Bce: quali conseguenze per l’economia e le banche dell’Eurozona?

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di Finanza Operativa 21 Marzo 2016 | 12:00

A cura di Scander Bentchikou, Analista-gestore specialista del settore finanziario, Lazard Gestions

Nel complesso gli annunci della BCE sono relativamente marginali per quanto riguarda la dinamica della performance economica del settore bancario europeo nel breve periodo. Tuttavia Mario Draghi è riuscito a migliorare notevolmente la percezione a medio termine eliminando un rischio  reale per la redditività del sistema, ossia una consistente riduzione del tasso di deposito e dunque del margine sui depositi delle banche europee.
Tra i vari annunci sottolineiamo soprattutto l’avvertimento di Mario Draghi, secondo cui non bisogna attendersi altre riduzioni del tasso di remunerazione della liquidità inutilizzata depositata presso la Banca centrale europea.  Questa precisazione dovrebbe contribuire a rassicurare il settore mutualistico tedesco, molto esposto a questa problematica, ma favorisce anche le banche dell’Europa meridionale ed in particolare quelle spagnole e italiane, che prestano prevalentemente a tasso variabile.
Infatti l’Euribor a 12 mesi è tornato a muoversi al rialzo. Beninteso il calo delle remunerazioni dei depositi è una notizia negativa per il comparto bancario, ma la sua incidenza sui risultati settoriali si limita all’1 o 2%. Dunque questo modesto svantaggio per la redditività delle banche europee ci sembra più che compensato da quella che ormai è quasi una certezza, ossia che la Banca centrale europea non dovrebbe spingersi oltre questo limite. D’altronde proprio per questo motivo la BCE non ha ritenuto utile istituire un meccanismo di segmentazione dei depositi tale da ridurre l’impatto della diminuzione del tasso dei depositi sulla redditività del sistema.
L’altro annuncio importante riguarda l’attuazione di una serie di nuove TLTRO di durata quadriennale. Ora per la prima volta le banche dell’eurozona potranno indebitarsi con la BCE a tassi d’interesse negativi. Questa possibilità dovrebbe immunizzare le banche europee (grafico 3), permettendogli di rifinanziare le obbligazioni in scadenza anche se all’emissione le condizioni di mercato dovessero restare poco propizie.
Leggendo tra le righe – e forse questa è l’indicazione più importante – comprendiamo anche che la BCE ha realmente a cuore la redditività del sistema bancario, perché mette a sua disposizione una risorsa a costo molto contenuto. Inoltre questo provvedimento allontana lo spettro di una remunerazione negativa dei depositi dei privati.
Tuttavia è opportuno notare che l’annuncio dell’estensione alle obbligazioni societarie non speculative del perimetro dei titoli acquistabili nell’ambito del programma di allentamento quantitativo e la sua incidenza diretta sulle banche europee  restano ancora poco definiti in questa fase. Inoltre la BCE non ha ancora precisato la percentuale d’inclusione dei nuovi titoli idonei nel programma d’acquisto. Questo provvedimento potrebbe di nuovo mettere sotto pressione i margini dei finanziamenti di importo elevato in un quadro già orientato al ribasso. Seguiremo con attenzione gli sviluppi di questo aspetto.
In conclusione, sebbene non prevediamo che questi annunci avranno conseguenze di rilievo sulla performance economica del settore bancario, riteniamo molto utile il cambiamento di percezione che potrebbe derivarne. Oggi i titoli bancari europei sono negoziati a quotazioni modeste quasi altrettanto quelle registrate durante   la crisi europea del debito sovrano nel 2011 o il fallimento di Lehman Brothers nel 2008.

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