Sujoy (Invesco): “India, rendimenti obbligazionari al top ma sostenibili”

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 28 Giugno 2016 | 11:00

Volatilità in diminuzione, miglioramento della situazione macroeconomico e rendimenti delle obbligazioni (sostenibili) superiori alla media. Questo il quadro dipinto per l’India da  Sujoy Das, responsabile fixed income di Invesco per l’India e a capo del team di gestione del fondo Invesco India Bond Fund. Di seguito l’intervista rilasciata da Sujoy a FinanzaOperativa.com.

Ritiene che l’alta volatilità possa continuare a caratterizzare i mercati anche nei prossimi mesi? Per quali ragioni?

La nostra previsione è che la volatilità diminuirà, piuttosto che aumentare dai livelli attuali, per due ragioni. La prima è il comportamento della valuta, la rupia indiana, che sta migliorando grazie al miglioramento dei dati macro; la seconda è la diminuzione della volatilità dei bond indiani grazie alla politica monetaria accomodante. Questa è la ragione per cui noi abbiamo una visione divergente sull’India per la quale prevediamo una volatilità bassa, a differenza che per gli altri mercati emergenti.

Perché gli investitori dovrebbero continuare a puntare sull’asset class delle obbligazioni visti i bassi livello di rendimento?

In realtà i bond indiani a 10 anni rendono ancora l’8% in media tra bond sovrani (7,5%) e corporate (8,2%), poichè l’economia indiana è quella che cresce al ritmo superiore in tutto il mondo (circa il 7,5%). Quindi i bond indiani costituiscono un’alternativa assolutamente valida in un contesto in cui le altre obbligazioni (Usa e Ue in primis) hanno rendimenti molto bassi. I bond indiani hanno rendimenti alti e bassa volatilità, per cui sono una destinazione d’investimento ottimale.

Quale è il peso dei cross valutari nella scelta dei bond emergenti, sia governativi che corporate? E quali sono le vostre scelte principali?

La nostra esposizione sui corporate bond è de 94%, e si tratta di obbligazioni emesse da enti che sono di proprietà governativa, quindi in pratica sono quasi-governativi. Il restante 6% sono bond sovrani. Il rating di tutte le obbligazioni è tripla A e generano un plus dell’8%. La ragione per cui siamo così esposti ai corporate bond è che questi tradano con uno spread di 70 punti base rispetto ai bond sovrani. Questi ultimi hanno invece rating tripla B con outlook positivo, quindi prevediamo un potenziale upgrade da parte di S&P e Moody’s.

Relativamente alla selezione dei corporate bond, quali settori preferite?

Date le condizioni dell’inflazione e dell’economia, i settori che si stanno comportando meglio sono quelli dei servizi finanziari, banche, energia, e telecom.

Per un investitore europeo qual è il target del cambio euro/rupia?

Invesco crede che il movimento delle valute nel medio termine sfonderà il differenziale tra l’inflazione nelle economie. In India parliamo del 5%, in Europa dell’1%, quindi il differenziale è del 4%. Teniamo conto che l’inflazione è un bene richiesto, al momento, e che la volatilità della rupia, come dicevamo, sta calando. Quindi ci aspettiamo un deprezzamento della rupia sul dollaro e sull’euro del 2-3% nel medio termine (2-3 anni).

Nel vostro fondo avete una copertura contro il rischio di cambio?

Il fondo è sufficientemente flessibile per assicurare un hedging, ma al momento, data la visione positiva sulla rupia, non effettuiamo copertura, privilegiando la performance.

Qual è il track record del fondo?

Il fondo è stato lanciato nel 2014 e ha generato circa il 7% di ritorno assoluto in dollari americani.

Qual è secondo lei la quota ottimale che un portafoglio bond dovrebbe avere in obbligazioni indiane?

100%! No, ovviamente scherzo. Diciamo che in un asset così poco volatile l’esposizione ottimale dovrebbe essere del 5-7 per cento.

Gianluigi Raimondi

Invesco India Bond Fund profile

Invesco India Bond Fund

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