Come investire sui mercati emergenti: l’analisi di Amundi

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di Finanza Operativa 25 Maggio 2016 | 12:30

A cura di Amundi
Il termine “mercati emergenti” lascia a desiderare. Ѐ fuorviante perché tende a raggruppare Paesi che hanno caratteristiche e realtà economiche molto diverse. Inoltre, non prende atto degli straordinari progressi compiuti da alcuni di loro. Infine, alcuni di questi Paesi sono ormai meglio posizionati dei cosiddetti Paesi “sviluppati”. In realtà, sia il termine “Paese emergente“, sia il termine “Paese sviluppato” generano confusione, soprattutto nella situazione  odierna che richiede, e persino domanda, un’analisi del valore relativo, fuori benchmark, tanto sono ampie le divergenze e tanto sono dissimili le caratteristiche dei vari Paesi. Esistono diversi metodi tradizionali per investire nei mercati emergenti:
Sistema tradizionale #1: approccio per blocchi o indici Questo approccio contrappone il blocco dei Paesi emergenti a quello dei Paesi sviluppati. Tale contrapposizione è ormai obsoleta. Le divergenze tra Paesi del medesimo blocco, il fatto che alcuni Paesi emergenti godano di miglior salute rispetto ad altri … tutto ciò richiede un’analisi più dettagliata.
Sistema tradizionale #2: approccio per regioni Questo approccio è inadeguato anche se vi sono alcune caratteristiche comuni all’interno delle regioni: l’Asia consumatrice di materie prime, I Paesi del Golfo produttori di petrolio, i Paesi emergenti europei saldamente “incollati” all’UE passare da una regione a un’altra per quanto riguarda gli investimenti non è sconsigliabile, ma si può fare di meglio.
Approccio tradizionale # 3: approccio per indici e sottoindici Questo approccio richiede l’adozione di concetti come i BRICS, i Next11, i Paesi di “Nuova frontiera”. Tuttavia, queste non sono delle vere e proprie tipologie, sono indici non omogenei e senza altra logica se non il loro grado di sviluppo economico e finanziario. A volte fortemente diversificati, questi indici non consentono un’ottimizzazione dei temi d’investimento.
I “BRICS” : Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica: senza dubbio una bella idea in termini di comunicazione – di per sé questo acronimo raggruppa i Paesi più grandi – ma non si tratta né di una realtà politica, né economica… l’idea di passare da un Paese all’altro è poco interessante perché il portafoglio è troppo concentrato, con troppi rischi specifici;
I “Next 11” : Bangladesh, Egitto, Indonesia, Iran, Messico, Nigeria, Pakistan, Filippine, Turchia, Coread del Sud e Vietnam;
I Paesi detti di “Nuova frontiera”, facenti parte della prossima ondata di Paesi emergenti. L’indice “MSCI New Frontier” comprende 25 Paesi: Argentina, Bahrein, Bangladesh, Bulgaria, Croazia, Estonia, Giordania, Kazakistan, Kenya, Kuwait, Libano, Lituania, Mauritius, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Romania, Serbia, Slovenia, Sri Lanka,  Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Ucraina, Vietnam.
L’approccio Amundi : classificazione “factor-investing” Abbiamo condotto diversi studi per classificare i Paesi emergenti, ma due, in particolare (pubblicati nel 2012 e nel 2014), meritano la nostra attenzione, e sono stati ripresi in diversi numeri di questa pubblicazione mensile. Ricordiamone i principi fondamentali:
Uno scoring permette di classificare i Paesi analizzati in base a diversi criteri: crescita, inflazione/deflazione, vulnerabilità finanziaria…
Un’analisi statistica basata sulla prossimità economica permette poi di riunire i Paesi in gruppi omogenei con fattori in comune.
Il nostro approccio è originale perché supera la logica del benchmark, della zona e della regione. Dal 2014, per quanto riguarda il nostro approccio relative value, consigliamo di investire nei Paesi che hanno una crescita autonoma, nei Paesi consumatori di materie Prime, nei Paesi con una bassa vulnerabilità esterna e, se possibile, nei Paesi con una divisa sottovalutata. In questa fase ha senso monitorare da vicino i Paesi produttori di materie prime, finora penalizzati e con una divisa fortemente sottovalutata.
Il contesto internazionale consente agli investitori di riprendere gradualmente a investire nelle classi di attivi dei mercati emergenti e di fare attenzione alle loro attuali valorizzazioni. Concludiamo con 4 raccomandazioni:
1. Fare attenzione ai flussi di capitale che si stanno dirigendo di nuovo verso i Paesi emergenti e che possono essere molto importanti vista la sottoponderazione massiccia delle classi di attivi dei Paesi emergenti nei portafogli internazionali
2. Fare attenzione al posizionamento dei portafogli internazionali
3. Essere positivi nei confronti di tutte le classi di attivi dei Paesi emergenti: obbligazioni (sia in valuta locale, sia in valuta forte), azioni e valute
4. Rimanere selettivi e reattivi: i Paesi emergenti non possono essere considerati un blocco, e alcuni di essi presentano dei rischi specificii, com’è il caso del Brasile (vedere l’apposito articolo di approfondimento).

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