Brexit: cosa ci attende nei prossimi 12 mesi?

A
A
A
di Finanza Operativa 24 Giugno 2016 | 15:00

di Stefan Kreuzkamp, Chief Investment Officer di Deutsche AM

La reazione iniziale del mercato: questa mattina la sterlina britannica (GBP) nei mercati asiatici ha perso valore rispetto al dollaro statunitense (USD), scendendo ai livelli del 1985, trascinando con sé l’euro (EUR). Le valute tradizionalmente percepite come “porto sicuro”, e lo yen giapponese (JPY) in particolare, si sono rafforzate, nel segno di una diminuzione della propensione al rischio globale. I mercati azionari locali hanno ceduto terreno sulla scia delle crescenti preoccupazioni globali di crescita. I cali più grandi sono attesi in U.K. e nei mercati europei. I paesi con stretti legami economici con il Regno Unito, come l’Irlanda, sono particolarmente vulnerabili. La Banca d’Inghilterra (BoE) ha già annunciato che fornirà il supporto di liquidità necessario; altre banche centrali hanno indicato il loro supporto. Una prima risposta dai leader dell’Unione Europea (UE) è prevista nelle prossime ore.

Cosa aspettarsi: i prossimi 3 mesi

La politica: David Cameron aveva precedentemente dichiarato che sarebbe rimasto come primo ministro in caso di Brexit, ma è probabile che sia rapidamente deposto dal partito conservatore, e quindi come primo ministro. È probabile un prossimo leader euroscettico, che probabilmente complicherà le discussioni iniziali su come “uscire” dall’UE. La domanda immediata è quando attivare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, per avviare cioè formalmente il processo di Brexit. In teoria, Il Regno Unito potrebbe avviare deliberazioni di qualche settimana o mese prima di questo passo, ma la pressione dei mercati finanziari e degli altri leader europei potrebbero imporre una dichiarazione rapida. L’UE dovrebbe adottare una posizione negoziale dura, in parte per contrastare i sentimenti anti-europei di altri Stati membri, ma anche perché l’Inghilterra ha bisogno senza dubbio di stringere un accordo in tempi più settari di quanto ne abbia bisogno l’Unione europea. La Bank of England sembra ben preparata per gestire le reazioni estreme di mercato, non da ultimo in quanto potrebbe accedere a valuta estera attivando linee di swap con la Banca centrale europea (BCE) e la Federal Reserve.

Sul più lungo termine, la BoE potrebbe tagliare i tassi per sostenere l’economia inglese; un quantitative easing potrebbe essere di fatto necessario. Tuttavia, potrebbe affrontare un dilemma se un calo del GBP provoca un rialzo dell’inflazione. Il nuovo Cancelliere (chiunque sia) si troverà ad affrontare decisioni difficili sull’austerità e sulla necessità di uno stimolo fiscale.

Le classi di attività: ci aspettiamo che il deflusso di capitali metta ulteriore pressione sul GBP rispetto allo USD. L’Euro è destinato a rimanere debole, mentre la Borsa inglese e altri mercati azionari saranno spinti al ribasso. Tuttavia, i più grandi esportatori UK potrebbero sovraperformare rispetto alle altre aziende inglesi sulla base della convinzione che una sterlina più debole potrebbe eventualmente incrementare le loro esportazioni. Nel resto d’Europa le attività più rischiose, dai mercati finanziari sia sul reddito fisso che sulle azioni, così come le obbligazioni ad alto rendimento nella zona Euro e i titoli di Stato della periferia dell’Eurozona rischiano di rimanere sotto pressione. Molto dipenderà da quanto velocemente le istituzioni europee saranno in grado di ripristinare la fiducia. In questo contesto, tutti i prossimi eventi politici nella UE assumeranno un significato maggiore, a partire dalla prossime elezioni in Spagna di domenica.

Cosa aspettarsi: 3-12 mesi

La politica: ai sensi dell’articolo 50, il Paese che lascia “non deve partecipare alle discussioni del Consiglio europeo […] o alle decisioni che lo riguardano.” Questo significa che il primo ministro del Regno Unito dovrà fare affidamento su un ciclo di negoziati bilaterali con altri leader europei. Persisterà una notevole incertezza sul possibile accordo di uscita: un accordo del tipo European Economic Area (EEA) (simile a quello oggi esistente con la Norvegia) potrebbe essere escluso dalla necessità politica del governo britannico di ridurre l’immigrazione. Rinegoziare oltre 120 accordi commerciali richiederà tempo e creerà un sovraccarico burocratico. E’ probabile che la BoE mantenga una politica monetaria allentata; la BCE potrebbe mantenere una politica monetaria “looser for longer”, quindi espansiva per un lungo periodo, se la Brexit produrrà un impatto sull’economia tedesca. Crediamo ci sia un rischio che un aumento dell’inflazione a causa di una sterlina debole possa aggiungere pressione per un aumento dei tassi UK. Ci aspettiamo che altri Paesi europei possano avviare valutazioni su un’uscita dall’Europa. Idealmente, i leader europei potrebbero anche vedere il referendum come un campanello d’allarme per intensificare gli sforzi di riforma.

Asset class: A seguito della svalutazione iniziale, è possibile un’ulteriore debolezza della sterlina, con periodi di volatilità conseguenti agli sviluppi positivi/negativi nei negoziati sull'”uscita”. L’incertezza continuerà a pesare sull’ azionario nel Regno Unito, minando la spinta attesa da una sterlina debole, fino a che non ci sarà chiarezza sul regime commerciale post-UE. Macchinari e trasporti, prodotti chimici, combustibili minerali, servizi assicurativi e finanziari e la produzione potrebbe essere particolarmente vulnerabili, data la loro elevata esposizione al commercio dell’UE. I rendimenti potrebbero salire fino a un livello in cui i premi al rischio possano compensare gli investitori (soprattutto per il declassamento del rating probabile per U.K.); di conseguenza, potrebbero salire sopra i rendimenti statunitensi. Ci aspettiamo che questo abbia solo un limitato impatto a lungo termine al di fuori del Regno Unito, tuttavia il rischio di contagio e di una più ampia crisi europea richiederanno un attento monitoraggio.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Asset allocation: quando il carbonio fa bene al portafoglio

Investimenti: Goldman Sachs cambia idea sulle criptovalute

Asset allocation, ciò che fa bene e ciò che fa male al portafoglio da inizio anno

NEWSLETTER
Iscriviti
X