“The Return Parity Approach” presentato alla World Finance Conference

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di Finanza Operativa 1 Agosto 2016 | 12:00

A cura di Daniele Bernardi, Ad Diaman Scf
Sono a New York alla World Finance Conference e ho appena presentato il nuovo Paper scritto con l’amico Ruggero Bertelli: The Return Parity Approach.
Ma la notizia non è questa, questo paper magari lo presenterò più avanti, la notizia è che ho fatto il Discussant per un altro Paper presentato da Tao Wang, professore alla Queen College City University of New York.
Per chi non è pratico di questa tipologia di conferenze, il Discussant è la persona che analizza e propone modifiche al paper presentato da un’altra persona. Lo scopo è non solo diffondere le proprie idee, ma confrontarsi con gli altri (tipicamente accademici) per migliorarlo e trovare idee per renderlo più robusto e convincente.
Ho dovuto quindi studiare e trovare i punti deboli e da migliorare di un paper che presentava una strategia (interessante peraltro) di Pairs Trading utilizzando gli ETF.
La soddisfazione è stata insegnare a questo professore, ma anche a molte altre persone che non avevano pratica di investimenti short, come calcolare il rendimento di una posizione short.
Spesso gli accademici semplificano per facilitare i calcoli, in questo caso avevano semplificato senza comprendere bene l’impatto di tale semplificazione.
Spero che quanto dirò, che per me ed il mio team di ricerca era noto da anni, possa servire a chi legge per evitare di commettere un errore di calcolo che potrebbe far sembrare una strategia interessante, quando in realtà è negativa.
Ecco il problema: se io acquisto un ETF il rendimento totale che ottengo è la somma dei rendimenti dei singoli giorni (semplifico anch’io ma per far capire bene il concetto).
Se invece vendo un ETF con lo scopo di acquistarlo più tardi, il rendimento che ottengo non è -R, ovvero non è semplicemente il rendimento dei singoli giorni con segno inverso, come ho scoperto che molti accademici (compreso l’amico Tao Wang) utilizzano, ma è qualcosa di più complesso e cerco di spiegare perché:
Immaginate di vendere allo scoperto uno strumento finanziario (titolo azionario, ETF, Future od opzione che sia), significa che vendete una certa quantità di titoli, per fare un esempio 10, che poi acquisterete in futuro per chiudere la posizione ad un prezzo oggi sconosciuto.

Come potete vedere da questa tabella, se un titolo perde il 50% del proprio valore, il rendimento di una posizione short è del 50% e non del 83%, perché se ho venduto 10 quote quando il prezzo era di 100€ e poi il prezzo decresce a 50€ e io ricompro le 10 quote, il guadagno totale è di 500€, ovvero il 50% di quanto impiegato nella vendita allo scoperto.
Quindi per chi vuole fare dei backtest seri che comprendono posizioni short, bisogna tenere conto di questo effetto e quindi simulare l’acquisto e la vendita di quote per calcolare il rendimento reale, e non semplicemente invertire il segno del rendimento e nemmeno, come fanno altri accademici utilizzare i logaritmi dei rendimenti.
La lezione imparata?
non esistono scorciatoie e semplificazioni per il mondo finanziario reale, bisogna essere più realisti del re, pena un errore che può costare molti soldini…
Buon lavoro a tutti da NYC

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