Fed, tra dati economici e Brexit nessun rialzo a giugno

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di Finanza Operativa 14 Giugno 2016 | 10:00

A cura di Valentijn van Nieuwenhuijzen, Chief Strategist and Head of Multi Asset di NN Investment Partners
I mercati hanno nuovamente ripreso a migliorare. Dopo una fase di scambi per lo più laterale durata qualche mese, gli asset rischiosi si sono mossi al rialzo nella seconda metà di maggio, con l’azionario, l’immobiliare e le materie prime in aumento del 3% o più. La combinazione tra un flusso di dati migliori e la percezione che i rischi politici e di politica monetaria si stiano attenuando sembra essere alla base di questo cambiamento nell’atteggiamento del mercato. Il livello delle sorprese in termini di dati economici è migliorato sostanzialmente.
Un altro fattore è la ridotta dispersione nelle aspettative degli economisti. Questo può essere interpretato come una convinzione più forte sulla futura direzione dei dati. Ciò si traduce in una percezione da parte degli investitori di un’incertezza minore sui fondamentali, aspetto che può aiutare ad abbassare i premi al rischio.
Gli altri fattori legati al tema della politica monetaria e alla sfera politica che provocano delle oscillazioni sui mercati sono la tempistica del prossimo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve e il rischio di un’eventuale Brexit in seguito al referendum del 23 giugno nel Regno Unito. Le idee del mercato su questi due eventi continuano a cambiare e le oscillazioni tra un atteggiamento positivo e uno negativo da una settimana all’altra dovrebbero essere prese con le pinze.
I mercati hanno avuto un po’ di difficoltà nel digerire il recente riprezzamento delle probabilità di un aumento dei tassi da parte della Fed, che ha seguito la pubblicazione delle minute di aprile. La probabilità di un rialzo a luglio era aumentata fino a oltre il 50%, secondo quanto riportato dal CME Group’s FedWatch tool, per poi calare nuovamente al 31% dopo il deludente report sul mercato del lavoro dello scorso venerdì. L’azionario si è mosso al rialzo e i tassi sulle obbligazioni a lungo termine sono rimasti sotto controllo. All’interno del mercato azionario, i settori ciclici hanno sovraperformato e i Mercati Emergenti si sono tenuti al passo con i mercati sviluppati.
I settori sensibili ai rendimenti sono rimasti indietro rispetto a quelli ciclici ma hanno comunque ottenuto performance positive. Sembra come se i mercati finanziari abbiano dato il via libera alla Fed per il rialzo dei tassi. Il messaggio implicito potrebbe essere che, fintanto che i rialzi della Fed saranno accompagnati da dati economici robusti, il mercato non sarà troppo preoccupato di una normalizzazione graduale della politica monetaria statunitense.
Il nostro scenario base prevede sempre un rialzo dei tassi a luglio. Un rialzo anticipato rappresenterebbe, a nostro avviso, uno spostamento nella funzione di reazione della Fed, che a inizio anno aveva invece sottolineato l’importanza dello sviluppo economico internazionale.
Un altro fattore da tenere in considerazione è il possibile outcome del referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, previsto per il 23 giugno. I sondaggi nel Regno Unito continuano a suggerire che la probabilità di un voto a favore della Brexit è ancora sotto il 50%, secondo quanto riportato dal Financial Times’ Brexit Poll Tracker. Di recente, i risultati dei sondaggi sono stati caratterizzati da volatilità e mostrano una componente sostanziale di indecisi e un certo livello di incertezza circa l’affluenza alle urne, sia in termini di elettorato totale sia tra i gruppi a favore e contrari alla Brexit.
Inoltre, tenendo in considerazione gli ultimi trend di mercato – nello specifico una sterlina più forte e performance migliori tra i settori domestici del Regno Unito – la possibilità di un rialzo sembra più limitata rispetto a quella di un ribasso. Un voto a favore della Brexit seguito da una reazione del mercato sostanzialmente negativa rimane un fattore di rischio reale. Pertanto, un rialzo dei tassi a giugno, qualche giorno prima del referendum sulla Brexit, non sarebbe coerente con la linea adottata dalla Fed a inizio anno e potrebbe essere visto negativamente dai mercati.

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