La debolezza controllata della sterlina

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di Finanza Operativa 5 Agosto 2016 | 10:00

Di Matteo Paganini, Chief Analyst, FXCM Italia

Che Mark Carney sia un bravo banchiere centrale è testimoniato dal fatto che sia stato scelto dagli orgogliosi inglesi per guidare la propria Banca Centrale, una decisione mai avvenuta prima in UK. Quando nel Regno Unito l’inflazione si trovava sopra il 4%, se alla guida della BoE ci fosse stato Trichet avremmo probabilmente assistito ad un rialzo di tassi per contenere le pressioni inflazionistiche.

Qual è stata invece la mossa di Carney e dell’MPC? Implementare l’APF (Asset Purchase Program), meglio conosciuto come QE (Quantitative Easing), un programma di aumento della liquidità in circolazione che avrebbe, in teoria, dovuto contribuire all’aumento dell’inflazione (quantità di moneta e velocità di circolazione della stessa favoriscono, in un ambiente canonico, aumenti dei prezzi).

Cos’è successo all’inflazione? E’ scesa gradualmente a causa della congiuntura mondiale, fino a sprofondare sotto lo zero, una dinamica contro la quale si può combattere ma che è difficile da vincere. Questa breve riflessione ci serve ad inquadrare le competenze di chi oggi ha deciso di tagliare il costo del denaro a 0.25% (da 0.50%) e di aumentare di 60 miliardi il programma di QE. Ieri e non il mese scorso. Ieri e non il mese prossimo.

Il tutto, a nostro avviso, per evitare deprezzamenti eccessivi del pound, il quale avrebbe presumibilmente accusato ulteriori effetti di svalutazione se si fosse deciso di agire prima e per evitare di agire in ritardo, data l’incertezza che comunque attanaglia gli investitori e l’economia in generale dopo la questione Brexit.

In quest’ottica è stato deciso di concedere prestiti ad istituzioni bancarie a tassi vicino a quello di riferimento, per far sì che esse riescano effettivamente a ridurre i tassi offerti all’economia reale, oltre all’implementazione di un ulteriore programma di stimolo, denominato TFS. In breve, si è deciso di procedere con acquisti di obbligazioni societarie fino ad un ammontare di 10 miliardi di sterline, bond che tipicamente rendono di più rispetto ai Gilt (bond governativi) e che dunque, una volta venduti alla BoE, metterebbero a disposizione liquidità che probabilmente potrebbe essere investita in asset aziendali di diverso tipo.

La sterlina ha reagito perdendo valore, dopo una price action iniziale molto concitata, senza tuttavia scendere sotto l’importante soglia psicologica e tecnica di 1.3000, testimoniando il fatto che la sua debolezza, pur non essendo da considerare terminata, è relativamente controllata. Il che significa che, quando ravviseremo le condizioni per ripartenze strutturali di sterline, potrebbe essere una buona idea valutare degli acquisti di divisa inglese. Non siamo ancora giunti a nostro parere a ciò, continuiamo a seguirla, per il momento a ribasso a meno di ritorni veloci sopra area 1.3500, senza che si sfori la soglia di 1.3000 a ribasso.

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