Renzi a San Pietroburgo: accordi in vista con la Russia di Putin?

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di Finanza Operativa 23 Giugno 2016 | 13:00

I rapporti economici tra Russia e Italia, dopo un periodo di incertezza, dovuta in larga parte a causa delle sanzioni verso la Russia, sono ripresi al meglio. La prova lampante è data dal fatto che Matteo Renzi, da San Pietroburgo ha dichiarato che chiederà formalmente alla Ue di ridiscutere le sanzioni adottate dall’Unione in risposta alla crisi ucraina. Il premier lo dichiara in conferenza stampa dopo il bilaterale con Putin a margine del Forum economico di San Pietroburgo.  Del resto che l’Italia avesse queste intenzioni era già piuttosto evidente già nel corso dei mesi scorsi. Bisogna infatti riconoscere che le pesanti sanzioni verso la Russia, hanno colpito e indebolito alcune economie europee. Al centro di questo discorso rimane la posizione della Russia nei confronti della crisi ucraina.

Nonostante questo, Renzi ha evidenziato la necessità di uno sforzo comune per il riavvicinamento tra Russia e Ue, partendo dal rispetto dei trattati di Minsk. Naturalmente l’ago della bilancia è rappresentato come sempre dagli Stati Uniti. In questo momento, con gli Usa in piena campagna elettorale, bisogna stare molto attenti alle dichiarazioni ufficiali. Le dichiarazioni di Putin in termini di apertura possono sicuramente dare maggiore brillantezza agli scenari dei mercati europei, che al momento si trovano in fase di stallo, soprattutto per via del Regno Uniti e del suo referendum per il Brexit.

La Russia non vuole contrapposizioni, ma Putin critica la regia americana dietro le posizioni dell’Europa. Clima solo in apparenza disteso, quello che accusa gli Stati Uniti di voler dare lezioni, pur condizionando e influenzando in maniera evidente i rapporti dell’Ue con il paese ex sovietico. E’ chiaro che le sanzioni che colpiscono la Russia hanno un potente e pesante contraccolpo che raggiunge tutte le principali economie europee. L’Italia in particolare risente di questo tipo di climax. Si parla anche con toni piuttosto forti di “una nuova guerra fredda”, che per Matteo Renzi è invece assolutamente fuori questione. “Noi abbiamo bisogno di considerare che la parola guerra fredda non può stare nel vocabolario del terzo millennio. E’ fuori dalla storia, fuori dalla realtà ed è inutile. Noi abbiamo bisogno che Ue e Russia tornino ad essere buoni vicini di casa. Russia ed Europa condividono gli stessi valori”.

La volontà italiana è quella di rafforzare la sua presenza economica in Russia. E sarebbe felice che le sue tecnologie per l’agricoltura fossero applicate in Russia per rafforzare quel legame finché persiste il bando di Mosca sui cibi della Ue”. Detto questo, intanto da San Pietroburgo, arrivano buoni segnali, almeno per quanto riguarda l’Italia. Un summit che ha visto sfilare qualcosa come 600 aziende russe e ben 500 società di 60 paesi diversi. Interessante sottolineare anche la presenza dell’americana Exxon Mobil, presente per parlare di accordi futuri in campo energetico e non. Su tutti però si nota la presenza dell’Italia, visto che i vertici Pirelli, Eni, Leonardo e Banca Intesa, rappresentano solo una piccola avanguardia rispetto alle oltre cento aziende, di piccola e media grandezza presenti a San Pietroburgo. Tutto questo per dire che l’Italia di Renzi e la Russia di Putin sono sempre più vicine a un accordo storico per quanto riguarda il futuro prossimo e imminente.

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