Mercati emergenti la culla delle nuove società globali

A
A
A
di Finanza Operativa 26 Aprile 2016 | 17:00

di Gerald Du Manoir, gestore di portafoglio di Capital Group

Il volto delle imprese globali sta cambiando rapidamente. Certo, ExxonMobil, Coca-Cola e McDonald’s rimangono dei colossi, ma un esercito di nuove società globali si sta rapidamente facendo strada. Molte di queste sono società basate sulle idee (basti pensare a Google o Facebook) o imprese con una soluzione unica ad un problema globale, come il diabete o il cancro. Spesso chiamate multinazionali, queste società hanno un ruolo fondamentale nell’economia globale. Rappresentano l’80% del commercio, il 75% dell’attività di ricerca e sviluppo nel settore privato e il 40% della crescita della produttività a livello mondiale.

Le economie dei Paesi in via di sviluppo stanno diventando una forza formidabile: non più relegate al ruolo di mercati satellite, ormai sono le principali motrici di crescita per molte società globali. La clientela globale ha raggiunto quasi 3 miliardi di persone, mentre nel 1980 ne contava solo 1 miliardo. I consumatori dei mercati emergenti hanno alimentato e rimodellato la domanda, considerando che i giovani consumatori in alcuni Paesi guadagnano più dei loro genitori. Si prevede che i consumi sui mercati emergenti raggiungano 30.000 miliardi di dollari tra 10 anni, pari a quasi alla metà dell’intera spesa globale. I parametri tradizionali come la crescita del PIL o il PIL pro capite non costituiscono più indicatori affidabili delle prospettive di espansione di una società. La ricerca fondamentale riguardante ogni singola società è essenziale.

Per poter prosperare, le società globali devono comprendere i consumatori delle economie emergenti e capire come sviluppare e commercializzare i propri marchi in tali Paesi. Nestlé e Unilever, due delle società globali di maggiore successo nei prodotti di consumo, hanno alcuni marchi presenti a livello globale (tra cui Nespresso di Nestlé e Knorr di Unilever), mentre altri sono destinati solo ai mercati locali. Inoltre utilizzano catene di distribuzione globali e locali. In aggiunta, le multinazionali hanno raggiunto il successo realizzando i prodotti nei mercati emergenti. Il purificatore d’acqua Purelt di Unilever è stato realizzato in India prima di essere venduto in Brasile, Messico, Indonesia e Nigeria. In Cina inoltre Unilever ha creato un brodo in gelatina con il marchio Knorr che è diventato famoso in tutto il mondo.

Solo nell’ultimo decennio abbiamo assistito al cambiamento di dimensioni delle società globali e alla variazione delle dinamiche competitive causati dai rapidi progressi tecnologici e dalla crescita dei mercati emergenti che hanno messo in dubbio le vecchie modalità di condurre affari. Procter & Gamble (P&G), creatore del detergente Tide, dei pannolini Pampers e dei prodotti per la rasatura Gillette, ha avuto difficoltà legati ai prezzi e ad un’attività più centralizzata rispetto ai suoi rivali. Trovandosi ad affrontare la stagnazione delle vendite, P&G ha ceduto marchi in tutto il mondo per favorire la redditività. Non riuscire a identificare le tendenze a livello regionale può costare caro. Nokia, che un tempo dominava il mercato della telefonia mobile in India, ha visto scendere la propria quota di mercato dopo che un nuovo operatore locale ha lanciato cellulari con due SIM.

Alcune società nei mercati emergenti stanno diventando importanti attori sulla scena globale. Tencent, la più grande società cinese di social networking e online gaming, è una delle imprese di internet di maggior valore al mondo. Recentemente ha iniziato ad espandersi all’estero, generando il 7% dei propri ricavi annui al di fuori della Cina. Huawei Technologies, un’altra società cinese, è riuscita a diventare il più grande produttore al mondo di attrezzature per le telecomunicazioni e il terzo produttore al mondo di smartphone dopo Apple e Samsung.

Secondo Boston Consulting Group, dal 2003 al 2013 il numero di società con più di un miliardo di dollari di ricavi annui è aumentato di sei volte in Asia, dove supera 1.000 unità, e quasi raddoppiato in America Latina, Africa e Medio Oriente, dove sono più di 700.  Per gli analisti che hanno il compito di selezionare le società da inserire nei portagli d’investimento questo significa che occorre coprire sia le società globali sia le società locali che stanno diventando dei competitor sempre più forti. Ad esempio, non si può più far riferimento solamente alla crescita organica. Questo può andar bene in un periodo di bassa volatilità dei cambi, ma nel mondo di oggi, in cui le valute sono così volatili, può essere fuorviante.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Gli Etf arricchiscono le big tech. Da sole capitalizzano quasi il 40% del Nasdaq

Disinvestire dalle big tech? Prematuro, nonostante le nuvole all’orizzonte

Dopo Tesla anche Apple è pronta a comprare Bitcoin?

NEWSLETTER
Iscriviti
X