Al via il valzer post-Brexit

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di Finanza Operativa 22 Luglio 2016 | 14:00

A cura di Larry Hatheway, capo economista di Gam

  • La Brexit non avrà probabilmente un impatto significativo sull’economia mondiale
  • È difficile pensare che la Federal Reserve mantenga i tassi invariati così a lungo quanto previsto dal mercato
  • I mercati azionari sono impostati per sovraperformare l’obbligazionario per i prossimi mesi

Il Fondo monetario internazionale aveva messo in guardia riguardo all’impatto che il voto del Regno Unito per uscire dall’ Unione europea avrebbe avuto sull’economia globale e del Regno Unito. Questa visione si è probabilmente rivelata troppo pessimistica. Se da un lato la Brexit produrrà certamente un rallentamento e una recessione nel Regno Unito, altrove l’impatto non sarà lo stesso. L’economia statunitense, dell’Europa continentale, del Giappone e anche quella delle principali economie emergenti si sono mostrate resistenti negli ultimi anni nei confronti di altre turbolenze geopolitiche e ribassi del mercato.
In particolare, l’abilità delle economie avanzate di resistere agli shock è dovuta ad una crescita meno dipendente dal credito, a minori sbilanciamenti economici e così come ai bassi prezzi del petrolio e ai bassi tassi di inflazione. Sebbene siano “a crescita lenta”, queste economie appaiono anche più resistenti agli shock, almeno per quanto riguarda le turbolenze nazionali o regionali.
Di conseguenza, l’unica Banca centrale che risponderà alla Brexit sarà la BoE. Sebbene abbia posticipato la decisione sui tassi nell’appuntamento della scorsa settimana, è molto probabile che deciderà un taglio di 25 punti base dei tassi di interesse durante la riunione di agosto. La Banca centrale d’Inghilterra ha inoltre già allentato i requisiti patrimoniali delle banche, una mossa che libera maggiore capacità di credito nel sistema bancario britannico. La Federal Reserve è al momento in una fase di stallo, ma probabilmente non durerà così a lungo quanto i mercati si aspettano. La normalizzazione dei tassi di interesse è in arrivo: se non alla fine di quest’anno, all’inizio del prossimo.
Per quanto riguarda la Banca centrale europea, le sue politica monetaria non dovrebbe subire alcun cambiamento. Infine, è probabile che la BoJ allenti ulteriormente la sua politica monetaria in concerto con uno stimolo fiscale, ma queste manovre hanno poco a che fare con la Brexit.
Sulla base di questa visione più ottimistica per l’economia globale, i mercati azionari si sono spinti al rialzo ultimamente e, in alcuni casi, hanno messo a segno nuovi massimi. Anche i rendimenti dei titoli obbligazionari hanno cominciato a muoversi al rialzo a causa delle eccessive paure che la Fed avrebbe dovuto posticipare la normalizzazione dei tassi per un lungo periodo di tempo, se non addirittura tornare a politiche monetarie espansive.
L’economia mondiale non è in una situazione così negativa. Nuove misure di stimoli monetari, prima di tutti dal Giappone, dovrebbero aiutare la crescita globale. Come risultato, nel mercato azionario si dovrebbero vedere prezzi più alti e una maggiore rotazione, mentre nel mercato obbligazionario si dovrebbe registrare un aumento dei rendimenti. Perciò, sebbene questa dinamica non si svilupperà in maniera morbida e in linea retta, il mercato azionario è impostato per sovraperformare quello obbligazionario nel corso dei prossimi mesi.

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