Le imprese farmaceutiche Usa si trovano di fronte a due opposti scenari

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di Finanza Operativa 8 Settembre 2016 | 15:00

A cura di Coface

Nonostante gli importanti investimenti pubblici e privati, negli Stati Uniti gli indici di salute sono sotto la media rispetto ai 12 principali paesi avanzati. Dopo l’implementazione graduale dell’Affordable Care Act è migliorato l’accesso della popolazione a una copertura sanitaria a costi contenuti.

Un altro punto cruciale che compare nei programmi dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti è l’abbassamento dei prezzi dei medicinali su prescrizione più costosi. Infatti, tre persone indebitate su cinque lo sono a causa di debiti sanitari in quanto la copertura sanitaria rimane disuguale e, contrariamente agli altri paesi avanzati, i prezzi dei medicinali negli Stati Uniti sono liberamente imposti dalle aziende, che ne giustificano i costi con elevate spese in ricerca e sviluppo e una durata dei brevetti relativamente breve rispetto alla media mondiale. Malgrado lo shock dell’economia americana del periodo 2008-2009, i prezzi dei medicinali sono costantemente aumentati, senza fasi di rallentamento.

Oggi, gli Stati Uniti sono il paese avanzato che investe più della media in sanità (17,1% del PIL nel 2014), nonostante ciò i risultati sono sotto gli standard occidentali: l’aspettativa di vita è più bassa, il tasso di obesità doppio, il tasso di mortalità infantile più alto, e un’alta diffusione di di almeno due malattie croniche tra gli anziani. L’abbassamento dei prezzi dei medicinali è poco probabile a breve termine. Lo stato federale ha difficoltà a controllare i prezzi dei medicinali, contrariamente ai sistemi pubblici europei, per la frammentazione del contesto dei pagatori e il loro basso potere di negoziazione. Inoltre, l’Affordable Care Act si occupa dello sviluppo della copertura sanitaria, ma non della diminuzione dei prezzi dei medicinali. Coface prevede due possibili scenari relativi all’evoluzione del prezzo dei farmaci negli Stati Uniti.

A breve termine, Coface prevede un aumento dei prezzi del 9,3% a fine 2016 (dopo il 7,2% del 2015 e l’8,5% del 2014), dovuta principalmente dall’arrivo sul mercato di medicinali speciali ad alto costo. In questo contesto favorevole per le imprese, Coface rivede la valutazione del settore farmaceutico del Nord America assegnandogli un «basso rischio».

A lungo termine, in un’ipotesi di riforma del sistema (possibilità sempre più discussa), il potenziale abbassamento dei prezzi avrà delle conseguenze positive per i pazienti, ma ridurrà la profittabilità delle imprese. Ad esempio se i prezzi francesi (che sono tra i più bassi tra quelli praticati in Europa) si applicassero agli Stati Uniti il fatturato dell’Harvoni calerebbe del 45%. Ciò potrebbe avere importanti effetti sulla Ricerca e Sviluppo. Tenendo conto che il costo necessario alla messa sul mercato di una molecola si situa tra 1 e 1,5 miliardi di dollari, una riduzione del prezzo potrebbe portare a un importante taglio della spesa per la Ricerca e lo Sviluppo. L’impatto sarà ancor più elevato se l’impresa ha una forte presenza in Europa, dove i prezzi sono stabiliti dal sistema sanitario pubblico, e ciò ridurrebbe l’incentivo a investire in Ricerca e Sviluppo.

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