Shale oil: salvezza e flagello del mercato petrolifero

A
A
A
Finanza Operativa di Finanza Operativa 21 Marzo 2016 | 16:30

A cura di Michael Clements e Alasdair Cummings, Syz Wealth Management
Le condizioni erano ottimali per lo scisto statunitense tra il 2011 e metà 2014 poiché il mercato petrolifero
globale ha registrato un periodo di prezzi stabili ed elevati, con il greggio in media superiore a USD 110/barile. Durante tale fase, le turbolenze geopolitiche in Libia, Iraq e Iran hanno portato a una riduzione delle esportazioni che ha creato una carenza di offerta sui mercati. Il rigido petrolio statunitense è venuto in soccorso e ha tamponato
la perdita grazie a progressi tecnologici nelle tecniche di finanziamento orizzontale, e finanziato da un prezzo del
petrolio «caro» e da un credito conveniente. Ne è seguita la crescita spettacolare della produzione, e la produzione di scisto statunitense è aumentata a oltre 4,5 milioni di barili/giorno, equivalente a quasi il 5% della domanda di greggio
globale.
La produzione di scisto è rimasta solida nonostante i deboli prezzi del petrolio. La decisione dell’Arabia Saudita di abbandonare il proprio ruolo di guardiano del mercato dell’OPEC e di «aprire i rubinetti», unita al ritorno dell’offerta proveniente dall’Iraq, ha spinto verso un primo calo dei prezzi del petrolio terminato a fine 2014. In seguito, il numero di impianti statunitensi (che storicamente è stato fortemente correlato ai volumi di produzione del petrolio di scisto) è crollato, benché i volumi di scisto siano diminuiti solo moderatamente. La resistenza dello scisto, unita all’abolizione delle sanzioni nei confronti dell’Iran, ha portato a un eccesso di offerta globale e a un ulteriore calo dei prezzi del petrolio, con i minimi in 12 anni di USD 26/barile recentemente registrati. I livelli record delle scorte e la resistenza dello scisto ora agiscono da principali ostacoli per il prezzo del petrolio.
L’eccesso di offerta globale ha portato a livelli record delle scorte globali da 1,5 a 2 milioni di barili/giorno. Con la decisione dell’Arabia Saudita di perseguire una strategia basata sui volumi (in precedenza possedeva una capacità di riserva globale superiore all’80%), lo scisto statunitense ora è considerato l’unica fonte realmente variabile di offerta, data la sua capacità di adeguare rapidamente la produzione come necessario per  equilibrare il mercato. Tuttavia, per il flagello del mercato petrolifero globale, la produzione di scisto è rimasta resistente con gli operatori che «scelgono con cura» i loro acri più produttivi e il settore che è riuscito a ridurre considerevolmente i costi per ciascun pozzo, accelerare i tempi di ciclo e aumentare la produttività dei pozzi tramite una combinazione di innovazione tecnica e di efficienze associate alla ripetizione di un processo « produttivo ».
Potrebbero occorrere ulteriori cali dei prezzi del petrolio per equilibrare il mercato. Sebbene il netto deterioramento della condizione finanziaria delle società statunitensi di esplorazione e produzione dovrebbe persistere dati i bassi prezzi del petrolio e la riduzione dell’accesso al credito, il riequilibrio tra offerta e domanda si rivela molto più difficile del previsto. Se le riduzioni dei volumi in seguito ai fallimenti di società statunitensi di esplorazione e produzione dovessero risultare insufficienti, vi è il rischio che i tagli alla produzione abbiano luogo troppo lentamente, o non avvengano del tutto. Ciò potrebbe portare a uno scenario nel breve termine in cui i prezzi crollano ai livelli dei costi in denaro, il che spinge verso la cessazione dell’offerta dal mercato, determinando la sua graduale scomparsa come si è verificato storicamente.
Al settore occorreranno prezzi più elevati per resistere nel più lungo termine. Il prezzo del petrolio tende a oscillare tra un eccesso di offerta, in cui i costi in denaro determinano un livello minimo del prezzo (attualmente al di sotto di USD 25/barile) e il prezzo al quale si verifica la soppressione della domanda (c. USD 120/barile). Benché i prezzi possano oltrepassare questo intervallo, nel lungo termine essi presenteranno una
tendenza in linea con il costo marginale della produzione, o il prezzo minimo che occorre al settore a monte per
resistere. Recentemente questo ha subito una flessione, poiché il calo dei prezzi del petrolio ha portato a una deflazione dei costi strutturale e ciclica nell’intera catena di approvvigionamento.
In seguito alla decisione dell’Arabia Saudita di perseguire una quota di mercato, la capacità di riserva globale è scesa al di sotto del 5% della domanda, vicino ai livelli storicamente bassi. Ciò indica che i prezzi del petrolio aumenteranno verso i livelli di costo marginale e oltre, una volta che le scorte saranno state esaurite.
L’equilibrio del mercato petrolifero è fragile e in balia di svariati rischi di coda e ostacoli inconoscibili. L’attuale eccesso globale da 1,5 a 2 milioni di barili/ giorno rappresenta un margine molto ristretto di eccesso di offerta di circa il 2% nel contesto del mercato petrolifero di 94 milioni di barili/giorno. Nella pagina seguente sono evidenziati alcuni dei fattori relativamente imprevedibili che possono causare un passaggio significativo nell’equilibrio del mercato e nel prezzo del petrolio rispetto alle attuali previsioni.
Individuare opportunità all’interno del settore petrolifero europeo. Con il crollo dei prezzi del petrolio di oltre il 60% da metà 2014, il sentiment nei confronti delle azioni petrolifere è chiaramente negativo e il settore non gode di favore. Sebbene vi sia un elevato grado di incertezza in merito all’andamento dei prezzi del petrolio nel breve termine, il mercato dovrebbe muoversi da una posizione di eccesso di offerta a una maggiormente equilibrata entro 12 mesi. Tuttavia, rimane la possibilità di un periodo prolungato di prezzi deboli del petrolio. In coerenza con il proprio
focus sul rischio al ribasso, il team European Equities di Grouppo SYZ è alla ricerca di società con modelli di business
resistenti, in grado di fronteggiare un tale contesto dotate delle seguenti 3 caratteristiche principali, in aggiunta a una
valutazione interessante:
1. Esposizione a una produzione a basso costo : le società con esposizione all’estremità inferiore della curva dei costi del petrolio presentano un vantaggio competitivo sostenibile, poiché sono in grado di generare liquidità e rimanere redditizie anche in scenari di prezzi del petrolio bassi.
2. Esposizione a un rischio geopolitico basso: è prudente evitare le società con operazioni in alcune delle destinazioni turistiche mondiali meno raccomandate, in cui le turbolenze geopolitiche o il cambiamento delle politiche possono estinguere rapidamente il valore del capitale.
3. Bilanci solidi : consentono alle società di superare un calo prolungato dei prezzi del petrolio e offrono il potenziale per trarre profitto da attivi di qualità che possono diventare disponibili a prezzi ribassati. Investendo in società con queste qualità, il rischio al ribasso è ridotto al minimo e fino al punto in cui vi è un rischio asimmetrico al rialzo quando si verifica un aumento dei prezzi del petrolio.
Di fatto, il detto secondo cui «la cura per un prezzo del petrolio basso è un prezzo del petrolio basso» potrebbe essere corretto, poiché il sottoinvestimento odierno nell’intero settore a monte comporterà probabilmente la scarsità di offerta futura, ciò che crea le condizioni affinché il mercato petrolifero possa salvarsi di nuovo grazie allo scisto statunitense.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Petrolio, la produzione saudita torna a crescere ma con qualità peggiori

Greggio, prezzi in balia dei rischi geopolitici

Le scorte sorprendono e il mercato insegue il greggio sempre più in alto

NEWSLETTER
Iscriviti
X