Le implicazioni del referendum inglese sull’Ue

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di Finanza Operativa 25 Maggio 2016 | 15:30

Il prossimo 23 giugno gli elettori britannici saranno chiamati a decidere se la Gran Bretagna continuerà a far parte o
meno dell’Unione Europea, una partnership unica di natura economica e politica tra 28 paesi europei. In qualità di
importante contribuente dell’Unione, e considerato che l’Europa è la terza economia mondiale, un voto britannico
favorevole all’uscita dal blocco europeo (la cosiddetta Brexit) presenta sicuramente implicazioni importanti per
l’Europa, per i mercati finanziari e per gli investitori di tutto il mondo.
Un’analista del debito sovrano, un esperto di investimenti immobiliari in Europa e un macroeconomista di Natixis
Global Asset Management esprimono il proprio punto di vista in merito. “Come sottolineano i nostri specialisti degli investimenti, il voto brittanico e la possibilità di una Brexit creeranno in ogni caso momenti di volatilità sui mercati” – sottolinea Antonio Bottillo, Country Head ed Executive Managing Director per l’Italia di Natixis Global Asset Management. “Nessuno può essere in grado di prevedere con certezza l’esito della consultazione. Ecco perché gli investitori di lungo periodo dovrebbero, a mio avviso, cercare di guardare oltre l’evento in sé e gli alti e bassi dei mercati, evitando di farsi sopraffare dall’emotività nelle proprie scelte di investimento. Definire un chiaro piano finanziario in base alle proprie reali necessità ed esigenze, farsi aiutare da un consulente finanziario e rimanere  coerenti con i propri obiettivi di investimento può certamente aiutare a costruire portafogli più robusti in grado di affrontare diverse condizioni di mercato”.
Laura Sarlo, CFA®, Senior Sovereign Analyst, Loomis, Sayles & Company. L’imminente referendum britannico sulla permanenza in Europa sembra essere una competizione sul filo del rasoio. Sebbene i mercati finanziari ne abbiano già avvertito l’impatto in qualche misura, un voto favorevole all’uscita dall’Europa provocherebbe ulteriori turbolenze sui mercati globali nel corso di quest’estate. I mercati dovranno affrontare almeno due problemi in relazione alla possibile Brexit.
Innanzitutto, i mercati finanziari non sono molto bravi nel prezzare i rischi politici. La formazione e l’esperienza di molti operatori del mercato è più orientata al prezzare i rischi finanziari “comuni”, come il rischio di credito, di scadenza o di inflazione, rispetto al rischio politico.
In secondo luogo, l’utilità dei sondaggi britannici è in dubbio. I sondaggi svolti prima delle elezioni generali di maggio mostravano un quadro che si è poi rivelato molto lontano da quello reale. Secondo gli ultimi sondaggi pre-elettorali, i Conservatori e i Laburisti erano essenzialmente a pari merito, e sembrava che nessuno dei due partiti avrebbe ottenuto un numero sufficiente di seggi per andare al governo senza la necessità di formare una coalizione. In realtà, poi, i Conservatori hanno vinto le elezioni con un vantaggio di sei punti percentuali, una maggioranza sufficientemente ampia per governare in autonomia.
Alla luce di tali problemi, ecco alcune delle mie osservazioni:
• Nel caso prevalgano i voti favorevoli all’uscita, prevediamo bruschi movimenti sui mercati finanziari globali.
• È probabile, inoltre, che le agenzie di rating del credito penalizzino il Regno Unito nel caso di un voto per la Brexit.
• Nel 2016, abbiamo assistito finora ad una certa pressione al ribasso per la sterlina britannica. È probabile che ciò sia associato, in parte, al rischio “Brexit” e, in parte, all’indebolimento del supporto dei tassi d’interesse alla sterlina a  pronte della riduzione delle aspettative dei mercati per un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Banca d’Inghilterra.
• Abbiamo anche assistito alla sottoperformance dei titoli bancari britannici rispetto ai loro concorrenti, poiché molti prevedono che il settore finanziario sarà negativamente condizionato da un potenziale voto favorevole all’uscita.
• In tal caso, il settore britannico dei servizi finanziari sarebbe probabilmente costretto a subire costi di transazione più elevati in tutta Europa rispetto all’attuale condizione nell’ambito del Mercato Unico Europeo.
Concordiamo con le aspettative di mercato secondo cui le trattative post-Brexit sarebbero confusionarie e prolungate (almeno 1-2 anni), il che creerebbe un terreno fertile per oscillazioni tumultuose sui mercati finanziari. In ultima istanza, ci aspetteremmo che le trattative possano dare vita ad un nuovo rapporto tra il Regno Unito e  l’Europa (alcuni analisti hanno esaminato il rapporto tra l’UE e la Norvegia o la Svizzera come possibili modelli in tal senso). Prevedremmo continui legami commerciali e finanziari, sebbene con costi di transazione eventualmente maggiori in qualche misura. Inoltre, prevedremmo che il Regno Unito rimanga un paese dal credito sovrano solido, con una buona struttura di policy-making capace di sostenere un’economia dinamica concorrenziale sullo scenario globale.

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