I computer dominano i mercati finanziari

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di Finanza Operativa 18 Luglio 2016 | 13:30

A cura di Daniele Bernardi, Ad Diaman Scf

Oltre il 70% delle transazioni sulle borse sono eseguite da sistemi di trading algoritmico automatico.

E’ difficile da credere, ma i dati diramati da Wall Street e le analisi che durante gli anni sono state esposte al convegno QUANT lo evidenziano con molta forza.

Nel lontano 2009 mi ricordo che alla nostra conferenza annuale aveva partecipato ITC, uno dei principali broker algoritmici al mondo. (continua)

Yossi Brandes, managing director della società spiegava che i grossi istituzionali e i grossi fondi di investimento li utilizzano per spalmare gli ordini di acquisto e vendita durante la giornata e ottimizzare così l’entrata e l’uscita dai mercati.

Questo significa che i grossi ordini sono tutti gestiti dal computer, che spalma gli ordini durante la giornata per ottimizzare il prezzo di acquisto o di vendita e per non impattare più del dovuto sul mercato.

Ma ci sono ovviamente molte altre strategie quantitative automatiche che entrano sul mercato all’accadere di un determinato evento o in base a delle regole prestabilite.

Una di queste strategie si basa sulla cosiddetta Machine Learning, ovvero sulla capacità dei computer di comprendere in pochi millisecondi se una notizia che esce sul mercato è positiva o negativa e di conseguenza immette un ordine di acquisto o di vendita in modo totalmente automatico.

In questi giorni ho partecipato ad una conferenza organizzata da UNICOM a Londra focalizzata proprio su Artificial Intelligence, Machine Learning e Sentiment Analysis.

Pensate che ci sono casi di titoli che dopo sette secondi dall’uscita di una news, era già cresciuta del 4%, rendendo di fatto vano agli operatori che leggono le notizie su Bloomberg o altri provider di notizie la possibilità di speculare sulla velocità di lettura umana.

Per una persona è impossibile leggere una notizia in 7 secondi, figuratevi anche impartire gli ordini di acquisto o di vendita.

Un’altra strategia che hanno presentato è basata sulla cosiddetta sentiment analysis, ovvero sull’analisi dei dati derivanti dai social network e di conseguenza decidere se investire o meno su un determinato titolo, e non solo, di capire se sta succedendo qualcosa di particolare ad un titolo e di focalizzarsi sui titoli maggiormente interessanti del momento.

A tal proposito ho visto due piattaforme gratuite molto interessanti, una si chiama sentiti.com e l’altra stocktwits.com

Entrambe sono piattaforme open source che permettono di analizzare i dati provenienti dal web o dai giornali specializzati per comprendere meglio le dinamiche comportamentali dei mercati e dei titoli in particolare.

Quindi cari gestori discrezionali, fare scelte basate sui bilanci e sui dati prospettici delle società non basta più, è necessario comprendere il sentimento del mercato, altrimenti potreste pensare che un titolo sia ottimo per l’investimento, ma se tutto il mondo pensa il contrario perché sa qualcosa che a voi sfugge, magari investirci potrebbe rivelarsi devastante.

Certo è che lo spazio lasciato alla improvvisazione si sta sempre più rimpicciolendo, e per stare a passo con i tempi e offrire un rendimento adeguato richiede sempre più conoscenza, informazione e investimenti in tecnologia.

E voi siete pronti a queste nuove sfide?

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