La quiete sul Forex non durerà ancora a lungo

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di Finanza Operativa 21 Aprile 2016 | 15:00

A cura di John J. Hardy, Head of Fx Strategy di Saxo Bank
Negli ultimi giorni, o meglio nelle ultime settimane, il mercato dei tassi di cambio è piuttosto tranquillo. Il tema della divergenza politica – la Fed che innalza i tassi d’interesse mentre la maggior parte delle altre banche centrali continuano con una linea di easing – sembra diventato un lontano ricordo, dato che da marzo, ormai, anche nei cieli americani volano colombe. I titoli rischiosi sono crollati dall’inizio dell’anno, per poi recuperare in qualche modo l’intera perdita grazie all’atteggiamento della Fed. I mercati valutari ne hanno sofferto un po’ meno tra un dollaro USA che si è lievemente indebolito e una consistente ripresa delle valute più rischiose.
Il contributo più importante a questa tranquillità è forse giunto proprio dalla Cina, dove il tasso di cambio USD-Renminbi è rimasto sostanzialmente piatto per settimane, mentre il Paese ha rischiato di far saltare in aria i mercati globali per ben due volte nel corso degli ultimi dodici mesi, tra tentativi di trasformazione del proprio regime dei tassi di cambio e l’indebolimento della valuta. Quest’anno la Cina ha comunque portato avanti un’indiretta svalutazione contro i partner commerciali indipendenti dal dollaro USA.
Ma non lasciamoci ingannare dall’apparente quiete: i prossimi sei o sette mesi dovrebbero portare alcune nuove potenti scosse sui mercati valutari. Il 23 giugno Europa e Regno Unito affronteranno una sfida storica con il voto Brexit: un evento che minaccia di scuotere non soltanto i mercati a livello europeo, ma anche a livello globale. Se il Regno Unito sceglierà di uscire, la Moneta Unica si troverà facilmente sotto pressione mentre la BCE farà fatica ad anticipare i movimenti di un mercato che comincia a porsi degli interrogativi sulle fondamenta stesse del progetto UE. Se gli elettori opteranno per restare, la sterlina vedrà qualche giorno di sole.
Intanto, lo yen resta sui massimi del range su cui si è attestato ultimamente, mentre la BoJ si prepara a dichiarare inaccettabile l’attuale forza della valuta alla riunione della prossima settimana. Piuttosto che perdere tempo con nuovi tagli in area negativa o ulteriori acquisti di asset, la BoJ dovrebbe osare nuove politiche. Come, per esempio, l’elicottero. Anche se per mosse di questo tipo dovremmo aspettare almeno l’estate. Ciò che salta maggiormente all’occhio, in attesa della riunione della BoJ, è tuttavia il record di acquisti speculativi di yen.
L’euro e lo yen sono soltanto comparse di fronte ai due attori protagonisti: il dollaro USA e il renminbi cinese. Proseguono le pressioni per una svalutazione di quest’ultimo. La Cina ha le capacità di mantenere la linea per parecchio tempo, sebbene così non faccia altro che aumentare i costi che dovrà sostenere nel momento in cui agirà.
Per quanto riguarda il dollaro, o la Fed si troverà a dover prendere atto di una continua ripresa dell’economia americana, o gli Stati Uniti trascineranno in basso il resto del mondo davanti a un deterioramento delle prospettive. In entrambi i casi, il dollaro dovrebbe crescere.
Nell’attuale scenario che prevede un congelamento della ripresa americana tra pressioni inflazionistiche nulle, il mercato che prezza ormai un rialzo all’anno dei tassi Fed e le elezioni di novembre che potrebbero vedere il socialista Sanders contro il demagogo Trump, cosa potrebbe andare storto?

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