Le riforme non bastano la Cina manca l’appuntamento con l’Msci

A
A
A
di Finanza Operativa 20 Giugno 2016 | 15:00

A cura di François Perrin, gestore del fondo China Environmental di East Capital 
La revisione annuale degli indici MSCI, a prima vista, è positiva per Pakistan, Argentina e Arabia Saudita, neutrale per Perù e Corea del Sud, e potenzialmente negativa per Cina e Nigeria.
La grande sorpresa. La decisione di MSCI Inc. di non includere la Cina negli indici sui Mercati Emergenti è l’elemento più sorprendente dell’aggiornamento. Sebbene MSCI Inc. riconosca i significativi miglioramenti dell’ultimo anno, come quello cruciale sulla proprietà effettiva, e che alcuni aspetti siano ancora in corso di implementazione, come la questione dell’accessibilità, altri punti cardine come il limite del 20% imposto al rimpatrio del capitale secondo il programma QFII (“Qaulified Foreign Institutional Investor”) oppure la necessità di approvazione preventiva per la registrazione dei prodotti (“clausola anti-competitiva”) dalle borse locali, restano questioni irrisolte. E sarà necessario anche del tempo per determinare l’efficacia dell’implementazione delle nuove regole sul meccanismo di sospensione dei titoli.
Riforme finanziarie importanti come la RQFII (“Renminbi Qualified Foreign Institutional Investor”) e i programmi “Connect”, così come il lancio dello Shenzhen Hong Kong Connect, non vengono presi in considerazione da MSCI Inc. nelle motivazioni a supporto della propria decisione, concentrandosi principalmente sul tema dell’accessibilità nell’ambito del regime QFII. Focalizzarsi solamente su questo aspetto potrebbe indirettamente riflettere le preoccupazioni strutturali di alcuni asset manager riguardo alla loro esposizione nell’ambito del programma QFII e in particolare riguardo alla loro possibilità di ridurre la leva delle proprie esposizioni.
Negli USA, i programmi Stock Connect restano ancora inutilizzati dalla maggior parte degli investitori perché l’impostazione integrata “broker-custodian” non è una pratica di mercato comune e, inoltre, la quota molto ampia assegnata agli Stati Uniti (38 miliardi di dollari) nel regime RQFII è stata annunciata solo poco fa. Questo potrebbe significare che la maggior parte degli investitori basati negli Stati Uniti abbia in mente solo il programma QFII come possibilità di accesso al mercato cinese onshore.
Inoltre, la pre-approvazione per la registrazione dei prodotti è una questione prettamente amministrativa non tale da rendere necessario un ulteriore ritardo di 12 mesi per l’inclusione dei titoli cinesi negli indici MSCI, e si tratta di un tema sollevato recentemente. Anche in questo caso, le nostre discussioni con MSCI Inc. ci hanno portato alla conclusione che alcuni importanti investitori stranieri siano stati colpiti da questo problema e abbiano avuto successo nel presentare questa dinamica a MSCI come caso convincente nelle consultazioni con gli investitori che precedono la revisione annuale. Inoltre, ci saremmo aspettati che una decisione positiva in tal senso avrebbe potuto mettere pressione al regolatore e alle borse per implementare le nuove regole sulla sospensione dei titoli.
Per alcuni versi, il ritardo dell’inclusione negli indici MSCI rispecchia la loro mancanza di fiducia nella trasparenza e nell’efficiente implementazione delle politiche in Cina. Queste preoccupazioni dovrebbero gradualmente attenuarsi man mano che la continua liberalizzazione del conto capitale cinese e l’ulteriore implementazione delle riforme finanziarie vanno avanti. Queste ultime saranno infatti il focus del governo cinese e noi restiamo fiduciosi che lo schema del programma Shenzhen Hong Kong Connect sarà annunciato nelle prossime settimane.
Reazione del Mercato e posizionamento del portafoglio. Alcuni investitori stranieri potrebbero essersi già posizionati nelle scorse settimane, in attesa dell’inclusione negli indici MSCI, tramite il programma Stock Connect, gli A-share ETF e i futures sugli indici A-share ma questi importi restano tuttavia marginali rispetto al turnover giornaliero del mercato onshore. E il riposizionamento degli scambi relativi a questa strategia event-driven avranno un impatto molto significativo sul mercato domestico sottostante. Nel mercato offshore, gli investitori rivolgeranno più probabilmente la loro attenzione ad un certo numero di decisioni fondamentali che devono essere annunciate nei giorni a venire: il meeting della Banca centrale giapponese e della Fed e il referendum britannico sull’uscita dall’Unione Europea.
Oltre al potenziale impatto negativo di questa decisione sul momentum, i mercati domestici continueranno a essere sensibili alle condizioni locali di crescita ai catalizzatori di politiche. Continuiamo a preferire società non a partecipazione statale, attive nei settori della nuova economia. L’esposizione ai trend strutturali come quello delle imprese attive nella protezione ambientale, della crescita, delle capacità di generazione di cassa e della qualità della corporate governance, oltre a valutazioni ragionevoli, restano criteri fondamentali per la scelta delle azioni.
Indipendentemente dalla decisione di MSCI Inc, l’importanza strutturale delle azioni cinesi di classe A non svanirà. La decisione, prima o poi, sarà presa. MSCI ha solo dato ai propri clienti altri 12 mesi per velocizzare lo sviluppo delle loro capacità di ricerca e delle operazioni infrastrutturali (trading, custori, avvovati, etc.) per gestire in maniera adeguata il secondo mercato azionario del mondo. Allo stesso tempo, le riforme finanziarie continuano ad andare avanti essendo di primaria importanza per la Cina, nel suo processo di internazionalizzazione del Renminbi e di riforme strutturali dal lato dell’offerta.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Fineco, lo scettro verde tra le banche-reti

Arabia Saudita negli indici azionari emergenti, a breve anche nei bond?

L’effetto Cina sui mercati

NEWSLETTER
Iscriviti
X