Sopravvalutati gli effetti del referendum italiano?

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di Finanza Operativa 17 Ottobre 2016 | 14:30

A cura di Hartwig Kos, Vice-Chief Investment Officer Co-Head of Multi-Asset, Syz Asset Management
Mercati azionari. Ancora una volta, le valutazioni azionarie non hanno subito sostanziali variazioni. Sebbene l’inizio di settembre sia stato segnato da una lieve correzione delle quotazioni azionarie, a ciò ha fatto seguito un aumento dei rendimenti obbligazionari, che hanno lasciato le valutazioni sostanzialmente ai livelli precedenti. Il potenziale miglioramento delle revisioni degli utili per le azioni dei mercati sviluppati, di cui abbiamo parlato nell’edizione di agosto della presente pubblicazione, sta diventando realtà. Nel mercato azionario del Regno Unito si è assistito a una ripresa a livello di revisioni degli utili ; questo evento, associato al fatto che il premio di rischio azionario sta diventando sempre più appetibile, ci ha spinto ad aggiornare la nostra posizione da “lieve preferenza” a “preferenza”. Per quanto sia inevitabile un aumento dello stress quando il Regno Unito avvierà i negoziati per l’uscita dall’Unione, mancano ancora alcuni trimestri.
Nel breve termine, gli effetti di una sterlina più debole e l’angoscia per i destini politici di Stati Uniti ed Europa (Italia) distoglieranno temporaneamente l’attenzione dal mercato britannico. Inoltre, la presenza di titoli dei mercati internazionali ed emergenti negli indici azionari del Regno Unito renderà più appetibile questo mercato, almeno per il momento. Sul fronte opposto, l’Italia e l’Asia emergente sono state declassate da “lieve preferenza” ad “avversione”.
Il fatto che l’Italia presenti una valutazione molto interessante a livello di premio di rischio azionario, e che questa situazione duri da tempo, è chiaramente eclissato dall’incombente crisi bancaria e dai rischi di implosione del sistema politico in caso di fallimento del referendum. Alcuni dei rischi si stanno attenuando, considerato che Matteo Renzi si è dato un gran da fare per separare la sua carriera politica dall’esito del referendum, e che il principale partito di  opposizione (Cinque Stelle) ha di recente perso slancio.
Tuttavia, il solo fatto che ci sia un referendum in Italia e che i mercati abbiano fortemente sottovalutato l’impatto del voto sulla “Brexit” nel Regno Unito potrebbe spingere gli investitori ad attribuire un’eccessiva importanza al referendum italiano, creando forti oscillazioni del mercato prima del voto. Il declassamento dell’Asia emergente va ricondotto esclusivamente a considerazioni di gestione del rischio, poiché di recente il settore ha registrato performance molto positive ed è più ciclico di altri mercati azionari. In seguito al downgrade della nostra propensione al rischio anche questo segmento di mercato è stato declassato. A più lungo termine manteniamo un approccio costruttivo.
Mercati obbligazionari. Le valutazioni dei titoli di Stato restano poco interessanti e nel medio termine si prevede un ulteriore rialzo dei rendimenti. L’atteggiamento di attesa della Federal Reserve e la vendita di obbligazioni avvenuta a inizio settembre rappresentano un buon punto di ingresso ai mercati obbligazionari. Per quanto riguarda i diversi segmenti dei mercati obbligazionari, è stata ridotta la preferenza relativa per le obbligazioni a maggior rendimento, al fine di rispecchiare il fatto che anche le valutazioni sono diventate più costose.
Allo stesso tempo abbiamo assunto un atteggiamento più costruttivo sulle obbligazioni sovrane dei mercati sviluppati. In questo contesto il Giappone sembra offrire uno scenario più interessante rispetto al passato : i livelli di rendimento assoluto sono naturalmente molto bassi e lo spread relativo rispetto agli Stati Uniti sembra ragionevolmente interessante. Tuttavia, le intenzioni della Banca del Giappone in tema di politica monetaria suscitano alcune preoccupazioni.
L’adeguamento del suo programma di QE, annunciato di recente, potrebbe essere visto come una fase intermedia
necessaria per la successiva introduzione di tassi d’interesse negativi. Inoltre, anche la posizione sull’Italia è stata rivista al ribasso, poiché l’imminente referendum metterà sotto pressione anche i mercati obbligazionari ed è probabile che riemergano i timori riguardo al credito sovrano.

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