Puntare sui “big data” con Edmond de Rothschild Am

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di Finanza Operativa 18 Ottobre 2016 | 12:00

Puntare sui big data. È l’obiettivo di Edmond de Rothschild, tra i principali asset manager nel settore dei fondi tematici, che lo scorso anno ha lanciato il proprio fondo azionario “Global Data”. Finanza Operativa ha incontrato il gestore, Jacques-Aurélien Marcireau, per un approfondimento sul comparto e sulla strategia del fondo.
Il comparto dei big data è relativamente recente, ma ormai stiamo assistendo a un’accelerazione dei dati che vengono generati, accumulati e analizzati. Tra il 2009 e il 2020 stimiamo che la quantità di dati immagazzinati si moltiplicherà di 44 volte a 35 Zettabytes. E le interrelazioni tra macchine passeranno dai 4 miliardi di scambi M2M (machine to machine) del 2015 a oltre 10 miliardi stimati per il 2019.
Dati che vengono utilizzati dai più disparati comparti industriali e dei servizi…
Assolutamente sì. Dal comparto finanziario a quello dell’healthcare, dai media all’ecommerce, dall’industria alle tlc.
Ci può fare qualche esempio?
Nel settore dell’healthcare si punta a raccogliere la “storia” medica dei pazienti per varie generazioni, interrelando quelle che sono le caratteristiche genetiche di ogni singolo. L’obiettivo è analizzare i dati di una persona nel momento in cui questi necessita di una diagnosi: in questo modo il computer potrà confrontare patologie e caratteristiche distintive dell’individuo e confrontarlo con pattern analoghi che ricorrono nel resto del mondo. Si stima che il 20% delle diagnosi in giro per il mondo venga sbagliato: anceh riducendo questo numero a un 15% l’impatto sul settore dell’healthcare sarebbe gigantesco. Un secondo esempio è nel comparto assicurativo: anche in questo caso mettere insieme e analizzare in dettaglio i dati consentirebbe per esempio di prevenire e ridurre incidenti.
Come costruite il portafoglio?
Suddividendolo in tre aree, società che si occupano di infrastrutture, di analytics e data user. Almeno il 50% del portafoglio è investito nei primi due comparti. Inoltre abbiamo ovviamente esposizione sulle large cap (poco più di metà del fondo è in società con una market cap superiore a 20 miliardi), ma siamo presenti anche sulle small e mid cap (un terzo del fondo è in titoli inferiori a 10 mld in termini di capitalizzazione) che stanno crescendo nei vari comparti di applicazione.
Ci da qualche numero del fondo?
Alphabet, Cisco, Softbank Interxion e Criteo sono le principali posizioni che abbiamo in portafoglio. il fondo ha un dividendo nmedio dell’1,4%, con un roe dell’1,2% e un rapporto fra debito netto ed ebitda leggermente negativo, quindi nessun problema sul lato indebitamento. Infine il p/e che, nonostante si possa credere che il settore passi di mano a multipli elevati, si ferma a 19 volte gli utili di quest’anno (22 volte il dato dell’Msci World) e a 16,8 volte quelli del 2017 (18,1 volte l’Msci World).
E la suddivisione del fondo per settore di riferimento?
L’Information technology vale il 53% del portafoglio, il finanziario il 15,7%; poi Industriali e telecom con il 6,4 per cento. Guardando al Paese, infine, il 62% del portafoglio è su società Usa, il 10% su francesi, ma sopra il 7% sono anche Svizzera e Germania.
Società italiane in portafoglio?
Una sola, Cerved. Crediamo che il patrimonio di dati che l’azienda possiede, su bilanci e andamenti finanziari delle società italiane e non solo, siano u vero e proprio tesoro quando si vanno a valutare gli Npl che le banche dovranno vendere.

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