Agli sgoccioli il rally delle materie prime e delle commodity currencies?

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di Finanza Operativa 31 Marzo 2016 | 17:00
a cura di A. Masset e Y. Quelenn analisti di Swissquote

A trimestre praticamente concluso, possiamo ormai affermare che il quadro economico globale è risultato piuttosto favorevole all’apprezzamento delle cosiddette commodity currencies come il dollaro canadese e quello australiano. Quest’ultimo in particolare, grazie anche alla parziale retromarcia della Fed, ha cavalcato fino in fondo il rally delle materie prime e in particolare dei minerali ferrosi (+66% da dicembre, uno degli asset che hanno messo a segno il maggior rialzo del 2016) sulle speranze di un miglioramento delle condizioni economiche della Cina, primo Paese per importazioni.

Anche l’oro si è rivelato una scommessa vincente  (da 1051 a 1284 dollari per oncia dal primo gennaio) sulle incertezze generali, e le quotazioni del petrolio sono aumentate del 50%. Il risultato di questi processi è che i trader di tutto il mondo si sono posizionati lunghi sulle commodity currencies, portando l’Aussie sui massimi degli ultimi mesi contro il dollaro Usa.
Noi tuttavia riteniamo che questa euforia non sia più giustificata dal momento che i fondamentali non supportano una crescita ulteriore rispetto ai prezzi attuali. La domanda cinese è infatti stata sovrastimata, pertanto ci si attende quanto meno una stabilizzazione dei corsi con un conseguente consolidamento dei livelli del Dollaro australiano, per quanto non si esclude che il momento positivo possa proseguire nel breve. Anche il Dollaro neozelandese sta testando una resistenza chiave a 0,6897 contro il biglietto verde, nonostante riteniamo che occorra molta cautela, considerando l’orientamento ribassista della banca centrale e il probabile ritracciamento delle materie prime.
Non crediamo che la pubblicazione dei dati macroeconomici di Ottawa oggi possano influire sul Loonie più di quanto possano le sfumature della politica monetaria americana. Come andiamo dicendo da un po’ di tempo, i rialzi annunciati dalla Fed sono stati stimati per eccesso, senza tenere in giusta considerazione la debolezza dell’economia a stella e strisce. Ecco perchè riteniamo che quest’anno non vi sarà alcun rialzo ulteriore. Di conseguenza ci aspettiamo un rafforzamento della valuta canadese a 1,2900.

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