Etf, gli investitori preferiscono i porti sicuri

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di Finanza Operativa 29 Luglio 2016 | 15:00

A cura di Morningstar

L’industria degli Etp europei europei ha registrato flussi netti pari a quasi 8 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2016, contro i 10,9 miliardi del primo. Gli investitori hanno preferito i prodotti indicizzati obbligazionari (flussi netti per 6.75 miliardi di euro) e quelli sulle materie prime, soprattutto l’oro, con 3,3 miliardi. Al contrario, gli Etf azionari hanno subito riscatti per il secondo trimestre consecutivo, di cui 2,7 miliardi di euro in quest’ultimo. Tuttavia, si tratta di deflussi registrati soprattutto in aprile e a maggio, mentre a giugno il trend ha cambiato rotta, con un ritorno degli investitori verso questa asset class (+1,2 miliardi di euro).

Gli altri punti chiave dell’ultimo report sui flussi degli Etp europei sono:

  • Nella prima metà dell’anno, gli investitori hanno investito timidamente in ETP, con una raccolta netta totale di circa 19 miliardi di euro.
  • Gli strategic beta (più comunemente noti come smart beta) hanno attratto 2,16 miliardi di euro nel secondo trimestre dell’anno, pari al 27% del totale dell’industria dei replicanti europei.
  • Nel primo semestre gli Etp sulle materie prime hanno stabilito un record assoluto (4,7 miliardi di flussi netti), sorpassando anche la raccolta realizzata durante la crisi del debito sovrano europeo nel 2012.
  • Tra i provider, iShares si conferma ancora una volta al primo posto per flussi netti, con 5,25 miliardi raccolti nel secondo trimestre. Per contro, db x-trackers e Lyxor non hanno avuto una buona prima metà dell’anno e hanno ridotto la loro quota di mercato.

Jose Garcia Zarate, Associate Director della ricerca sulle strategie passive in Europa di Morningstar, ha così commentato: “Nel complesso, considerato il contesto attuale, siamo positivi di fronte a questi risultati. Gli investitori hanno vissuto un momento difficile nel secondo trimestre del 2016. Più precisamente, l’incertezza prima e dopo il voto del referendum inglese per l’uscita dall’Unione europea (Brexit), ha condotto inevitabilmente all’adozione di un atteggiamento prudente sui mercati. Due erano le strategie possibili: tenere duro e aspettare di vedere quali rischi reali la Brexit avrebbe portato, cercare rifugio in quelle asset class note come porti sicuri”.

Per leggere l’intero report clicca qui.

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