Mercati: mediocri prospettive di crescita

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di Finanza Operativa 11 Luglio 2016 | 16:00

a cura di Russell Investments

Se andiamo oltre l’iniziale volatilità legata al voto sulla Brexit, gli effetti saranno prolungati e difficili da prevedere. La Brexit è certamente un evento critico per il Regno Unito e ci aspettiamo che il rallentamento economico si aggravi e che la possibilità di una recessione possa aumentare in modo significativo. Non tutto è però negativo. Nonostante questo risultato abbassi le nostre prospettive sul ciclo economico in Europa, siamo ancora positivi per quanto riguarda la zona euro a causa di una valutazione del mercato azionario relativamente attraente e di un mercato ipervenduto. Su altre aree, riteniamo che l’impatto della Brexit sarà contenuto; per esempio, ci aspettiamo un impatto non significativo sulla crescita economica degli Stati Uniti.

Mercati ed economie deboli

Le prospettive di crescita economica sono mediocri. La crescita degli utili aziendali si è indebolita e i rendimenti dei titoli di Stato ai minimi storici indicano scarsi ritorni degli investimenti a medio termine. Il nostro processo di investimento vede le azioni americane care, l’indebolimento dei fondamentali sul ciclo dei mercati sviluppati, e minori opportunità di trovare valore da febbraio di quest’anno. Siamo ancora orientati su comprare sui minimi e vendere sui rally, ma abbiamo bisogno di vedere movimenti sostanziali in entrambe le direzioni prima di essere pienamente convinti. C’è stata molta volatilità quest’anno, ma anche dopo il voto sulla Brexit l’entità non è stata tale da innescare un altro indicatore.

La divergenza globale continua a essere dominante

La Banca centrale europea (BCE) sta acquistando obbligazioni societarie e ci sono speculazioni sul fatto che la Banca del Giappone (BoJ) si stia muovendo verso una spesa finanziata dal governo (helicopter money). La Fed potrebbe muoversi più lentamente di quanto avevamo previsto all’inizio del 2016. Tuttavia, a nostro avviso, il restringimento costante del mercato del lavoro metterà abbastanza pressione per il rialzo sull’inflazione, così da innescare un rialzo dei tassi della Fed nella seconda metà dell’anno.

Indicatori chiave

Stiamo monitorando con attenzione i tre indicatori economici che attualmente rafforzano il nostro convincimento che la crescita continuerà, ma senza troppa enfasi. Il primo è il dato sull’occupazione negli Stati Uniti, dove stiamo vedendo un marcato rallentamento della crescita dei posti di lavoro – sebbene ancora sufficiente aumento (150.000 nuovi posti di lavoro al mese) – tale da mantenere la pressione sui salari. Il secondo riguarda gli utili dell’S&P 500, dove abbiamo visto un crollo dei profitti, ma riteniamo che il peggio sia passato. L’ultimo indicatore riguarda le esportazioni dei mercati emergenti. Abbiamo visto un recupero dal punto di minimo (tranne che per la Russia), ma non con molta forza. La Corea del Sud, per esempio, ha visto le esportazioni da febbraio a maggio dell’8,5% più basse rispetto allo scorso anno.

View sulle asset class

I nostri strategist hanno una view sostanzialmente neutrale tra azioni e obbligazioni.

Azioni: il nostro posizionamento azionario geografico è vicino alla neutralità

Siamo sottopesati sugli Stati Uniti rispetto ad altre grandi regioni sviluppate soprattutto per le valutazioni. Questo sottopeso è equamente distribuito in piccoli sovrappesi sulle altre regioni. Siamo neutrali sui mercati emergenti, dove le valutazioni interessanti sono compensate da venti contrari sul ciclo economico a rischio deleveraging, insieme alla possibilità di un’ulteriore stretta della Fed.

Reddito fisso: i rendimenti obbligazionari sono destinati ad aumentare, ma in modo modesto

Il nostro processo attribuisce una valutazione scarsa alle obbligazioni governative, in quanto alla fine del secondo trimestre del 2016 i rendimenti dei titoli a 10 anni in tutti i principali mercati sviluppati sono vicini ai minimi. Nel complesso, tuttavia, il ciclo è neutrale. Le pressioni sul ciclo sono moderatamente negative negli Stati Uniti, dove i salari stanno gradualmente aumentando, mettendo pressione per un rialzo dei tassi da parte della Fed. Il ciclo dei mercati obbligazionari nel resto del mondo sviluppato è però più favorevole. La BCE e la BoJ stanno valutando ulteriori manovre di allentamento non tradizionali per sostenere le aspettative di inflazione. Il risultato netto dei movimenti inflazionistici è che la pressione al rialzo sui rendimenti dei titoli negli Stati Uniti è bilanciata da pressioni di deflazione nel resto del mondo.

Valute: movimenti laterali per le principali valute

Anche con la Brexit, riteniamo che le principali valute rimarranno nei range nei quali sono state scambiate da inizio anno, sebbene il dollaro si stia muovendo verso la parte superiore di tale intervallo. Vi è un certo rischio di ribasso per l’euro e per lo yen giapponese nel caso in cui le banche centrali adottassero ulteriori manovre di allentamento non convenzionale. Ma questo scenario dovrebbe essere limitato, dal momento che entrambe le valute sono relativamente a buon mercato e hanno già prezzato la significativa politica monetaria accomodante. Ci piace il valore delle valute dei mercati emergenti (EM), ma i rischi al ribasso per il renminbi cinese (RMB) fanno sorgere timori su un’ulteriore deprezzamento delle valute dei mercati emergenti in generale.

Conclusione: crescenti segnali di incertezza

L’indebolimento dei fondamentali del ciclo e un mercato azionario piatto suggeriscono che i mercati siano guidati più dai pettegolezzi che dai fondamentali. Temiamo che gli attivi rischiosi, come azioni e credito societario, siano vulnerabili alle cattive notizie. Tuttavia, la nostra bassa aspettativa su una recessione americana e globale indica che siamo disposti a “comprare sui minimi”. Senza forti indicazioni di acquisto, rimaniamo prudenti e abbiamo una view neutrale sulle asset class. Restiamo tuttavia vigili sugli indicatori relativamente al “comprare sui minimi”, e “vendere sui rally”.

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