Non ci sarà recupero economico nel 2016 a livello internazionale

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di Finanza Operativa 24 Maggio 2016 | 16:00

In occasione del workshop sui mercati finanziari organizzato a Milano da Lemanik, Maurizio Novelli, gestore Lemanik global strategy fund, ha posto l’attenzione sulla persistente crisi economica internazionale, ritenuta da molti transitoria, ma che invece rischia di confermare un quadro macroeconomico particolarmente preoccupante che si protrarrà a lungo. Mentre Fabrizio Biondo, gestore del comparto Lemanik Active Short Term Credit, si è soffermato sull’importanza delle strategie alternative nel contesto attuale, e Stefano Andreani, gestore azionario Italia Lemanik, ha illustrato la situazione del mercato italiano in ripresa e le strategie indispensabili per muoversi sull’azionario Italia.
“Il recupero economico della seconda metà dell’anno, che gli investitori scontano ormai sistematicamente da tre anni, non è garantito”, spiega Novelli. “I meccanismi alla base del rallentamento, ormai in corso dal 2015, non sono fenomeni di breve periodo perché si basano su fattori di natura strutturale. In particolare, i mercati emergenti, dopo la crisi del 2008, hanno impresso una forte spinta al credito e alla crescita per cercare di contrastare il deleverage in corso in Europa e negli Stati Uniti. Grazie a questo stimolo, guidato dalla Cina, il mondo ha evitato di ricadere in recessione, ma è rimasto ancorato alla crescita cinese e agli stimoli americani per cercare di sfuggire ad una stagnazione globale”.
Inoltre, le recenti politiche della Fed, tendenti a portare a tassi più alti, hanno impresso una rivalutazione della moneta americana con conseguenti danni all’indebitamento in dollari dell’area degli emergenti che hanno iniziato ad adottare significative svalutazioni monetarie, inducendo l’aumento del costo del debito. Nell’agosto scorso la Cina ha abbandonato il cambio fisso con il dollaro e la fase di deleverage dell’economia cinese si è aggiunta a quella in corso in tutta l’area.
“Questo fenomeno è solo nella sua fase iniziale e non è temporaneo”, spiega Novelli, ” negli Stati Uniti hanno iniziato a risentirne dalla fine dello scorso anno, in Giappone dall’estate scorsa, mentre l’Europa ne risentirà tra circa sei mesi. Nel frattempo i principali driver della crescita Usa, come i settori energia e auto, hanno iniziato a cedere: nonostante la piena occupazione i consumi si sono rivelati sorprendentemente deboli anche con il calo dei prezzi energetici”.
Secondo Biondo, in caso di una nuova recessione, la cui probabilità sta aumentando per i prossimi due anni, le banche centrali potrebbero utilizzare misure sempre più spregiudicate, inclusa la cancellazione del debito pubblico detenuto o il trasferimento a pioggia di denaro al settore privato (“QE for the people”), mentre tassi di riferimento molto negativi appaiono meno probabili per le distorsioni indotte dentro il sistema finanziario. Le conseguenze sui mercati tradizionali sarebbero molto pesanti, imponendo un ricorso sempre maggiore a investimenti alternativi e a investimenti protettivi contro scenari estremi.
Sul fronte del mercato italiano, Andreani ritiene invece che, seppur all’interno di un contesto macro globale complicato, si stia vivendo una fase di ripresa, dopo i crolli avvenuti durante la recessione. L’Italia si trova in una fase del ciclo interno ancora molto giovane, considerato che il 2016 sarà solo il secondo anno di crescita positiva, anche se lenta, dopo anni di recessione. I consumi e gli investimenti sono in fase di crescita, ma con molto spazio di miglioramento da questi livelli.
In questo scenario, all’interno di una buona strategia sull’azionario Italia, occorre attuare: un approccio attivo con la selezione delle migliori idee di investimento all’interno di un universo investibile più ampio; una costante esposizione a società di qualità con valutazioni ragionevoli, capaci di sfruttare la forza del proprio posizionamento e business model per generare utili e, infine, un approccio dinamico, in grado di sfruttare la volatilità per cogliere le opportunità che brusche inversioni di sentiment in un senso o nell’altro possono creare. L’asset class azionaria anche nelle fasi più volatili conserva un elevato grado di liquidità e permette quindi di avere un approccio dinamico oltre che attivo, adattando le strategie per cogliere le opportunità che sempre si presentano.

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