Russia, il peggio è passato

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di Finanza Operativa 21 Ottobre 2016 | 10:00

A cura di Christophe Dumont, Economist di Candriam Investors Group

Nel corso degli ultimi anni, l’economia russa ha dovuto far fronte a due shock di natura differente: il notevole peggioramento della bilancia dei pagamenti a causa del calo dei prezzi del petrolio e le sanzioni economiche e finanziarie. Di conseguenza, abbiamo assistito ad una violenta contrazione delle attività. Gli ultimi indicatori fanno tuttavia presagire che, con l’aiuto della stabilizzazione del prezzo del petrolio, l’economia russa possa riprendere la crescita nel 2017.

Tenuto conto del duplice carattere di questi due shock (le sanzioni avviate a metà 2014 sono state prolungate fino a gennaio 2017 e la recente escalation della tensione non lascia molto sperare che possano essere rimosse nel breve periodo), la scelta delle autorità di lasciare che la loro valuta si svalutasse fortemente appare sensata. Certo, l’esplosione dell’inflazione che ne è seguita ha indotto una forte contrazione dei consumi, ma questa strategia ha permesso di lasciare più o meno intatte le riserve in valuta a disposizione della banca centrale. Soprattutto, essa ha permesso di ammortizzare il costo in bilancio del calo del prezzo del petrolio (convertiti in rubli, gli introiti di bilancio legati al petrolio sono diminuiti assai meno che in dollari). Da ultimo, la svalutazione del rublo e le sanzioni finanziarie hanno spronato le imprese russe a ridurre il loro debito esterno. La conseguenza è che oggi l’economia russa ha ampiamente assorbito questi shock e si ritrova in posizione favorevole per approfittare della recente stabilizzazione (per non dire ripresa) del prezzo del petrolio.

Gli indicatori congiunturali puntano del resto in questa direzione: l’indice PMI composito è arrivato a quota 52,6 a settembre, la produzione industriale accelera e la fiducia dei consumatori migliora. Vicina al 16% un anno prima, l’inflazione è scesa sotto il 7% in agosto, permettendo così alla banca centrale di allentare lievemente la sua politica monetaria. In conclusione, l’economia russa sta uscendo dalla recessione: con il barile di petrolio intorno ai 50 dollari, il PIL potrebbe registrare un aumento dell’1,7 % nel 2017. Un accordo sulle quote di produzione tra i membri dell’OPEC e la Russia potrebbe anche lasciare intravedere una crescita ancora maggiore.

Sul medio termine, tuttavia, la capacità dell’economia russa di crescere in modo sostenibile oltre l’1,5% è limitata. L’invecchiamento della popolazione, la mancanza di diversificazione al di là dello sfruttamento delle risorse naturali e il riequilibrio delle finanze pubbliche che è stato avviato rappresentano altrettanti freni difficili da sbloccare.

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