Svalutazione in salsa cinese

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 10 Ottobre 2016 | 16:00

A cura di Wings Partners Sim

Rientrano i cinesi e subito la Banca Centrale svaluta lo yuan, con il punto medio (della fascia di oscillazione consentita) del cambio fissato sopra quota 6,70 dollari, il nuovo minimo da settembre 2010. La riduzione del valore della moneta consente di dare un impulso alle esportazioni rendendo più competitivi i prezzi per chi acquista in dollari. Festeggia alla riapertura la Borsa di Shanghai che chiude in positivo del un punto e mezzo percentuale circa, nonostante un PMI per il settore servizi, di Markit-Caixin relativo a settembre, in calo a 52 (rispetto alla rilevazione preliminare di 52,1).

La scorsa settimana si è invece chiusa con la pubblicazione dei dati americani sull’occupazione, che hanno lievemente deluso le aspettative degli operatori, ma non hanno cambiato in negativo le possibilità della Fed di alzare i tassi.

Infatti l’economia statunitense ha creato 156 mila nuovi posti di lavoro a settembre, rispetto ai 175 mila stimati, ma con una revisione positiva di 16 mila unità per quanto riguarda agosto, lasciando così sostanzialmente immutato il risultato complessivo rispetto alle previsioni. Sale anche il tasso di disoccupazione al 5% (4,9% il precedente), ma per via di un aumento del numero di partecipanti alla forza lavoro, di per sé un dato positivo; in linea con le aspettative la crescita dei salari, che porta quindi a confermare il progresso nel complesso per il mercato del lavoro a stelle e strisce.

A ulteriore conferma che il dato sull’occupazione sia percepito come positivo, anche l’aumento delle probabilità implicite di almeno un rialzo dei tassi d’interesse, secondo CME FedWatch, che sale oltre il 65% (dal 63,4% del giorno precedente).

Nel frattempo Goldman Sachs lancia un allarme sulla situazione delle valutazioni dell’azionario statunitense ed europeo, che sono a rischio di un ritorno di elevata volatilità prima di fine anno. Il rischio di una stretta monetaria USA e di instabilità politica nel vecchio continente, potrebbero portare a virare in negativo i prezzi dell’equity.

Nonostante le attese positive per la crescita americana le azioni sono viste come fortemente a rischio, dati i prezzi elevati portati dalla ricerca di rendimenti da parte degli investitori, in un contesto in cui molti titoli di stato offrono interessi negativi.

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