Dividend aristocrats all’italiana

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 13 Giugno 2016 | 12:30

A cura di Massimo Saitta, Responsabile Investimenti di Intermonte Advisory

Cosa sono i dividend aristocrats?
In finanza vengono definiti dividend aristocrats quei titoli generalmente appartenenti a settori difensivi (utilities, alimentare, farmaceutico) che si contraddistinguono per l’entità significativa dei loro dividendi. Godono sempre di un notevole interesse da parte degli investitori per le loro caratteristiche difensive e perché rappresentano una valida alternativa in termini di rendimenti all’investimento obbligazionario con cui condividono generalmente una bassa volatilità.
Perché un titolo possa essere definito un “dividend aristocrat” è necessaria anche una seconda condizione, cioè che questo dividendo sia sostenibile nel medio/lungo periodo. Applicando questo definizione al mercato italiano che strutturalmente è un listino che paga molto in termini cedolari (4% circa il dividend yield medio del mercato quest’anno sui dividendi in pagamento tra maggio e giugno), esistono dei titoli che possono essere annoverati in questa categoria? E dopo il mega stacco dividendi di maggio (2,2% dell’indice di borsa) sono ancora interessanti? Per rispondere a queste domande occorre cominciare da alcune considerazioni generali.
Il mercato differenzia tra titoli a altro dividendo e no?
L’evidenza storica degli ultimi anni è che i titoli con dividend yield significativamente superiore al mercato hanno performato molto meglio del mercato. Nel grafico qui sotto abbiamo indicato differenziato la performance dei titoli a alto dividendo sia con che senza Eni (dato il peso significativo che questa ha sulla capitalizzazione del mercato (circa il 12%).

Dove siamo oggi rispetto alla storia?
L’effetto combinato del crollo dei tassi di interesse indotto dal quantitative easing e del calo del mercato ha portato il differenziale tra il dividend yield del mercato atteso per l’anno in corso e il rendimento del BTP decennale vicino al 3.5%, ovvero ai massimi storici registrati nel periodo 2008-2009, ovvero nei momenti durante e post crisi Lehman.
C’è da dire che se allora erano le stime di dividendi ad essere profondamente sbagliate, e infatti gli stessi sono stati successivamente tagliati in seguito al crollo degli utili aziendali che ha seguito la crisi, oggi il confronto è profondamente inficiato dal livello dei tassi di interesse che sono tenuti artificialmente bassi dalle politiche di QE della BCE.
Le aziende sono ancora nelle condizioni di pagare alti dividendi?
La riposta è sì. Nonostante la discontinuità dei segnali della ripresa economica nel nostro Paese, dove a numeri incoraggianti di alcuni settori (consumi elettrici, vendite di auto e scooter piuttosto che dati sui consumi) si alternano numeri meno brillanti in termini di crescita complessiva del PIL (e quindi del fatturato del fatturato delle aziende), il messaggio che arriva dalle società quotate è decisamente incoraggiante.
Le società hanno lavorato molto negli ultimi anni per tagliare i costi e ridurre la leva finanziaria. Inoltre la fortissima compressione dei tassi di interesse unito a un minore impatto delle imposte contribuisce ugualmente al miglioramento della redditività così che le aziende possono prevedere dividendi stabili o addirittura in rialzo in assenza di shock macroeconomici esogeni.
Le condizioni esterne che favoriscono i titoli con rendimento elevato sono ancora valide?
Anche in questo caso la risposta è sì e anche in questo caso stanno addirittura migliorando. Dal 8 giugno la Banca Centrale Europea ha cominciato ad acquistare titoli corporate investment grade (cioè quelli con rating S&P sopra BBB-) con scadenze intorno a 5 anni di molteplici settori comprimendo i rendimenti a livelli ancora più estremi. Questi acquisti si protrarranno per mesi così che l’attrattività dei titoli ad alta cedola rispetto al cash e alle obbligazioni corporate sta ancora crescendo.
Una prerogativa di questi titoli che vale la pena di rilevare è che la loro volatilità in molti casi non è molto diversa dai rispettivi titoli obbligazionari a lunga scadenza e che hanno generalmente un differenziale di rendimento rispetto alle obbligazioni tale da poter assorbire in pochi anni anche improbabili perdite in conto capitale a 2 cifre senza compromettere il rendimento favorevole in termini cedolari.
Il dividend yield può essere un indicatore valido per anticipare la direzione del mercato?
La risposta non è univoca. Se confrontiamo l’andamento dell’indice FTSE MIB con lo spread tra il dividend yield del mercato e il rendimento del BTP decennale vediamo come questo spread abbia fatto un picco in prossimità di alcuni momenti particolarmente importanti per il mercato italiani quali la crisi Lehman del 2008, scoppio crisi Grecia del 2010, allargamento crisi euro ai paesi periferici nel 2011-2012 e prolungamento crisi politica in Italia a fine 2014.
In quasi tutti questi casi possiamo dire che, nel medio termine, i  momenti di picco dello spread dividend yield/BTP sono stati opportunità di acquisto, ma c’è un ritardo temporale tra il picco dello spread e i minimi del mercato che è stato spesso non regolarmente misurabile e quindi non così affidabile come indicatore-anticipatore.
Accorciando l’orizzonte temporale le indicazioni sui titoli a alto dividendo sembrano più interessanti: dopo lo stacco cedole di maggio questa categoria è ancora interessante? Quali sono i titoli da avere a brevissimo?
La scadenza di maggio ha visto uno stacco di circa 11 miliardi di euro pari al 2,2% circa dell’indice. Un altro significativo stacco cedole avrà luogo il 20 giugno prossimo quando staccheranno molti titoli di larga capitalizzazione. A tal proposito alleghiamo  un elenco dei titoli (e dei relativi rendimenti) che pagheranno il dividendo nella prossima scadenza.
dividend yield azioni Ftse Mib
Concentrandoci sui top dividend aristocrats del mercato italiano, ovvero sulle 6 blue chips che hanno in maniera costante offerto un rendimento del dividendo significativamente superiore alla media di mercato ed ai tassi di interesse, abbiamo analizzato la performance di titoli nei 10 giorni immediatamente successivi allo stacco dividendi (in alcuni casi anche interim) per vedere se e in che modo questi titoli hanno recuperato il dividendo appena pagato.
L’evidenza statistica in questi casi è piuttosto positiva: in 4 anni su 5 il rendimento medio di questo panel di titoli ha offerto un rendimento positivo di un +1.4% nei 10 giorni successivi allo stacco dividendi. Intesa, Snam, Atlantia e Terna sono quelli che hanno offerto rispettivamente il migliore upside con il più ridotto downside negli anni di calo.
Dividend Aristocrats italiani
Per quanto concerne i titoli che hanno già staccato alleghiamo invece la tabella con le previsioni elaborate da Bloomberg relative al dividendo 2016 che verrà pagato a metà 2017 (salvo per i titoli che pagano dividendi interim, cioè in più tranche durante l’anno). In molti casi si tratterà di rendimenti ancora molto interessanti. La politica di investimento in questo caso sarà molto simile a quella sui “zeo coupon” cioè più concentrata in quelle eventuali micro correzioni che renderanno il dividendo prospettico ancora più interessante.
Alleghiamo infine di seguito la tabella dei dividendi 2015 già annunciati e pagati o in pagamento in queste settimane e le stima di consensus degli analisti prese da Bloomberg per i dividendi 2016 che saranno in pagamento nel 2017.
azioni italia dividend yield consensus 2016
 
 

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