La “caccia al rendimento” domina i mercati: rischio di contraccolpi per i bond in valuta locale

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di Finanza Operativa 25 Agosto 2016 | 14:45

A cura di Raiffeisen Capital Management
Le quotazioni sui mercati azionari globali hanno continuato a salire a luglio – l’indice azionario MSCI World ha guadagnato il 4% circa. Nel complesso, i mercati dei paesi emergenti (EM) hanno avuto un andamento addirittura un po’ più forte con un rialzo del 4,7% circa. Tra i grandi Emerging Markets si è distinto il Brasile con un guadagno a due cifre percentuali.
Le obbligazioni dei paesi emergenti (sia in valuta locale sia in valuta forte) sono state altrettanto richieste e indirettamente hanno trainato anche i corsi azionari. I flussi di capitale verso questi mercati obbligazionari sono senza dubbio notevolmente aumentati nelle ultime settimane. Dopo il temporaneo nervosismo in seguito al voto sulla Brexit in Gran Bretagna, la sindrome “TINA” sembra più che mai guidare la maggior parte degli operatori finanziari. TINA significa, com’è noto, “There Is No Alternative” – non c’è nessuna alternativa.
Di fronte a rendimenti obbligazionari per lo più estremamente bassi a livello globale e una crescente percentuale di obbligazioni con rendimenti nominali negativi, gli operatori di mercato puntano più che mai a quasi tutto ciò che in confronto offre ancora rendimenti un po’ più alti. Gli eventuali rischi vengono sempre più ignorati. Questa dinamica spiega anche perché i titoli di Stato a lungo termine e gli indici azionari negli USA hanno toccato quasi contemporaneamente nuovi massimi di sempre e perché azioni e obbligazioni in tutto il mondo hanno fatto spesso registrare dei guadagni che da tempo non vengono più supportati dai dati fondamentali. La caccia al rendimento e le crescenti iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali spingono molti investitori a prendersi rischi sempre più grandi per ulteriori rendimenti sempre più bassi.
Questo andamento, da un lato, è naturalmente molto positivo per gli investitori già investiti; dall’altro, non è comunque sano. I rialzi dei corsi alimentati soltanto dal momentum sono raramente sostenibili a lungo termine; è, tuttavia, impossibile prevedere per quanto tempo e fino a dove reggeranno. Allo stesso tempo esiste naturalmente la possibilità che la crescita economica e gli utili aziendali nei prossimi trimestri si sviluppino meglio di quanto al momento prevedibile e che, quindi, gli attuali aumenti dei corsi ricevano di nuovo una base più solida. Pertanto, è possibile che l’attuale movimento possa durare ancora per un certo periodo e si raggiungano livelli dei corsi nettamente più alti.
Specialmente le obbligazioni in valuta locale corrono, però, il rischio di gravi contraccolpi in particolare sul lato delle valute, se la dinamica positiva dei corsi rallenta e l’uno o l’altro investitore si fa prendere dalla paura. In questo contesto è interessante notare che da sempre esiste un forte parallelismo tra prezzi delle materie prime e valute dei paesi emergenti, dove spesso le materie prime anticipano le svolte. Per questo, i recenti segnali di debolezza evidenziati da molte materie prime lanciano, inoltre, un invito alla prudenza.
Cosa potrebbe mettere gravemente a rischio l’attuale forte rialzo degli asset rischiosi? Siccome attualmente vengono ampiamente messi in secondo piano da “TINA” anche eventi e rischi geopolitici, gli elementi più probabili potrebbero essere le sorprese negative sull’inflazione e/o i rialzi dei tassi d’interesse negli USA. Riguardo a questi ultimi si può osservare una sempre maggiore spensieratezza da parte degli operatori di mercato. I mercati scontano una significativa probabilità di un rialzo dei tassi della banca centrale USA a dicembre. Con una probabilità del 30%, i mercati finanziari attualmente credono addirittura che non ci sarà nessun rialzo dei tassi negli USA, né nel 2016 né nel 2017. Questo sembra essere più che ottimistico, perché i dati congiunturali ultimamente sono stati nettamente più forti e nei prossimi trimestri dal fronte dei salari potrebbero comunque provenire pressioni inflazionistiche.

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