L’Europa nell’incertezza fa il countdown (non solo sulla Brexit)

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di Finanza Operativa 21 Giugno 2016 | 16:30

a cura di Pierre Olivier Beffy, chief economist Exane Bnp Paribas

Non mi piace iniziare la mia e-mail settimanale con tali toni ma sfortunatamente ciò sta diventando sempre più frequente negli ultimi anni. I nostri pensieri vanno alle vittime degli orrori di Orlando, alla coppia uccisa in Francia, al ministro britannico Jo Cox e alle loro famiglie.

La scorsa settimana, si è tenuta la nostra annuale CEO conference a Parigi. Dal lato macro, gli investitori sono principalmente focalizzati sul referendum nel Regno Unito. Molto è stato detto su questo tema. Numerosi opinionisti britannici si aspettano una vittoria finale del “Remain” sulla base di quanto è accaduto in occasione dei precedenti referendum in cui il supporto sul mantenimento dello status quo era stato sottostimato nei sondaggi. A questo punto, la campagna elettorale ha ridotto la proporzione di indecisi (dal 20% nel 2015 al 10% circa oggi), ma tuttavia non è chiaro dai sondaggi se una fazione sia dominante al momento (anche se va evidenziato che nelle scorse due settimane c’è stato un incredibile spostamento verso il lato “Leave”). Dal momento che il risultato è digitale, gli investitori hanno continuato a vendere gli asset più rischiosi la scorsa settimana.

Il countdown finale inizia questa settimana. In primo luogo, diversamente dalle elezioni generali dello scorso anno, non ci sarà un exit poll ufficiale in parte perché i sondaggisti non hanno ben chiaro come realizzare le proiezioni. Probabilmente, ci saranno dei poll privati ma la loro affidabilità è alquanto discutibile. Potremmo avere una buona indicazione dell’esito finale da ognuno dei circa 400 seggi intorno all’una e mezza di venerdì mattina, mentre la maggior parte dei voti saranno noti intorno alle 3-4. Tuttavia, il risultato finale sarà ufficializzato solo entro le 6-7 del mattino.

In occasione della nostra CEO Conference, abbiamo avuto il piacere di discutere sul referendum del Regno Unito con Emmanuel Macron, il ministro francese dell’Economia e dell’Industria. Nel caso vincesse il fronte “Bremain”, il ministro ha insistito sul fatto che l’Europa non può estendere lo status privilegiato del Regno Unito ad altre nazioni. Nel caso vincesse il fronte “Brexit”, invece, Macron ha sottolineato che il risultato comporterà delle difficoltà per il Regno Unito. Più in generale, Macron pensa che c’è bisogno di un maggiore impulso sul progetto europeo con l’obiettivo di riconciliare le persone con il concetto di Europa.

A nostro parere, tutto ruota per il momento sul referendum ma l’Euroscetticismo sta aumentando in tutta Europa. Sebbene i partiti euroscettici siano comunque ancora lontani dall’avere una maggioranza forte in tutti i Paesi europei, il verificarsi congiunto di diversi fattori come la stanchezza nei confronti della vecchia classe politica, i casi di corruzione in alcune nazioni e, in particolare, la crisi dei rifugiati, sta facendo aumentare il malcontento nell’Unione Europea. L’Ungheria ha registrato un aumento delle richieste di asilo del 314% mentre in altre nazioni, come la Grecia, i flussi migratori sono diventati insostenibili (si veda il grafico sottostante).

Il prossimo evento politico in programma saranno le elezioni generali del 26 Giugno in Spagna. Tuttavia, data la frammentazione politica che caratterizza questa nazione, le probabilità che un partito vinca con un risultato netto sono basse. A nostro parere, il referendum italiano di ottobre sarà il prossimo grande test per l’Europa. I sondaggi rimangono incerti. Il Primo Ministro Matteo Renzi ha promesso di dimettersi in ottobre qualora la riforma costituzionale non dovesse passare. La vittoria del “No” porterebbe inevitabilmente a un incremento dell’avversione al rischio in quanto fermerebbe l’iter delle riforme in Italia. Nel caso la riforma passasse, molto probabilmente Renzi sfrutterebbe l’occasione per indire le elezioni, forse nel primo semestre del 2017, dando così una guida solida al Partito Democratico.

Nel complesso, la frammentazione politica in Europa è in corso. La mancanza di un solido framework istituzionale a livello europeo, la debolezza della leadership politica, la maggiore incertezza economica per la classe media e le paure scatenate della crisi dei migranti rappresentano un pericoloso cocktail geopolitico nel lungo termine. Il referendum nel Regno Unito è, in un certo senso, l’emblema dell’incertezza politica che caratterizzerà i prossimi anni.

 

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