L’oro trova supporto, ma il dollaro continua a destare preoccupazioni

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di Finanza Operativa 7 Settembre 2016 | 10:00

Di Ole Hansen, Head of Commodity Strategy di Saxo Bank

Il Bloomberg Commodity Index ha toccato il punto più basso degli ultimi tre mesi poiché il prezzo del petrolio è sceso di nuovo mentre il dollaro è aumentato sulla base delle aspettative di imminente rialzo dei tassi Usa. La debolezza, in particolare, è legata alle oscillazioni del petrolio, in continuo movimento sia a causa della battaglia tra fondamentali di breve e di lungo termine che per la speculazione da parte dei trader. I metalli preziosi hanno mantenuto una posizione difensiva per tutta la settimana prima di ricevere una spinta dal report sull’occupazione Usa che ha messo in evidenza dati peggiori del previsto.

Nel campo dell’agricoltura, i futures su grano e mais a Chicago sono scesi toccando i punti più bassi dell’anno, vista la prospettiva di abbondanti forniture in Usa e a livello globale. Ciononostante, sono partite alcune operazioni di acquisto con la considerazione che la maggior parte delle notizie piombate sui raccolti di queste materie, che influenzano negativamente il prezzo, siano state già scontate dalle quotazioni.

Il caffè è aumentato considerevolmente per la preoccupazione di una diminuzione delle forniture. La International Coffee Organization ha rilasciato dati che mostrano un calo delle esportazioni globali del 22% in luglio, legato ad una diminuzione delle forniture piuttosto che ad una contrazione della domanda: il mercato si chiederà quindi da dove arriveranno le scorte nei prossimi mesi.

Petrolio, accordo Russia-Arabia Saudita non convince i mercati

Prezzi del petrolio sulle montagne russe: non convince i mercati l’accordo Russia-Arabia Saudita. Lunedì, dopo il rally di metà mattina in attesa di un accordo per il congelamento della produzione, le quotazioni sono tornate a scendere per poi stabilizzarsi al termine della seduta. I prezzi inizialmente erano volati del 5% a seguito dei rumors che vedevano una possibile cooperazione tra l’Arabia Saudita e la Russia che avrebbe portato al congelamento della produzione. Le aspettative sono state però disattese con l’arrivo del comunicato congiunto dei due Paesi. L’accordo non prevede un congelamento dell’offerta di petrolio ma il via ad una task force, il cui compito sarà quello di esaminare i fondamentali del mercato, raccomandare misure e azioni congiunte per assicurare la stabilità dei prezzi. Si tratta sostanzialmente di un impegno verso una maggiore collaborazione. L’attenzione e l’attesa si spostano quindi versoil meeting dell’International Energy Forum, che si terrà in Algeria questo mese. Il WTI  questa mattina negozia stabile vicino a 45,40 dollari per barile, il Brent lo segue a ruota poco più sopra a 47,80 dollari.

L’oro passa il primo grande test da maggio

Dopo aver gravitato per un paio di mesi intorno ai 1,340 dollari per oncia, l’oro si è abbassato per testare un supporto a 1,300 dollariz. La debolezza era legata al rafforzamento del dollaro in seguito ai segnali dati dal US Federal Open Market Committe che prevedeva un aumento dei tassi nel mese di settembre.  Tuttavia, il report sull’occupazione di agosto, ha messo nell’angolo parte di queste preoccupazioni, di fronte al dato dei Non Farm Payrolls, che ha disatteso le aspettative degli operatori. Nonostante ci aspettiamo che il FOMC decida per un rialzo dei tassi almeno una volta quest’anno, l’intervento è stato posticipato a dicembre, viste le elezioni presidenziali di novembre.

In seguito al report sull’occupazione non soddisfacente, l’oro ha recuperato parte delle sue perdite, confermando l’importanza dei 1,300 dollari per oncia come livello di supporto, esattamente come i 1,200$/oz della recente correzione di maggio.  Allora, quando l’oro è stato corretto dell’8%, gli investitori che negoziano ETP sull’oro hanno visto un ampio passaggio di mani. Mentre l’oro si avvicina alla prima perdita mensile (agosto) da maggio, gli investimenti totali sono comunque aumentati passando da 25 tonnellate a 2032 tonnellate, il punto più alto in 26 mesi.

Gli hedge funds restano sospesi 

I fondi hanno aumentato del 4% la propria posizione net-long con futures e opzioni nella settimana che si è conclusa il 23 agosto. Nonostante i prezzi deboli, hanno dovuto lasciare andare quello che rimaneva di una posizione long che ha quasi segnato il record. Dal picco di 287,000 lotti (28.7 milioni di once) della prima parte di luglio, siamo passati a una riduzione solo dell’8% rispetto a quella del 33% di maggio.

Questa differenza di comportamento potrebbe subire una modifica se l’oro non dovesse mantenere il supporto a 1,300 dollari. Da una prospettiva di lungo periodo, vediamo che la resistenza a 1,380 ha contribuito alla generazione dell’attuale correzione. Vista la nostra opinione sul probabile rafforzamento del dollaro nel breve periodo, c’è ancora il rischio che si scenda al di sotto dei 1,300. Se ciò dovesse verificarsi, toccando i 1,250 dollari, dal nostro punto di vista si tratterebbe di un’opportunità di acquisto, date le già positive raccomandazioni positive per il metallo prezioso.

I tassi reali US sono aumentati considerevolmente negli ultimi due mesi e questo, unito al rafforzamento del dollaro, ha rappresentato sempre di più una sfida per gli investimenti in oro nel complesso. Ma fino a quando le banche centrali continueranno ad abbassare i tassi, i rendimenti obbligazionari globali rimarranno bassi e questo può rappresentare uno stimolo per focalizzarsi su investimenti alternativi, quali oro e argento.

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