Il nuovo sistema monetario globale

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di Finanza Operativa 25 Ottobre 2016 | 14:30

Di P. O. Beffy, Chief Economist di Exane Bnp Paribas

La scorsa settimana sono stato in Cina. Sebbene vi fornirò maggiori dettagli nella prossima mail settimanale, ci tengo a sottolineare che la Cina si sta sempre più ripiegando su sé stessa. Abbiamo avuto l’impressione che per le società straniere sia sempre più difficile fare business in Cina. Ad esempio, anche una società aggressiva come Uber si è dovuta arrendere al suo concorrente cinese dopo aver perso 2 miliardi di dollari in una rovinosa guerra sui prezzi. Allo stesso tempo, le società cinesi cercano di compiere delle acquisizioni nel panorama economico globale, concentrando le proprie risorse nei settori ad alto contenuto tecnologico come le tedesche Kuka e Osram, oppure la svizzera Syngenta. Le acquisizioni sono supportate dall’abbondanza di credito, sebbene le società acquirenti cinesi non siano redditizie.

Xi Jinping sta implementando una strategia più mercantilista rispetto a quelle adottate in questi ultimi 35 anni di riforme. Questo non dovrebbe sorprendere in quanto è la stessa strategia adottata storicamente da tutte le economie in via di sviluppo (come ad esempio, dalla Francia, dalla Germania e dagli Stati Uniti tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, o dal Giappone e dalla Corea del Sud nel ventesimo). L’intensificarsi di questa strategia mercantilista potrebbe provocare un aumento del protezionismo a livello globale nei prossimi anni.

La strategia cinese contribuisce anche stravolgere il sistema monetario internazionale. Dal 15 agosto 1971, data in cui gli Stati Uniti hanno smesso unilateralmente di convertire il dollaro in oro ponendo fine al sistema di Bretton Woods, il mercato degli US Treasury ha attirato liquidità dalle banche centrali internazionali. Oggi, tuttavia, il surplus commerciale dei paesi esportatori di petrolio è crollato e la PBoC sta via via perdendo le proprie riserve di valuta straniera. Inoltre, i restanti paesi con un eccesso di risparmio (l’Eurozona e il Giappone) hanno avviato dei programmi massicci di QE, focalizzandosi principalmente sui titoli governativi locali e comprando meno Treasuries. Per questo motivo, l’attuale deficit delle partite correnti americane non è più finanziato dalle banche centrali ma dal settore privato delle nazioni in surplus.

A livello generale, la maggior parte dei deficit delle partite correnti sono attualmente finanziati dal settore privato dei paesi in surplus piuttosto che dalle banche centrali straniere. Si tratta di un’importante novità per il mercato dei cambi internazionale. Le società private o gli investitori finanziari sono molto più reattivi e sensibili alle notizie politiche ed economiche. Questo significa che il mercato dei cambi potrebbe essere interessato da bruschi movimenti nei prossimi anni dal momento che i mercati internazionali non sono più trainati dalle banche centrali ma, piuttosto, dai flussi di capitale che provengono dal settore privato.

Si prenda in considerazione il caso del Regno Unito. Il crollo della sterlina nelle scorse settimane è dovuto principalmente all’aumento dell’incertezza politica: dopo un periodo in cui molti “esperti” si aspettavano che il Regno Unito non sarebbe mai ricorso all’articolo 50 e che avrebbe tratto maggiore beneficio rimanendo nell’Unione Europea, ora è lo scenario di un hard Brexit a raccogliere maggiore consensi mentre l’aumento dell’inflazione nel Regno Unito ha recentemente sorpreso il mercato e dovrebbe pesare negativamente sul potere di acquisto delle famiglie nei prossimi trimestri. Il deprezzamento della sterlina è stato pari a quello del 1992 quando il Regno Unito fu obbligato a lasciare il Sistema Monetario Europeo. Recentemente, soltanto pochissime valute africane hanno sotto-performato rispetto alla sterlina.

Tutto sommato, nonostante tutti gli shock politici e finanziari avvenuti dalla crisi del 2008, l’economia globale si è dimostrata abbastanza resistente. Questa impressione è stata recentemente rafforzata dalla stabilizzazione del prezzo del petrolio intorno ai 45-50 dollari al barile e dalla conclusione dell’apprezzamento, in atto da diversi anni, del dollaro americano. Infine, i mercati emergenti continuano a registrare ingenti inflows e stanno nettamente sovra-performando da inizio anno. Tuttavia, il sistema monetario internazionale è gradualmente cambiato negli ultimi anni e al momento il mercato valutario è più instabile di quanto sembri.

Indice FDI Regulatory Restrictiveness: la Cina è l’economia più chiusa agli scambi internazionali mentre i paesi europei sono quelli più aperti – Paesi del G20, 2015

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