Opzioni Forex in vista di Brexit

A
A
A
di Finanza Operativa 30 Maggio 2016 | 15:30

A cura di di John J Hardy, Head of FX Strategy, Saxo Bank
Il referendum del 23 giugno per la conferma o meno dell’adesione del Regno Unito all’UE vede i mercati Forex sempre più tesi riguardo alle conseguenze per i tassi di cambio della sterlina. I trader dovrebbero affrontare l’evento con estrema cautela, tenendo in considerazione il potenziale di estrema volatilità che si riscontrerebbe nel breve termine nel caso in cui il Regno Unito scelga di uscire dall’Unione.
Si tratta di uno degli eventi macro più attesi dell’anno. Potremmo essere di fronte a un’eccessiva anticipazione in un’ottica di una permanenza del Regno Unito nell’UE, vista la recente volatilità registrata dalla sterlina e il picco di volatilità implicito nelle opzioni sulla stessa, soprattutto nel breve termine.
Ma una cosa è decisamente chiara: dopo la recente corsa della sterlina, che ha seguito i peggiori timori di una Brexit, il fattore sorpresa sta ironicamente crescendo proprio al placarsi delle agitazioni. In altre parole, mentre il mercato prezza l’evento come meno probabile, cresce l’impatto di un possibile effetto inatteso, mentre i costi di copertura da un’eventuale rischio Brexit si sono ridotti.
Mentre le probabilità oscillano, è chiaro che andremo incontro a un grande movimento verso il basso della sterlina nel caso di un’uscita, con potenziali grandi gap nella mancanza di prezzi disponibili sul mercato al momento dei risultati.
E mentre il rischio Brexit si è apparentemente ridotto, è ancora prezzato come un evento ad alto rischio, e i trader che continuano a pagare sensibilmente opzioni di copertura o speculazione sui risultati del referendum, potrebbero vedere tali premi evaporare rapidamente nel caso della scelta di una permanenza.
Riteniamo le strategie spot eccessivamente rischiose, data la volatilità giornaliera che potrebbe potenzialmente salire da 5 a 6 volte più del normale. Non solo: il rischio di mercati poco liquidi può significare che non ci saranno prezzi disponibili con gap significativi. Nel caso si opti comunque per posizioni spot, è consigliabile ridurne le dimensioni, con potenziale di rialzo piuttosto limitato.
Il vantaggio di sfruttare le opzioni FX – sempre nell’ipotesi di voler effettivamente fare trading sul referendum – risiede nella possibilità di incorrere in un rischio pienamente quantificabile e limitato al premio pagato su una posizione lunga.
Di fronte a un simile livello di incertezza, la nostra strategia generale è di costruire una posizione che accetti lo stesso livello di rischio di ogni altro trade, conservando tuttavia qualche spazio di manovra per reagire ai risultati.
Esattamente come preferiamo evitare posizioni spot, favoriamo strategie “plain vanilla” con esposizione lunga sulla volatilità, limitando l’esposizione al rischio, consigliando l’acquisto di opzioni no-touch, nell’idea che il mercato non si muoverà eccessivamente in una data direzione.
Opzioni Forex nel caso no-Brexit. La volatilità della sterlina si è notevolmente ridotta dai suoi recenti massimi, anche se resta molto elevata rispetto alla media di lungo periodo.
Una serie di recenti sondaggi sembra suggerire che le probabilità di una Brexit siano inferiori a quanto precedentemente ipotizzato, rendendo più improbabile un importante recupero della sterlina, anche al di là del trend storico, come conseguenza di uno scenario non-Brexit.
Eppure, la possibilità che tale scenario aumenti i flussi di capitale verso il Regno Unito, interrottisi a causa dell’incertezza, potrebbe causare un certo potenziale di rialzo della valuta inglese nel breve termine.
Opzioni no-touch su un ribasso della sterlina possono essere un’alternativa interessante come opportunità per shortare volatilità, nell’eventualità in cui GBPUSD e EURGBP si muovano più o meno lateralmente dopo il voto.
Il lungo termine – liberandosi della Brexit. I trader preoccupati per le prospettive di lungo termine della sterlina dovrebbero notare il grande deficit strutturale di partite correnti del paese, il più grande tra i paesi sviluppati, pari a circa il 5-6% del PIL. Vi è il rischio che l’eccesso di attenzione per la Brexit stia mettendo in secondo piano i reali problemi che mettono a repentaglio il futuro della valuta.
In ques’ottica, nell’idea di un ribasso della sterlina si consigliano put spread a 3 mesi o più per permettere un effetto leva relativamente consistente con rischio limitato, dato che i premi per le opzioni particolarmente out-of-the-money sono ancora costosi a causa dei timori Brexit.
In particolar modo se la probabilità percepita di una Brexit continua a scendere di fronte ad una salita della sterlina prima del 23 giugno, è possibile che lo scenario sorpresa sia effettivamente quello della permanenza, portando alla luce preoccupazioni strutturali di più lungo termine.
Come accennato, i trader possono prendere in considerazione l’idea che la sterlina abbia gravi carenze strutturali che devono essere affrontate nei trimestri e negli anni a venire, incluso l’enorme deficit di partite correnti. A tal riguardo, i contrari potrebbero optare per un put spread su GBPUSD a due o tre mesi oltre il referendum, basandosi sull’idea che il mercato stia avendo difficoltà a vedere la foresta del deficit strutturale, nascosto dai fastidiosi alberi della Brexit.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Mercati, crolla l’export del Regno Unito verso l’Europa

Intesa, il private britannico alle grandi manovre

Mercati, Forex: Sterlina in crisi e non solo per colpa della Brexit

NEWSLETTER
Iscriviti
X