Il Regno Unito è già in recessione?

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 10 Agosto 2016 | 10:00

A cura di Steven Bell, Capo Economista di BMO Global AM

È passato appena un mese dal voto per la Brexit e le aspettative di mercato sono passate da estremamente negative a cautamente ottimistiche. L’impatto di lungo periodo sull’economia britannica dipenderà dalle politiche, ancora sconosciute, che saranno attuate e dai termini del divorzio tra Regno Unito e i partner europei, Il futuro è decisamente imprevedibile e il meglio che si possa fare è azzardare una previsione fondata su alcuni elementi.

Ricordandoci le parole di Denis Healey, cancelliere britannico negli anni 70, “le previsioni economiche sono un’estrapolazione da un futuro parzialmente conosciuto, attraverso un presente sconosciuto, verso un futuro non conoscibile.”, possiamo almeno provare a migliorare la nostra conoscenza parziale del recente passato.

L’ultima registrazione dell’indice PMI Composite, di Markit, è basata su un sondaggio su più di mille società britanniche, elaborato dopo l’annuncio dell’esito del voto per la Brexit, e ha mostrato la maggiore flessione dai tempi della grande crisi finanziaria del 2008-2009; sulla base di un modello di regressione e su alcune ipotesi, indica una contrazione dello 0,4% del PIL nel terzo trimestre 2016, rispetto al trimestre precedente. Il declino nell’indice PMI non è solo di natura sostanziale, ma ha anche superato le aspettative del mercato. Ciò è importante perché gli analisti si aspettavano una crescita zero o negativa nel Regno Unito.

L’indice PMI potrebbe essere il miglior indicatore di attività economica ma altri dati possono migliorare ulteriormente la nostra comprensione. Attraverso i dati disponibili, crediamo che gli analisti stiano sottostimando la gravità degli effetti negativi immediati sull’economia britannica. Questa non è una buona notizia per quei titoli maggiormente orientati verso il mercato domestico inglese, per il quale le stime degli analisti sugli utili societari appaiono troppo elevate (dall’annuncio della Brexit la revisione è stata contenuta). Anche la sterlina dovrebbe rimanere debole, fattore che supporterebbe quelle società con un’elevata generazione di utili provenienti dall’estero, molte delle quali compongono il FTSE100. Ci aspettiamo inoltre che la BoE apporti un taglio dei tassi di interesse almeno dello 0,25% nell’incontro del 4 agosto, annunciando contestualmente un pacchetto di ulteriori misure (anche se tra queste potrebbe non esserci l’acquisto di ulteriori titoli di Stato).

Non siamo tuttavia i soli ad avere una visione negativa sul Regno Unito. Molti gestori britannici sono stati costretti a vendere le posizioni per via dei riscatti richiesti dai rispettivi clienti. E gran parte dello scenario negativo è già prezzato. Uno spostamento più significativo del mercato sarebbe più probabile quando, e se, i dati dovessero cominciare a sorprendere in positivo. Il futuro potrebbe essere di difficile lettura ma la mia previsione è che il calo dell’economia del Regno Unito sarà breve ma drastico. Questo non significa che la Brexit potrebbe avere effetti di lungo periodo sul Regno Unito, ma l’impatto immediato sarà quello di posticipare la spesa, e questo, in larga parte, si verificherà.

Molto dipende, inoltre, dal prossimo annuncio autunnale del Cancelliere. Un’espansione fiscale significativa potrebbe facilmente compensare la discesa post-Brexit. Un altro fattore importante sarà rappresentato dalle negoziazioni con il resto dell’Unione Europea, inclusa la necessità di chiarire la posizione di quei 3 milioni di cittadini europei che vivono, e perciò spendono, all’interno del Regno Unito.

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