Pechino punta a una forte crescita nel 2017

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di Finanza Operativa 20 Ottobre 2016 | 16:30

A cura di Craig Botham, Emerging Market Economist, Schroders
La crescita del PIL della Cina nel terzo trimestre del 2016 si è attestata al 6,7% a/a, in linea con le attese e con il tasso registrato nei tre mesi precedenti. Guardando ai dati disaggregati, si evidenzia un’accelerazione dell’industria primaria e un rialzo più contenuto del settore terziario. Il comparto manifatturiero ha registrato una crescita stabile. Nel complesso, non si tratta di un segnale promettente per l’impegno al ribilanciamento dell’economia, suggerendo piuttosto che la crescita viene mantenuta a costo della sostenibilità di lungo termine. I dati ad alta frequenza aiutano a illustrare meglio questo punto.
Nel trimestre, la crescita del credito ha segnato un modesto rallentamento, nonostante un forte calo dei prestiti alle imprese, poiché mutui e emissioni di obbligazioni governative municipali hanno contribuito a bilanciarlo. Eppure, assistiamo ora a un giro di vite sul settore immobiliare sia tramite i canali macro prudenziali che – a quanto si apprende – tramite quelli dei prestiti, poiché la Banca centrale fa pressioni sugli istituti di credito. Inoltre, la capacità dei governi locali di supportare la crescita del credito tramite le emissioni obbligazionarie municipali si sta indebolendo. Il tetto massimo di 6.200 miliardi di renminbi per l’anno implica una riduzione delle emissioni medie per gli ultimi tre mesi, da 600 miliardi/mese a 400 miliardi/mese di renminbi. Se si considera che, anche con questo supporto, i governi locali non sono riusciti a far nulla di più se non fermare il calo degli investimenti, sembra corretto aspettarsi prospettive più deboli in questo ambito sul finire d’anno.
Parte del problema sono stati, e restano, i deboli investimenti del settore privato. Questa crescita è ulteriormente rallentata nel terzo trimestre. Ci sono numerose sfide per il comparto: sovraccapacità produttiva, profitti più bassi e costo dei prestiti più elevato. Il ritorno dell’inflazione dei fattori produttivi in territorio positivo potrebbe aiutare in tema di redditività, ma gli altri problemi probabilmente rimarranno. La Banca centrale sembra riluttante ad allentare la politica monetaria, in un contesto di bolla del mercato immobiliare e di crescenti pressioni di deprezzamento sulla divisa nazionale. Le imprese a controllo statale continuano poi a pesare sulla capacità produttiva.
Nell’immobiliare, che ha trainato gran parte della crescita quest’anno, a settembre le vendite hanno continuato ad aumentare. Nonostante però tale contesto, l’avvio di nuove costruzioni immobiliari ha rallentato significativamente – anche prima che fossero introdotte molte delle restrizioni poi implementate. Ciò suggerisce che sia probabile un rallentamento, che peserà sugli investimenti in attività fisse. Un’ultima ragione per cui aspettarsi un qualche rallentamento del PIL nell’ultimo trimestre è che, semplicemente, il Governo può permetterselo. La crescita quest’anno è rimasta tranquillamente sopra il target del 6,5%: se negli ultimi tre mesi del 2016 si fermasse al 6%, il Governo centrerebbe comunque i propri obiettivi.
Per questo, le autorità potrebbero preferire mettere da parte le munizioni per il 2017, per assicurarsi una forte crescita prima del diciannovesimo congresso del Partito. Le dichiarazioni di Xi sull’importanza della politica di bilancio e del controllo statale delle imprese pubbliche suggeriscono che le riforme di mercato sono certamente state messe in secondo piano a favore della crescita, almeno per il momento, a prescindere dai costi di lungo termine. Proprio la crescita dovrebbe centrare i target governativi nel 2016 e nel 2017, ma il quadro di lungo termine si sta deteriorando.

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