prezzate in modo meno efficiente, ed è per questo motivo che i gestori specializzati in small cap potrebbero avere più successo a catturare il valore in questo segmento di mercato.

Matthew Lovatt, Director of Business Development, AXA Investment Managers, ha commentato: «Crediamo che la volatilità del mercato possa generare opportunità se si sa dove guardare. Gli investitori spesso trascurano le qualità potenzialmente interessanti che le aziende più piccole possono aggiungere al portafoglio, le percepisce come più volatili e più rischiose rispetto ad altre asset class. Tuttavia, questo implica che gli investitori si lascino sfuggire la capacità delle small cap di generare performance, diversificare il portafoglio e offrire un’esposizione alle aree dell’economia che crescono più rapidamente. Gli investitori disposti a correre un rischio azionario nel lungo termine, dovrebbero prendere in considerazione le small cap come fonte di rendimento adeguata al rischio superiore rispetto alle large cap».

La ricerca rivela che solo un investitore su tre intende investire in small cap nel 2016, tra questi quasi il 30% non ha ancora investito in questa asset class. Chi intende aumentare l’investimento nelle small cap dichiara che prenderebbe in considerazione porzioni di portafoglio ora investite in liquidità, reddito fisso e mercati emergenti.

Gli investitori che attualmente detengono small cap come parte dell’asset allocation core indicano tra i motivi principali di questa scelta: miglioramento delle performance (81%), diversificazione di portafoglio (78%), possibilità di investire in società in crescita (62%) e diversificazione del rischio (40%).

Matthew Lovatt ha proseguito: «Crediamo che gli investitori dovrebbero prendere in considerazione l’allocazione in small cap in modo strategico. Le turbolenze che possono registrarsi nel breve termine, come il rallentamento della crescita economica e/o la volatilità dei mercati azionari non dovrebbero appannare la possibilità di un investimento a lungo termine in titoli azionari e in particolare delle piccole imprese. Dal momento che le small cap sono valutate in modo più inefficiente e richiedono conoscenze specialistiche, riteniamo che gli investitori possano trarre beneficio da un approccio attivo che li vede selezionare le aziende più interessanti e sfruttare le occasioni di M&A nel segmento delle small cap.”

Nel lungo periodo, le small cap hanno offerto un miglior rapporto rischio-rendimento rispetto alle large cap. Inoltre, le piccole imprese spesso favoriscono l’innovazione e hanno una tendenza naturale verso la parte a più rapida crescita del ciclo di vita aziendale”, conclude Lovatt.

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