Passato lo shock Brexit, l’azionario potrebbe prolungare il rally estivo

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di Finanza Operativa 19 Agosto 2016 | 10:00

A cura della Strategy Unit di Pictet Am

L’ondata di vendite scatenata dalla Brexit si è rivelata di breve durata, consentendo alle piazze finanziarie globali di recuperare terreno. In un contesto di crescita mondiale tuttora moderata, le banche centrali di Europa, Giappone e alcuni Paesi emergenti continuano a offrire stimoli monetari, mentre negli Stati Uniti la Fed non dovrebbe alzare i tassi di interesse prima di dicembre. Tale quadro favorevole agli asset rischiosi ci induce a confermare il sovrappeso sulle azioni e il sottopeso sulle obbligazioni. Manteniamo inoltre la sovraesposizione all’oro come copertura contro la volatilità futura. In base ai nostri indicatori del ciclo economico, l’economia USA gode di una positiva accelerazione della crescita, grazie a una spesa al consumo più elevata e a un mercato residenziale robusto.

L’attività manifatturiera evidenzia una stabilizzazione e gli investimenti tecnici mostrano timidi segnali di ripresa. Tutto indica un potenziale sforamento delle nostre previsioni di un’espansione del 2% del PIL 2016, in linea con il potenziale di crescita degli Stati Uniti. Il mercato sconta una probabilità del 50% di un rialzo dei tassi di interesse in dicembre, ma nel complesso le condizioni monetarie dovrebbero restare accomodanti per sostenere la crescita poiché la recente ripresa dell’inflazione sarà verosimilmente temporanea e il mercato del lavoro si conferma solido. Anche nell’area euro si osservano progressi dell’attività economica, grazie all’aumento dei consumi privati e a una modesta ripresa della domanda estera.

Il referendum britannico ha scosso il sentiment, ma la resilienza della regione potrebbe consentire una crescita annua superiore al potenziale dell’1,3%. L’Italia è ancora un anello debole della catena per via dei dubbi sul piano di ricapitalizzazione delle banche, i cui crediti inesigibili ammontano a 200 miliardi di euro (lordi), ovvero un terzo del totale dell’eurozona.

Nel corso del mese la Banca Centrale Europea ha confermato la propria politica monetaria ribadendo tuttavia l’intenzione di intervenire in caso di necessità. Crediamo che la BCE possa prolungare il programma di acquisto titoli oltre marzo 2017 al fine di contrastare possibili sorprese negative. La crescita annua del Giappone dovrebbe rimanere inferiore al potenziale, allo 0,7%, poiché gli investimenti aziendali sono tuttora scarsi nonostante l’aumento della spesa pubblica e privata, un mercato residenziale ottimista e una moderata ripresa della domanda estera. La BoJ ha rafforzato gli stimoli monetari quasi raddoppiando il volume degli acquisti di ETF, ma ha deluso gli investitori evitando ulteriori misure non convenzionali. L’istituto ha confermato il target della base monetaria di JPY 80.000 miliardi per l’acquisto di altri asset, compresi i titoli di Stato nipponici, e probabilmente il governo approverà un nuovo pacchetto fiscale da JPY 28.000 miliardi.

L’economia cinese si conferma stabile, grazie alle misure di supporto adottate da Pechino in ambito fiscale, monetario e immobiliare. Tuttavia, il settore edile dovrebbe essere prossimo a un picco e la crescita del credito sembra destinata a rallentare dato che le autorità iniziano a contrastare l’eccessiva espansione dell’indebitamento. Quanto alle economie emergenti, le prospettive di crescita sono tuttora sostenute dalla stabilizzazione della Cina, dall’attendismo della Fed e dalle misure monetarie e fiscali.

Per il terzo mese consecutivo i nostri indicatori della liquidità si attestano su livelli neutrali. Le attese di politiche monetarie e fiscali accomodanti in Giappone, Cina, Regno Unito e area euro dovrebbero contribuire a migliorare le condizioni della liquidità globale nei prossimi mesi. Negli USA, tuttavia, la Fed sembra più propensa a un rialzo dei tassi nel corso dell’anno e le nuove norme sui fondi del mercato monetario influiscono sui costi di finanziamento.

I nostri parametri delle valutazioni indicano che le azioni non sono più convenienti come prima, soprattutto negli USA, in Giappone e nel Regno Unito, nonché nei settori dell’energia, dei materiali, della sanità e dei beni di prima necessità. I nostri calcoli evidenziano tuttavia che l’attrattiva delle azioni rispetto alle obbligazioni è ai massimi dal 2012.

Vale la pena sottolineare che l’azionario USA si attesta a livelli record e che i rendimenti obbligazionari sfiorano i minimi storici – una combinazione rara, verificatasi solo cinque volte negli ultimi 100 anni. Inoltre, la fase di revisioni negative degli utili potrebbe essere terminata: ben l’84% delle società dell’S&P 500 ha battuto le stime di utili, la percentuale più alta dal 2009. I nostri indicatori dei fattori tecnici sono in territorio positivo sia per le azioni che per le obbligazioni, nonostante la minore propensione per il listino USA.

Sul mercato dell’oro si osserva una situazione di ipercomprato da due mesi, ma c’è ancora un certo margine di sovraperformance grazie al positivo effetto stagionale.

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