Erdogan mette a rischio l’azionario, ma il rapporto Usd-Try resiste

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 16 Maggio 2016 | 16:00

A cura di Steen Jakobsen, Chief Economist & Co-head of Global Sales Trading di Saxo Bank
L’accordo sui rifugiati negoziato tra UE e Turchia e concluso il 18 marzo sarà sensibilmente a rischio nelle prossime settimane. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha infatti licenziato il suo primo ministro Ahmet Davutoglu, artefice delle negoziazioni, rendendo del tutto chiaro che non abbia intenzione di rispettare le 72 condizioni su cui Bruxelles ha insistito a proposito dei visti per spostarsi liberamente in Europa.
Tra le misure che Erdogan ha scelto di ignorare vi sono anche quelle contro la corruzione e le norme volte alla legislazione anti-terrorismo, in adeguamento alla normativa europea.
L’accordo di marzo è stato ampiamente sostenuto da Angela Merkel, costandole un massiccio dissenso tra gli elettori tedeschi, come emerso da recenti sondaggi secondo cui la coalizione CDU/CSU starebbe cedendo terreno alla destra del partito anti-immigrazione Alternative für Deutschland (AfD).
Il problema dei rifugiati potrebbe potenzialmente attirare più attenzione del voto Brexit, di fronte ad una crisi dei confini dell’Europa. La votazione Brexit, a mio parere, costituirà un catalizzatore piuttosto che un fattore di rischio in sé, per il futuro dell’Europa.
Il futuro del Regno Unito non dipende tanto dalla scelta di restare dentro o fuori dall’UE, quanto piuttosto da un enorme deficit di bilancio accumulatosi negli ultimi tre decenni e interamente finanziato da capitali stranieri. Questo in una prospettiva di mercato globale dove il settore bancario e quello immobiliare si troveranno sotto pressione, Brexit o non-Brexit, a causa della trasformazione mal gestita dell’economia del Regno Unito e dell’eccessiva dipendenza del paese questi due settori – entrambi assolutamente non produttivi.
Il fatto che il primo ministro David Cameron abbia raggiunto un accordo con l’UE proprio prima del voto mostra come l’Europa presenti oggi di fatto due livelli: una struttura di regole per il Regno Unito (anche per chi semplicemente vi soggiorna) e una per tutti gli altri.
In questi giorni si apre inoltre un altro capitolo della tragedia che gira intoro ai nuovi prestiti per la Grecia. La soluzione alla storia senza fine della questione greca dovrebbe essere un taglio al debito, una prospettiva del tutto inaccettabile per la Merkel, che più di tutti sembra credere nell’inerzia e nel far passare tempo come soluzione per tutti i problemi dell’Europa.
L’attore chiave del momento resta tuttavia la Turchia. Sono rimasto a lungo un sostenitore dell’acquisto di asset turchi (ma non un fan di Erdogan!) – nell’idea che i tassi reali siano troppo alti, almeno finché USDTRY continui a scambiare al di sotto di 3,05/3,06. Ho decisamente cambiato prospettiva: come mercato emergente, l’azionario turco ha performato bene, ma ha registrato un significativo calo nel corso dell’ultima settimana.

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