Il Pil cinese accelera, ma solo grazie agli stimoli

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di Finanza Operativa 19 Luglio 2016 | 10:30

di Craig Botham, Emerging Markets Economist, Schroders

La crescita del Pil cinese è rimasta invariata nel secondo trimestre del 2016, attestandosi al 6,7% su base annuale, pur avendo accelerato su base trimestrale all’1,8%, dall’1,2% precedente. Il dato, insieme agli altri sull’attività economica di giugno, ha sorpreso i mercati, suggerendo che gli interventi di stimolo abbiano in effetti dato supporto alla crescita.

L’analisi del dato disaggregato per settore mostra un’accelerazione delle industrie primarie e secondarie, o della “vecchia” Cina, con il comparto terziario in lieve rallentamento. Ciò contraddice l’idea che il Paese sia in una fase di transizione verso un nuovo modello di crescita e lascia intendere che, al momento, proprio la crescita e la stabilità prevalgano sulla necessità di riformare l’economia.

Sottolineeremmo, comunque, che nello stesso periodo dello scorso anno si registrava un grande contributo dal settore dei servizi, grazie al boom del mercato azionario, quindi una certa correzione era inevitabile. La crescita dei servizi continua ad ogni modo a superare quella del manifatturiero e di altre aree.

Guardando agli altri dati ad elevata frequenza pubblicati insieme al PIL, sembra che sia stata una combinazione tra spesa in infrastrutture e in immobiliare a sostenere l’attività economica nella maggior parte degli altri settori. I collegamenti sarebbero infatti evidenti nell’accelerazione degli investimenti in infrastrutture, che ha spinto la produzione industriale, mentre le forti vendite immobiliari hanno dato una mano alle vendite al dettaglio, che a giugno hanno segnalato un lieve rimbalzo.

Tuttavia, gli investimenti immobiliari hanno rallentato significativamente (al +3,6% a/a rispetto al +6,5% precedente), mentre quelli manifatturieri in verità hanno mostrato una leggera contrazione, forse riflettendo la riduzione della capacità produttiva inespressa, ma anche la propensione agli investimenti dei privati, molto diminuita. Infatti, gli investimenti del settore privato (che contano per il 60% del totale) crescono ora dello 0% contro il 10% segnato a fine 2015.

Questo quadro indica rischi e sfide per il terzo trimestre. L’economia cinese sembra sempre più dipendente dagli stimoli di bilancio, per poter continuare a crescere. Gli indicatori del debito pubblico sono abbastanza bassi da poter dare ancora supporto per un po’, ma con l’apparente raffreddamento del settore immobiliare, affinché la crescita prosegua ai tassi attuali, saranno necessari iniezioni di liquidità sempre più importanti, e sempre più credito erogato da un settore finanziario dove i rischi non mancano. Insomma, nessun atterraggio brusco per la Cina, ma la dipendenza da un solo motore di crescita può solo aumentare i rischi per le prospettive economiche del gigante asiatico.

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